A ciascuno il suo

28 Agosto Ago 2012 1943 28 agosto 2012

Il segreto di Pulcinella: Travaglio è di destra

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Che Repubblica ed il Fatto Quotidiano fossero in uno stato di guerra fredda permanente appariva chiaro ormai da tempo. Non solo per ragioni meramente concorrenziali ma anche e soprattutto per motivazioni latamente "ideologiche". A tenerli insieme era solo l'ovvio collante antiberlusconiano. In realtà il quotidiano diretto da Padellaro appare - nel campo della carta stampata - in una condizione analoga a quella che l'Italia dei Valori vive sul versante politico. Contatti zero ed isolamento quasi totale, dopo i "fasti" berlusconiani.

Per il FQ appaiono ridotte al lumicino anche le relazioni "diplomatiche" col Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli, quotidiano impegnato in un quasi imbarazzante sostegno al governo Monti dopo aver abbondantemente cavalcato il gossip contro il cavaliere di Arcore.

Ma l'isolamento del FQ ha assunto i contorni del vero e proprio cordone sanitario nel momento in cui il giornale di Travaglio ha cominciato ad attaccare il Capo dello Stato circa un suo eventuale ruolo nel "depotenziare" la procura di Palermo che, com'è noto, indaga (assieme ad altre due)  sulla cosiddetta trattativa tra Stato-Mafia.

La vicenda ha dei contorni piuttosto strani e presenta particolari non poco inquietanti; non mancano poi quelle singolari coincidenze che ciclicamente si verificano in Italia quando i personaggi coinvolti non sono i classici ladri di polli ma veri e propri burattinai in giacca e cravatta.

Il 24 agosto scorso, dopo una lunga pausa estiva, compare su Repubblica un editoriale a firma Ezio Mauro nel quale si prendono le difese del Capo dello Stato e dello stesso direttore "emerito" Eugenio Scalfari che, a sua volta, aveva risposto ai "dubbi" espressi dal costituzionalista Zagrebelsky circa le ultime mosse quirinalizie.

Nel fondo di Mauro, ovviamente, non potevano mancare gli abituali strali che Repubblica riserva a tutte quelle testate irrispettose di determinati parametri ideologico-professionali. E l'obiettivo, in questo caso, non poteva che essere il FQ ed il suo "vero" direttore Marco Travaglio.

Che cosa imputa Mauro al Fatto? Implicitamente di essere un giornale "fascista". Mauro è abile e non usa l'aggettivo in questione ma il senso del suo discorso è piuttosto chiaro. Quasi a rimorchio, un paio di giorni dopo, Bersani accusa Grillo di essere "Un-fascista-del-Web" ; in realtà l'editoriale di Mauro e la sparata bersaniana sono collegabili e leggibili insieme, come una sorta di "combinato disposto". Chiaramente anche in questo caso è Repubblica a dettare la linea politica con il Pd che segue in modo più o meno maldestro: non a caso al FQ viene rinfacciato di essere il giornale di riferimento del Movimento 5 Stelle.

Ma c'è di più: a suffragio di quanto scritto, Mauro allude sottilmente agli "scabrosi" trascorsi di Travaglio al Borghese (storica rivista della destra italiana fondata negli anni 50 da Leo Longanesi).

Travaglio ha precisato - a mio avviso sbagliando - di non aver mai scritto per il Borghese: in realtà l'ha fatto, anche se non ci sarebbe nulla di cui vergognarsi. Così come non è di certo uno scoop rilevare che Travaglio sia di destra.

Il "vero" direttore del FQ, infatti, ha sempre sostenuto di essere un conservatore, di quelli puri e duri. Un sostenitore, cioè, di quella destra law & order  che nell'immaginario collettivo riporta a figure come Paolo Borsellino e Indro Montanelli. Travaglio, durante i primi anni, collabora proprio con Montanelli sia al Giornale sia al poco felice esperimento della Voce. Il fatto che poi abbia lavorato per molte testate di "sinistra" (Repubblica e  l'Unità su tutte) non significa adesione ideologica ed è comunque da contestualizzare sia con le comprensibili esigenze di carattere professionale sia con "norme morali autonome"  che evidentemente gli impedivano di lavorare nella galassia berlusconiana. In pratica Travaglio aveva il problema di continuare a fare il giornalista su posizioni critiche rispetto al sistema di potere predisposto da Berlusconi. Una linea di condotta coerente e meritevole di rispetto (ma anche capace di tributare grandi riscontri in termini economici e di popolarità).

Travaglio si considera un allievo di Montanelli nonché il continuatore di un modo tipicamente "montanelliano" di intendere la professione giornalistica.

In realtà è difficile rilevare molte somiglianze tra i due. Travaglio è un ottimo giornalista, uno showman, una superstar : i suoi libri vendono centinaia di migliaia di copie in un Paese dove non legge nessuno, e la cosa va benissimo.

Ma l'imputazione di aver fatto parte del Borghese fa davvero sorridere. Se andiamo a spigolare tra le numerose firme che caratterizzarono la rivista in questione troviamo (tra gli altri) appunto Montanelli, Prezzolini, Spadolini, Longanesi, Guareschi, Flaiano, Salvalaggio, Massimo Fini. Quindi non proprio la cloaca immonda di cui implicitamente sembra parlare Ezio Mauro nel suo articolo. Scrivere per il Borghese (così come leggerlo) non dovrebbe, insomma, essere una colpa.

In conclusione, dopo questi attacchi, non posso che nutrire una maggiore stima sia per Travaglio che per il FQ, lanciatisi entrambi  in una campagna antipresidenziale ed antisistema molto pericolosa (soprattutto in tempi di grandi conformismi editoriali). Il FQ non riceve (a quanto sembra) finanziamenti pubblici ma le strade per isolare un quotidiano e soprattutto chi ci scrive sono da sempre infinite.

Dunque massima solidarietà per il Fatto Quotidiano e per la libera stampa (che non è solo quella rappresentata da Repubblica).

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