A ciascuno il suo

21 Giugno Giu 2012 1156 21 giugno 2012

La tortura in Italia. Il caso De Tormentis

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Si sente spesso parlare di "riforma della giustizia", nella maggior parte dei casi in maniera strumentale. Si invocano, cioè, riforme che non sembrano tutelare l'aspettativa del cittadino ad avere giustizia (in tempi certi) nel campo penale, civile ed amministrativo. Spesso, anzi, si tratta di palliativi, se non di tentativi spudorati di privilegiare determinati interessi o gruppi di potere. Di conseguenza non deve stupire se, presso il presente e passato panorama politico italiano, nessuno (o quasi) abbia proposto l'introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento giuridico. Ancora oggi, nel 2012, è possibile che dei cittadini italiani (o più facilmente stranieri) vengano sottoposti ad abusi in carcere. Senza contare che il 40% dei detenuti è in attesa di giudizio e che la metà di questi risulta essere innocente a seguito dei tre gradi di giudizio. Ieri si giustificava l'abuso per "far parlare" i sospettati di terrorismo, oggi ci si può accanire sull'arrestato per puro divertimento, sadismo, semplicemente per annichilirne la personalità. Chi sostiene che si tratti di casi isolati è in malafede, considerati i numerosi episodi venuti alla luce i quali tuttavia sembrano rappresentare la classica "punta dell'iceberg". Non è certamente auspicabile un ulteriore irrigidimento del nostro sistema penale, un aumento del numero dei reati: anzi troppo spesso, di fronte all'emergenza reale o mediatica, si sono introdotte misure che ci hanno allontanato non solo dal novero dei Paesi più civili ma anche da quei principi immaginati da Cesare Beccaria nel lontano XVIII secolo. La storia del cosiddetto prof. De Tormentis non è certamente segreta, però forse non è ben conosciuta ai più. Si tratta di una vicenda che proviene dal cuore degli anni di piombo ma che appare ancora incredibilmente attuale e soprattutto possibile.



- Il waterboarding è una forma di tortura che consente di simulare l'annegamento. Il soggetto sottoposto a tortura dell'acqua non può controllarne il flusso e la morte per soffocamento può giungere se lo stesso flusso non viene interrotto. Sono possibili danni cerebrali, polmonari e all'apparato scheletrico come ad esempio fratture provocate nel tentativo di liberarsi. In ogni caso possono permanere danni psicologici difficilmente quantificabili. Questa pratica ha ricevuto notorietà nel 2006, a seguito di denunce secondo le quali l'amministrazione Bush avrebbe autorizzato i propri inquirenti a ricorrere al waterboarding durante gli interrogatori di sospetti al-qaedisti.

- Tra la fine degli anni 70 e i primi 80 il waterboarding sarebbe stato utilizzato in Italia durante interrogatori di esponenti della lotta armata. Specialista di questa tecnica sarebbe stato un funzionario di polizia noto nell'ambiente con lo pseudonimo di professor De Tormentis.

- All'indomani dell'uccisione di Moro, la squadra costruita in seno all'UCIGOS era composta da ex ufficiali della mobile di Napoli che avevano conosciuto De Tormentis tra la fine degli anni 60 e i primi 70. Il gruppo, tenuto in sonno per alcuni anni, viene rimesso in moto quando più forte si fa la pressione brigatista ed in particolare col rapimento del generale americano Dozier.

- Savasta racconta alcuni aneddoti su Dozier tra i quali la particolare resistenza del generale che quasi mette fuori combattimento - da solo, con calci e pugni - il commando brigatista introdottosi in casa sua per sequestrarlo. Dozier si ferma solo quando Savasta punta la pistola sulla testa della moglie. Neppure il blitz NOCS sarebbe andato come usualmente raccontato: i brigatisti si sarebbero accorti di alcuni movimenti ma avrebbero tentennato nell'eseguire l'ordine di uccidere l'ostaggio. Un attimo di esitazione che avrebbe permesso agli uomini della polizia di intervenire.

- Grazie ai metodi della squadra viene in pochi mesi smantellato ciò che resta delle BR le quali, dopo l'arresto di Moretti, si sbriciolano in vari gruppi (Senzani-Savasta) e gruppuscoli. Sempre con questi trattamenti viene trovato il covo NAR nel quale si nasconde Giorgio Vale che muore nella sparatoria con gli agenti.

- Lo stesso professor De Tormentis conferma le dichiarazioni rilasciate da ex colleghi che hanno assistito ai suoi interrogatori. In particolare conferma di essersi personalmente occupato di Enrico Triaca, il tipografo delle BR, catturato subito dopo la morte di Moro e di due brigatisti che gli rivelano il nascondiglio di Senzani.

- Del professor De Tormentis parla diffusamente il libro di Nicola Rao: Colpo al cuore. Dai pentiti ai metodi speciali: come lo Stato uccise le Br. La storia mai raccontata. Si tratta di una accurata indagine che contesta la tesi secondo la quale il terrorismo sarebbe stato sconfitto con le sole armi dello stato di diritto. Una simile ricostruzione è stata resa possibile da testimonianze rese da ex colleghi del De Tormentis.

- Le squadre dedite al "lavoro sporco" sarebbero state almeno un paio, ribattezzate con caratterizzazioni degne di un B-movies: I vendicatori della notte e I quattro dell'ave Maria. Sarebbero state queste squadre a praticare il waterboarding.

- Quando il giornalista Piervittorio Buffa, de L'Espresso, racconta cosa sta succedendo viene arrestato nel marzo 1982.

- Dal canto proprio il professor De Tormentis (tuttora in vita) non si schermisce, anzi racconta la sua versione dei fatti. Giustifica il ricorso alla tortura contestualizzandolo agli anni di piombo, identificandolo come uno dei pochi metodi per reperire notizie, risolvere casi a fronte di fortissime pressioni politiche sulla polizia. Quelli dell'Ave Maria, dunque, esistevano ed erano elementi capaci di usare tecniche "speciali" durante gli interrogatori. Il De Tormentis descrive se stesso come una sorta di punto di riferimento per i suoi uomini, scelti per una missione ben precisa in un contesto di grande corruzione.

- La struttura agli ordini del De Tormentis sarebbe entrata in azione per la prima volta contro il tipografo delle BR Triaca per poi trascorrere un periodo in "sonno" a seguito delle denunce di quest'ultimo. La magistratura non prestò alcuna attenzione all'esposto del brigatista: anzi fu Triaca ad essere condannato per calunnia.

- Il De Tormentis avrebbe prestato servizio in polizia per un trentennio, uscendone col grado di questore, per poi esercitare la professione di avvocato (strano destino). De Tormentis avrebbe riferito di essere tra le persone fotografate attorno al corpo senza vita di Aldo Moro in via Caetani (la Renault rossa). In rete rimane una sua testimonianza scritta su un mensile massonico nel quale sottolinea la rilevanza dello stato etico fascista e la necessità che la polizia abbia autonomia investigativa. Più tardi avrebbe avuto rapporti con un partito politico di estrema destra e sul finire degli anni 80 avrebbe partecipato, da avvocato, ad un procedimento contro la colonna napoletana delle BR che lui stesso aveva contribuito a smantellare.

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