A ciascuno il suo

3 Luglio Lug 2012 1236 03 luglio 2012

Sulla triste condizione della destra italiana

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Nell'attuale sconfortante quadro della politica italiana spicca di certo la situazione della destra.

Parliamo di un contesto difficile nel quale oltre al partito berlusconiano del PDL troviamo una galassia di sigle, a metà strada tra reducismo e neonazionalismo.

Il risultato è quello di avere una rilevante percentuale di elettorato privo di reale rappresentanza. In questo caso le scelte sono poche e non entusiasmanti: la astensione, il Movimento 5 Stelle di Grillo, turarsi il naso per ridare fiducia ancora una volta al PDL oppure rifugiarsi in una di quelle sigle da zerovirgolaqualcosa che vorrebbero rappresentare più o meno egregiamente la cosiddetta destra radicale italiana.

Non si tratta però, attenzione, di un fenomeno unicamente riconducibile alla destra: anche a sinistra si assiste ad una mancanza di rappresentanza, solo parzialmente attenuata dalla presenza di SEL. In poche parole la corsa verso il centro dei due maggiori partiti italiani in vista di un mortale abbraccio con l'UDC di Casini ha portato alla creazione di ampie praterie verso le estreme che però sembrano essere troppo vaste per le limitate forze (e risorse) a disposizione della destra e della sinistra radicale.

Molto probabilmente ha ragione Grillo quando afferma che il suo movimento ha compiuto un'opera di "recupero" di quei voti in libera uscita che, tra mancanza di rappresentanza e crisi economica, potevano confluire in formazioni politiche dalla dubbia collocazione democratica (definite populistiche dai grandi giornaloni nazionali).

Grillo, sotto questo profilo, approfitta anche del declino (forse non definitivo ma nemmeno troppo transitorio) della Lega Nord, uno dei pochi partiti (a parole) antisistema che caratterizza(va)no il contesto politico italiano.

La situazione nostrana, inoltre, si contraddistingue per la sua diversità rispetto al contesto europeo. In molti Paesi, anche con una realtà economica migliore della nostra, sono sorti (o si sono consolidati) partiti fortemente critici rispetto all'attuale sistema di valori economici, sociali, politici.

Pensiamo all'Olanda (con la formazione di Geert Wilders), alla Finlandia (i veri finlandesi di Timo Soini, fortemente euroscettici), alla Gran Bretagna (con l'UKIP di Farage e il British National Party di Nick Griffin), alla Grecia (con Syriza e all'opposto Alba Dorata),  ai rigurgiti neonazisti ed al Partito Pirata in Germania. Ma si pensi soprattutto al Fronte Nazionale di Marine Le Pen che con un imporante 18% alle ultime elezioni presidenziali è ormai soggetto politico forte capace di aspirare alla leadership politica della destra francese.

In Italia si sono abbandonate le categorie politiche tradizionali ed il vento di protesta è stato in buona parte monopolizzato dal Movimento 5 Stelle. Senza però dimenticare che il più grande "partito" rimane quello della astensione, con un lusinghiero 40 %.

Sto seguendo con una certa attenzione il Movimento di Grillo, apprezzandone alcune proposte soprattutto in tema di riqualificazione del territorio, tutela ambientale, selezione pragmatica delle opere pubbliche. Mi è piaciuta, inoltre, la forte contestazione alla nomenklatura che a livello non solo politico sgoverna il Paese; interessante anche la proposta di limitare il numero di mandati parlamentari (presente, a livello solo teorico, nello statuto del Partito Democratico). Insomma è evidente la volontà di proporre un modello di democrazia più partecipata e meno mediata dai partiti (attraverso il rifiuto delle cosiddette degenerazioni partitocratiche).

Certo, sembrano rivendicazioni degne della fine degli anni 80(quindi vecchie di almeno 25 anni) ma questo è il frutto avvelenato di scelte non fatte, di due decenni gattopardeschi di cambiamenti apparenti.

Mi ha però lasciato perplesso la recente intervista di Grillo "a tema mediorentale" oltre che le enormi difficoltà incontrate da alcuni eletti del Movimento nei governi locali.

Il mio atteggiamento è quindi di prudente attesa, anche se l'impressione è che senza Grillo in Parlamento il Movimento 5 Stelle finirà per essere "la riserva strategica" dei vecchi partiti.

Ovviamente il comico genovese raccoglie ampie simpatie tra coloro che si definiscono genericamente di "destra": parliamo sia di destra radicale, che di orfani del PDL così come di leghisti delusi. Se inizialmente il Movimento 5 Stelle poteva grossolanamente ricondursi a sinistra ora la sua collocazione è molto più incerta dovendo, per l'appunto, rappresentare degnamente quella parte di elettorato che di sinistra ha ben poco (pur aspirando ad un cambiamento sulla base di valori oggettivi e non etichettabili).

E' in atto, insomma, una elaborazione programmatica che induce Grillo a non avere fretta, anche perché più il tempo passa più il suo movimento cresce. Inoltre l'esperienza Pizzarotti ha indotto ad approfondite riflessioni circa la attenta selezione delle candidature: probabilmente ci si accorge che non basta essere incensurati o totalmente alieni dalla macchina amministrativa e politica per poter funzionare.

In tutto questo contesto, quali sono le prospettive della destra italiana? Io credo ci siano gli spazi per la creazione di un nuovo soggetto politico alla destra del Pdl. Le caratteristiche dovrebbero esser tali da sottrarre i consensi di destra allo stesso partito berlusconiano, mettere ordine nel variegato mondo di sigle più o meno latamente neofasciste, togliere a Grillo il monopolio della opposizione antisistema, pescare financo nel bacino leghista di voti in libera uscita. Il nuovo soggetto politico dovrebbe essere fortemente nazionale ma lontano da tentazioni nostalgiche e reducistiche. Tradizionalista senza per forza sforare in un moralismo retrogrado. Nazionalpopolare, critico verso il pensiero unico di matrice anglosassione, fortemente ispirato ai valori e alla cultura nazionale. Attento alle esigenze del lavoro, delle classi più deboli, ai giovani ed agli anziani. Insomma, una destra nazionale, sociale ma non fascista. Qualcosa di somigliante al grande lavoro che Marine Le Pen sta compiendo in Francia col suo Fronte Nazionale. Un soggetto politico, del quale non vergognarsi, capace di essere la vera casa per chi sente di essere di destra.

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