A ciascuno il suo

17 Agosto Ago 2012 2332 17 agosto 2012

La "coscienza" politica di Twitter? Come quella di Studio Aperto

  • ...

Twitter  è il primo social network al quale decisi di iscrivermi nella primavera del 2010. Lo giudicavo nuovo,  interessante, e soprattutto "veloce" rispetto al "fratello maggiore" Facebook reo - così sentivo - di tener le persone attaccate allo schermo per ore. Personalmente non ho mai sviluppato dipendenza verso i cosiddetti social network. Li uso secondo una filosofia "comunitaria": semplicemente apprezzo la possibilità di stare in contatto con persone che condividono i miei stessi interessi. Quando utilizzo il pc mi collego a Facebook mentre per Twitter preferisco lo smartphone (proprio perché ritengo i famosi 140 caratteri  perfetti per il piccolo schermo di un cellulare).

Fatta questa breve premessa, vorrei scrivere alcune considerazioni (spero ragionevoli) sul mondo Twitter.  Gli utenti del simpatico uccellino guardano con commiserazione quelli di Facebook. L'utente di Twitter si ritiene, tra coloro che frequentano i social network, quasi il rappresentante di una razza eletta. Il contesto virtuale nel quale ama "operare" non è stato ancora invaso dalle orde di "bimbiminkia" che invece caratterizzerebbero Facebook. Si tratta di puro e semplice snobismo: in realtà molti utenti di Twitter sono presenti anche su Facebook (salvo "averne dimenticato la password"). Twitter, a detta di costoro, si contraddistingue per una maggiore coscienza sociale e politica, in netto contrasto con la spensierata leggerezza propria del social di Zuckerberg. Detto in termini più semplici su Twitter si parla di cose serie, le persone sono più cool, si fa ampio uso di citazioni (naturalmente corrette e non "cannate" come su Facebook). Per diventare una cosiddetta twitstar devi essere interessante, originale e magari darti un certo tono seguendo pochissimi utenti (ma facendoti seguire da molti, moltissimi).

Insomma confesso che, fino a non molto tempo fa, a tutto questo credevo un poco anche io. Ma due recenti vicende mi hanno fatto molto pensare: quella dell'operaio di 54 anni che si è dato fuoco, qualche giorno fa, di fronte a Montecitorio e quella - proprio di oggi - delle cosiddette Pussy Riot. [1]

Il 10 agosto un italiano come noi si è dato fuoco, a Roma, davanti alla sede della Camera dei Deputati: disoccupato ultrancinquantenne, non trovava più lavoro perché considerato "vecchio". Si tratta di uno dei tanti casi di discriminazione "anagrafica" che caratterizzano il mercato del lavoro in Italia (tra l'altro stigmatizzati in sede comunitaria). Il problema, infatti, non è solo quello dei giovani disoccupati ma anche di chi si trova nel "limbo" riservato ai "né-giovani-né-vecchi"  (per la pensione). Si tratta di rigidità del mercato del lavoro mai prese in considerazione dall'attuale ministro Fornero né tantomeno dai suoi predecessori.

Darsi fuoco, quindi. In alcuni Paesi non troppo lontani dal nostro simili atti hanno provocato rivolte e poi rivoluzioni, con la conseguente cacciata dei governi locali e l'instaurazione di nuovi ordini costituzionali. Darsi fuoco è la massima forma di protesta e dissenso possibile, la massima esternazione di disprezzo verso un potere oppressivo ed ingiusto.

Quale è stata la reazione dei sensibili utenti di Twitter? Di grande sdegno e condanna? Di mobilitazione, sia pur "virtuale"? D'altronde non è certamente il primo caso di protesta estrema che si verifica in Italia dall'inizio della Crisi.

Niente di tutto questo è successo. Qualcuno ha distrattamente commentato con un "chi-glielo-ha-fatto-fare" mentre qualche altro si è chiesto che cosa quel disperato operaio avesse voluto dimostrare con un simile gesto. La stragrande maggioranza, poi, twittava con foga su Juventus-Napoli, la partita di supercoppa italiana giocata a Pechino portatrice dell'immancabile strascico di polemiche. Si discuteva dei tre espulsi del Napoli, del rigore assegnato alla Juventus e del se i giocatori napoletani avessero fatto bene a non presentarsi alla cerimonia di premiazione. E per soprammercato non è mancata l'ovvia orgia di insulti a sfondo "razziale-regionalista" (particolarmente scatenate le donne).

Di questo si "parlava" su Twitter. Mica del nostro concittadino che - di fronte a Montecitorio - aveva tentato di suicidarsi nel modo più atroce possibile procurandosi gravissime ustioni in gran parte del corpo.

La seconda vicenda - che mi ha fatto dubitare sulla cosiddetta coscienza politica di Twitter - è certamente legata alle Pussy Riot, le componenti di un gruppo punk russo che qualche tempo fa si sono rese "celebri" in tutto il mondo per aver girato un video musicale di contestazione a Vladimir Putin all'interno di una chiesa ortodossa. Messa così sembra quasi una abile trovata pubblicitaria (una provocazione da far invidia a Madonna, che infatti difende le ragazze a spada tratta). Le  Pussy Riot sono state condannate oggi a due anni di reclusione per incitamento all'odio religioso.

Nello stesso torno di tempo in Sudafrica la polizia locale faceva fuoco su gruppi di minatori in sciopero uccidendone (almeno) 34. La colpa? La solita: aver chiesto un miglioramento delle condizioni di lavoro e di retribuzione. Su Twitter quasi nessuno si è dato pena di commentare l'accaduto. In compenso 3/4 degli utenti hanno inviato messaggi di solidarietà per le Pussy Riot, alimentando l'hashtag relativo.

Certo, l'amicizia di Putin con l'ex premier Berlusconi è la causa di buona parte della ostilità di cui l'ex cekista "gode" in Italia.  Inoltre la Russia scatena in Occidente appetiti molto forti e non è assolutamente escluso che, dalle elezioni presidenziali di quest'anno (vinte con qualche difficoltà da Putin), sia partita   una campagna a lungo termine volta a portare al Cremlino un "amico" dei grandi poteri finanziari o addirittura (troppa grazia) un tecnocrate "svezzato" alla Goldman Sachs.

In Italia un gruppo di ragazze sfacciate capaci di "opporsi" al potere politico e alle gerachie ecclesiastiche non può che destare esagerate simpatie. I minatori neri uccisi da poliziotti neri in Sudafrica, invece, non fanno alcun effetto. Naturalmente ben diversa sarebbe stata la reazione nel caso in cui i poliziotti fossero stati bianchi. Del diritto di sciopero e di una reazione simile a quella dei tempi di Bava Beccaris non importa a nessuno su Twitter.

E allora, per chiudere, ci sta proprio bene il tweet inviato da una utente:


"Defollowatemi pure ma io zitta nn ci sto.Mo tutti a parlare e sti pussimignott.Nn venite a dirmi che seguivate il caso.Finti saccenti!"





Magnifico.
Non ho potuto fare altro che complimentarmi.



Link:

[1] Chi sono le punk che fanno tremare Putin.

Correlati