A ciascuno il suo

12 Luglio Lug 2012 1600 12 luglio 2012

'Silvio salvaci tu': al via il piano anti-Grillo

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Siamo nuovamente alle prese con Silvio Berlusconi e le sue "pazze idee". Per la gioia dei giornali e soprattutto del Fatto Quotidiano di Travaglio & Co. che già cominciava a perdere pezzi (vedi il brutto divorzio con Luca Telese che fonda Pubblico).

Conscio della inconsistenza della sua creatura (il Popolo delle Libertà) e soprattutto della nomenklatura che la caratterizza, Berlusconi ha dichiarato all'Italia e al Mondo la sua voglia di tornare in campo. I sondaggi a tale proposito sarebbero stati decisivi: il Pdl senza Berlusconi pare destinato ad un mortificante 10%, un Pdl con Alfano candidato premier non andrebbe oltre il 18% mentre l'ipotesi di un Pdl con Berlusconi riporterebbe il maggior partito di centrodestra ad un dignitosissimo 30%.

Il Cavaliere avrebbe parlato ai suoi molto chiaramente, dicendo che senza di lui non sarebbero andati da nessuna parte. Considerazione piuttosto evidente, alla quale tutti erano già arrivati.

In realtà Berlusconi è interessato ad essere ancora rilevante sulla scena politica, non importa in che modo. Se avesse trovato in Alfano un leader - oltreché fedele anche efficace mediaticamente e politicamente - l'ex premier non avrebbe avuto problemi a farsi parzialmente da parte. Ma questo non è successo, a causa dei vizi di origine che Il Delfino si è sempre portato dietro. Troppo legato al Capo, troppo indeterminato politicamente per poter emergere e mettere le briglie ad un partito di ingrassati peones che riconoscono unicamente in Berlusconi il proprio centro di gravità permanente (pur tra qualche privato scetticismo).

Se sono veri i sondaggi (e con una campagna elettorale aggressiva è molto probabile che ci si avvicinerà alle cifre preventivate) Berlusconi rappresenterà ancora l'elemento decisivo della politica italiana, facendo gli interessi propri e del sistema.

Al di là delle dichiarazioni di prammatica, infatti, non c'è dubbio che la partitocrazia tema più Grillo che Berlusconi. I vari detrattori del Cavaliere sono anzi ben contenti dell'ultimo colpo di scena: i giornali avranno molto da scrivere (stapperanno la sciampagna) e un buon numero di politici più o meno dimenticati potranno assurgere a nuova gloria rispolverando un atteggiamento di polemica opposizione impossibile con Monti. I nostri, insomma, faranno un po' di scena: daranno ancora l'impressione di contare qualcosa, di non rassegnarsi ad essere solo dei passacarte o dei ratificatori finali di decisioni prese al di fuori del Parlamento.

La ricandidatura di Berlusconi avrà l'effetto di polarizzare il voto: si tratta di un evidente tentativo di richiamare i consensi in libera uscita che - dal centrodestra ed anche dal centrosinistra - stavano pericolosamente gonfiando il Movimento 5 Stelle.
I più fedeli elettori del Pdl, indecisi tra astensionismo e voto a Grillo, difficilmente sapranno resistere al richiamo del vecchio Leader, imbattibile nelle campagne elettorali. Nel centrosinistra si potranno gioiosamente serrare le file in vista del Grande Nemico, inducendo l'elettorato a non disperdere il voto per non far vincere Il Prestigiatore, L'Usurpatore, L'Uomo che tutto il Mondo non ci invidia.

Si può addirittura ipotizzare che il sistema politico abbia fatto - ovviamente in maniera "sotterranea" - pressione su Berlusconi affinché non distruggesse il Pdl (con conseguenze pericolosissime in termini di astensione e soprattutto di convergenza sulle posizioni grilline).

A mio parere non ci sarà da aspettarsi un Cavaliere particolarmente "cattivo". Tutto sarà fatto in funzione del mantenimento di un suo potere personale allo stesso tempo funzionale al sistema. Mai come in questo caso le due cose coincideranno.

A Berlusconi è stato sostanzialmente garantito un salvacondotto giudiziario oltreché la salvezza delle sue aziende da quei venti speculativi che di fatto gli avevano consigliato di lasciare Palazzo Chigi nel novembre scorso. Il pacchetto all inclusive per il quale si era fatto da parte non verrà rinegoziato: egli scende nuovamente in campo con ampie garanzie, senza alcuna intenzione di farsi massacrare. C'è da aspettarsi che non riceverà più attacchi nemmeno dalla ostile stampa internazionale. Una sorta di Ultimo atto senza però il finale tragico.

Insomma, il percorso è chiaro: elezione del Presidente della Repubblica (uno tra Prodi, Amato e Monti), elezioni politiche e poi Grande Coalizione (con Monti premier qualora non venga promosso al Quirinale) formata da Pd-Pdl ancora gonfi di voti più l'immancabile Udc di Casini. Con buona pace di Grillo e dei venti di rinnovamento che più o meno decisamente sembrano spirare nel Paese.

Sempre per Grillo è in preparazione una legge elettorale sicuramente penalizzante (per lui e per tutti i partiti/movimenti che tenteranno di fare gioco autonomo). Quella che lo stesso comico genovese ha definito "fregola di cambiare la legge elettorale" non è tanto spiegabile in termini nobilitanti per l'attuale classe politica ("dare-finalmente-ai-cittadini-la-possibilità-di-decidere") ma è l'ansia di un intero sistema partitocratico che ha paura di essere spazzato via e che corre per autotutelarsi, per garantire una continuità alle folli scelte di politica economica imposte dall'Europa e dagli organismi soprannazionali di cui questo governo di badogliani è espressione.

Ecco spiegati i continui richiami di Giorgio Napolitano affinché si corra nella direzione di una nuova legge elettorale. D'altronde lo stesso Bersani è stato molto chiaro: premio di maggioranza solo per le coalizioni (per contrastare un probabile successo alle elezioni del Movimento 5 Stelle).



Twitter: @nazionalpop70

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