A ciascuno il suo

6 Agosto Ago 2012 2254 06 agosto 2012

Tecnocrazia e finanza sono portatrici di una visione antica del mondo. Altro che modernità

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Com'è noto quando si parla di tecnocrati si fa riferimento ad individui - riconducibili soprattutto all'élite del mondo bancario ed universitario - capaci di detenere un forte potere sociale. Essi costituiscono un po' la faccia politico/dirigenziale del capitalismo "evoluto".

Che cos'è il potere sociale? Semplicemente la capacità di influenzare i comportamenti e le volontà altrui mediante determinati mezzi. Sulla base di questi differenti mezzi è possibile distinguere tra varie tipologie di potere sociale. Si parla a tale proposito di potere ideologico, economico e politico.

Il potere ideologico è oggi esercitato da chi detiene i mezzi di comunicazione di massa; in passato da chi strumentalizzava per fini propri dottrine filosofiche o ideologico/politiche. Il potere economico si basa invece sulla detenzione dei cosiddetti mezzi di produzione e tende ad influenzare i comportamenti di chi dispone della sola forza lavoro o di una particolare abilità/conoscenza da "vendere".

Il potere politico fa leva invece sull'esercizio della cosiddetta forza legittima (all'interno di un determinato territorio o contesto) per ottenere una conformazione di volontà/comportamenti da parte di altri soggetti.

Uno dei criteri considerati per distinguere l'epoca moderna da quella feudale o antica si basa sul grado di concentrazione dei tre poteri sopracitati. Se l'epoca antica o medioevale si caratterizzava per la presenza di soggetti capaci di concentrare nelle proprie mani tutti e tre, in epoca moderna il potere politico tende a convergere entro istanze statali centralizzate, con i rimanenti due (l'economico e l'ideologico) riconducibili a soggetti o gruppi sociali.

Nel nuovo ordine mondiale - nel nuovo sistema oligarchico che sembra surclassare la democrazia pluralista ereditata dal '900 - tutte e tre le specie di poteri sociali appartengono alla tecnocrazia (e a maggior ragione all'alta finanza).

Entrambe detengono certamente il potere economico (come negarlo), il potere ideologico (attraverso il primo, basti pensare alla proprietà dei grandi media che fanno "pensiero") ed il potere politico (a seguito dell'indebolimento quasi irreversibile degli Stati nazionali). Li detengono direttamente (il caso dell'Italia è certamente il più clamoroso) o indirettamente (attraverso varie modalità di controllo che spaziano dalle cosiddette troike fino ai veri e propri governi fantoccio).

Nonostante questa preoccupante situazione viene sempre detto che non c'è altra alternativa, che il mondo sta cambiando e che la modernità impone una sorta di commissariamento delle democrazie da parte dei mercati o la sostituzione degli impresentabili politici con i preparati tecnocrati (capaci, dall'alto delle loro competenze, di guidarci nel difficile mondo contemporaneo assicurando stabilità e l'ottimale gestione delle risorse disponibili).

In realtà in tutto ciò non c'è assolutamente nulla di "moderno". Si tratta di un puro e semplice ritorno al passato: ad un Ottocento pauperizzato ma forse pure a qualcosa di peggio.

Nell'Ottocento i diritti garantiti erano soltanto quelli negativi che, in quanto tali, non si traducevano in prestazioni positive da parte dello Stato. Parliamo insomma di libertà di domicilio, di stampa, di religione, di impresa e così via.

I diritti sociali, che richiedono una prestazione positiva da parte dello Stato, non erano invece contemplati. Di conseguenza, nell'Ottocento, si garantiva una eguaglianza formale ma non quella sostanziale. Si garantiva, per esempio, la libertà di pensiero (entro certi limiti, si intende)  ma non le condizioni materiali che permettevano di godere realmente di quel diritto. Non esisteva il diritto al lavoro, alla sanità, all'istruzione né il diritto alla previdenza contro le conseguenze economiche del ritiro dal lavoro per sopraggiunti limiti di età. In poche parole non si cercava nemmeno di colmare - attraverso prestazioni positive da parte dello Stato - i famosi diversi punti di partenza che derivano da condizioni sociali o "territoriali" penalizzanti (dal fatto di nascere in una famiglia povera invece che ricca o al sud invece che al nord). Perché i diritti sociali in questo consistono: permettere a persone provenienti da contesti sociali differenti di potersela "giocare" - per quanto possibile - ad armi pari.

E invece non si sta forse cercando di far passare l'idea che in fondo i diritti sociali siano solo un rimasuglio del Novecento, da buttare, dato che nel mondo moderno non se ne può più garantire l'esistenza?

Se le "pretese" sociali non esistono, come ha avuto modo di dire impunemente la signora Fornero, allora sotto il profilo dei diritti siamo già ritornati ad una sorta di Ottocento.

Nel XIX secolo votavano solo i ricchi o comunque chi avesse una istruzione adeguata. Quest'ultimo criterio sembra non del tutto disprezzabile ma comportava come controindicazione il fatto che gli eletti con base sociale ristretta rappresentassero solo se stessi e pochi altri lasciando ai margini quello che oggi verrebbe definito il 99%. E non si tratta di una battuta, perché la legge elettorale durante i primi 20 anni dell'Italia Unita attribuiva il diritto di voto solo al 2% della popolazione nazionale.

Oggi si dice, o si fa capire in modo più sfumato, che il "popolo" dovrebbe decidere sempre meno cose e sicuramente non quelle davvero importanti. Il "popolo" non è in grado di capire i complicati meccanismi che regolano il mondo attuale e comunque ciò che davvero conta deve essere deciso da strutture a carattere sopranazionale  alle quali ci leghiamo sempre di più ratificando un trattato dietro l'altro (di solito a tamburo battente, con maggioranze bulgare e senza alcun dibattito pubblico o conoscenza da parte dei singoli parlamentari di ciò che stanno votando).

Gli atteggiamenti di personaggi come Monti e Fornero sono emblematici in tal senso. Il primo è un chiaro sostenitore di una supremazia delle oligarchie illuminate sul cosiddetto popolo bue. E' talmente abituato a pensare e sostenere questo che in alcuni casi si dimentica del contesto nel quale si trova e finisce per fare delle gaffes. Basti pensare all'ultimo episodio tedesco rispetto al quale sosteneva la possibilità che i governi potessero prendersi delle libertà al di fuori del controllo parlamentare e costituzionale.

La seconda - Elsa Fornero - da un lato sostiene l'inesistenza (o la non più possibile attuabilità, il che è lo stesso) dei diritti sociali dall'altro cerca di commuovere l'opinione pubblica italiana sostenendo che "gli-ultimi-devono-essere-aiutati". E come intende farlo se lei per prima non crede né allo stato sociale né agli stessi diritti sociali? In uno Stato le modalità con le quali si limitano gli scompensi derivanti dalla nascita o anche da una vita avversa sono quelli del welfare e della realizzazione dei diritti sociali (al netto delle possibili e meritevoli iniziative private) . Altrimenti rimane solo l'elemosina o la dazione gratuita di brioches al popolo. Ma qui siamo già più indietro dell'Ottocento, siamo in pieno Antico Regime. E come si sa al peggio non c'è mai limite.



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