A ciascuno il suo

25 Luglio Lug 2012 2033 25 luglio 2012

Rossella Urru? No, non è simpatica

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Come è noto i social network rappresentano una valvola di sfogo privilegiata dalla possibilità di mantenere l'anonimato. Questo significa che molti tendono a dire cose delle quali normalmente si vergognerebbero, soprattutto in un contesto non familiare. Ma è vera anche la tesi opposta: si può essere colti da un raptus irrefrenabile di franchezza. Come il Fantozzi della Corazzata Potëmkin, che ad un certo punto non ce la fa più ed esplode. Alcuni definiscono queste manifestazioni in termini sprezzanti (peti o rutti), ma si tratta pur sempre di una "fenomenologia" meritevole di essere considerata e spiegata (anche se non sempre e comunque giustificata).

I cosiddetti social network non debbono per forza essere considerati test credibili su ciò che pensa la "gente" su un determinato argomento. Anzi è possibile, se non addirittura probabile, che basandosi esclusivamente sulla opinione dominante all'interno della rete si vada a sbattere contro quel senso comune che è invece davvero capace di incidere nella realtà.

Twitter, Facebook e compagnia cantante rappresentano insomma arene privilegiate per quelle avanguardie politicamente attive ma appunto minoritarie rispetto al resto degli internauti che navigano con uno spirito più "leggero".

Ho dovuto constatare una certa antipatia (tangente con l'idiosincrasia) verso la cooperante sarda Rossella Urru, liberata pochi giorni fa grazie al pagamento di un lauto riscatto e (si dice) alla liberazione di un "terrorista".

Idiosincrasia piuttosto forte riscontrabile sia su Twitter che su Facebook così come nelle edizioni on line di quotidiani "insospettabili" come l'Unione Sarda.

Anche miei rapidi scambi di opinioni con persone (reali) hanno suffragato l'iniziale impressione: accanto alle ovvie constatazioni circa la felice conclusione della vicenda è spesso emersa una punta di criticità sia per le modalità della liberazione sia per la persona (in quest'ultimo caso parliamo di veri e propri pregiudizi, cioè di pure e semplici impressioni non suffragate da alcuna conoscenza diretta della persona Rossella Urru).

Insomma: per una volta virtuale e reale sembrano coincidere.

Com'è spiegabile tutto questo? Alcuni hanno evidenziato un processo di "incattivimento" degli italiani che - schiantati dalla crisi - sarebbero sempre meno capaci di mantenere un atteggiamento di tolleranza o di misericordiosa comprensione delle vicende altrui.

Questo può essere in parte vero ma non è sufficiente a spiegare l'ostilità evidente, quasi sbandierata alla quale ho fatto accenno sopra.

Io credo che molti abbiano mal digerito la sovraesposizione mediatica alla quale è stata sottoposta la Urru. Una opinione pubblica per certi versi sempre più "scafata" che difficilmente si lascia influenzare da campagne stampa tendenti alla beatificazione o alla demonizzazione di chichessia.

Certo ci sono i più sensibili, i più "coinvolti", ma c'è anche una forte minoranza (o maggioranza) che - in silenzio o addirittura palesemente - "osa" sostenere posizioni politicamente scorrette.

Rossella Urru è stata sempre definita cooperante. Il termine in questione ha un significato preciso e ben distinto rispetto ad altri che - erroneamente - vengono utilizzati come sinonimi (volontario o addirittura missionario).

Quando si parla di cooperanti si fa riferimento a persone altamente preparate che  -spontaneamente e dietro un tutt'altro che disprezzabile compenso - decidono di svolgere attività "assistenziali" in alcune parti del mondo, anche pericolose.

Parliamo insomma di professionisti. Né più e né meno. Non si tratta dunque di "volontari" né tantomeno di "missionari" laici.

Il probabile pagamento di un ingente riscatto, inoltre, ha di certo colpito la fantasia di molti. Appare ormai chiaro quale sia la condotta delle autorità italiane quando un nostro connazionale viene rapito all'estero: pagare sempre e comunque. Lo sappiamo noi e lo sanno anche i potenziali rapitori di tutto il mondo.

In Italia si è introdotta una legislazione sul blocco dei beni che ha sostanzialmente sconfitto la piaga dei sequestri di persona diffusa in particolar modo in Sardegna e Calabria. In pratica da noi non si sequestra perché il gioco non vale più la candela. I familiari semplicemente non possono più pagare ed un simile reato è divenuto poco remunerativo a fronte degli enormi rischi e difficoltà (si pensi ai tempi lunghi che caratterizzavano i sequestri dell'Anonima sarda).

Per i rapiti all'estero l'atteggiamento è esattamente l'opposto. E questo ci pone in una condizione di difficoltà nei confronti dei nostri "alleati" angloamericani che poi si ritrovano "terroristi" ben equipaggiati grazie ai proventi delle note "azioni di autofinanziamento".

Sono innumerevoli i casi di "frizione" tra gli italiani e gli alleati sul nostro modo di procedere durante i rapimenti.

Si tratta insomma del vecchio dilemma che coinvolge necessariamente la vita dell'ostaggio: trattare o no?

In pochi casi della storia italiana si è scelta la seconda strada: si pensi al rapimento di Aldo Moro. Trattare (giungere a patti) col "nemico" significa acconsentire ad un riconoscimento politico dello stesso. Le Brigate Rosse, allora, miravano proprio a questo: acquisire lo status di soggetto politico. Obiettivo che ovviamente è comune a tutti i gruppi "terroristici" del mondo.

Rossella Urru non è simpatica a molti per diverse ragioni: la sovraesposizione mediatica (che non ha mai chiesto ma che è stata comunque importante per la felice soluzione del suo caso), il pagamento di un riscatto di 10-15 milioni di euro, l'incapacità della stessa cooperante di dire le cose giuste al momento giusto (le sue prime parole dopo la liberazione sono state espressione della volontà di ritornare al più presto in Africa)[1]. Alcuni hanno notato anche le splendide condizioni fisiche della ex rapita, ma su questo non ci voglio mettere - scusate la franchezza - il becco.

In conclusione, di sicuro qualcuno ha detto (e in molti di più hanno pensato): "bene, congratulazioni per la liberazione, ma ora ritiratele il passaporto".



Note:

(1) "Ho avuto paura ma mi hanno trattata bene"

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