A ciascuno il suo

21 Settembre Set 2012 2219 21 settembre 2012

Renata Polverini: breve storia di una miracolata

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Non sono rimasto impressionato dalla reprimenda inflitta da Renata Polverini ai suoi colleghi di schieramento durante una recente e ormai famosa riunione del Consiglio Regionale del Lazio. Che fosse una sceneggiata e non una resa dei conti lo avevano già capito in molti, tranne i più ingenui o qualche sparuto gruppo di ultras pidiellini. Agli altri è apparso subito chiaro che la governatrice non si sarebbe dimessa per una sorta di responsabilità oggettiva (quando mai) né avrebbe potuto/voluto davvero fare piazza pulita.

L'arrabbiatura della Polverini, "impreziosita" da qualche discutibile artifizio retorico, non riesce a risolvere i dubbi che ciclicamente tornano in vicende simili: come faceva la governatrice a non sapere quello che succedeva attorno a lei? E perché minacciare provvedimenti straordinari solo quando le ruberie sono così evidenti da divenire un caso nazionale? Possibile che la Polverini non si fosse ancora accorta che "le mele marce all'interno del Pdl sono troppe" e che quindi occorreva vigilare?

In realtà tutto fa pensare che la Polverini sapesse quel che facevano i suoi colleghi di partito; gli arricchimenti, gli accaparramenti, erano così palesi (ed in proporzione le voci così insistenti) da rendere la vicenda piuttosto chiara perfino ai comuni cittadini lontani dal cosiddetto "palazzo".

Ma chi è Renata Polverini? Come ha fatto ad arrivare alla presidenza della Regione Lazio?

La carriera di questa signora ha davvero qualcosa di miracoloso; un percorso sempre lontano dalla curiosità dei più, forse perché non si tratta della solita "olgettina" berlusconiana.

La Polverini è figlia di un dirigente Cisnal  (vecchio sindacato legato al Msi)  e fa tutta la gavetta all'interno della confederazione anche quando questa si trasforma in Ugl (all'indomani della cosiddetta svolta di Fiuggi imposta da Gianfranco Fini). La segreteria arriva nel 2006: Renata è giovane, rispetto agli standard italiani, e dotata di una malcelata aggressività che a stento, con evidente sforzo, riesce a controllare.

Di lei si accorge ben presto Giovanni Floris che la invita quasi tutte le settimane a Ballarò. Chissà perché, dato che la futura governatrice è a capo di un piccolo sindacato di destra assai meno rilevante rispetto alla triade Cgil-Cisl-Uil. Di sicuro la stampa che "conta" la apprezza: "Prima-donna-in-Europa-a-guidare-una-confederazione-sindacale" scriveva, con uno stile simil Pravda, Repubblica. Lo stesso Guglielmo Epifani, al tempo leader Cgil, parlava di "Polverini la tosta".  Brava sindacalista di lotta e di governo e già donna di potere, in buoni rapporti con Diego Della Valle (un altro habituè del salotto di Floris), Luisa Todini (imprenditrice, già parlamentare europea per il centrodestra), Melania e Angelo Rizzoli.  La stessa Polverini ebbe modo di dichiarare, poco prima della sua candidatura alla regione Lazio: "L'Ugl deve parte del suo successo a Ballarò, il salotto televisivo più importante di chi si occupa di sociale e di economia. La prima volta che Floris mi invitò non chiusi occhio la notte. E mi documentai per giorni interi".

Gli attestati di stima sembrano arrivare ormai da tutte le parti: si parla di "Polverini superstar", di sindacalista più "affidabile" (secondo sondaggi commissionati da alcuni importanti istituti di ricerca); naturalmente la corteggia anche quel talent scout di Veltroni per il suo Pd a vocazione maggioritaria.

Nel mentre il suo piccolo sindacato sembra distinguersi per una certa intraprendenza e per un vertiginoso aumento di tessere che incuriosisce parte dei media nazionali, naturalmente non a seguito di approfondite indagini giornalistiche ma grazie ad una denuncia al Tar presentata dalla Confasal (un'altra sigla sindacale). Parte una breve campagna bipartisan condotta da Report (Raitre), Libero ed Europa (l'organo di stampa ufficiale del Partito Democratico, originariamente riferibile alla Margherita). L'accusa? Quella di aver "gonfiato" il numero di tessere dell'Ugl per aver maggior peso sui tavoli delle crisi e nei rapporti con gli altri sindacati. In palio, per esempio ,i posti negli organismi di Inps e Inpdap che per i sindacati si traducono automaticamente in una specie di attestato di esistenza da esibire nei confronti di questo o quell’altro leader politico. I posti, insomma, indicano la capacità di avere un seguito reale nel Paese. Ma di che numeri parliamo? Gli iscritti dell'Ugl -  come quelli di Cgil, Csil e Uil - sono quelli che il sindacato dichiara. Quindi nessuno li controlla. Quasi come i bilanci dei partiti. Comunque da Via Margutta, sede dell'Ugl, dicevano di aver raggiunto la bella cifra di 2 milioni di iscritti (dato tuttora confermato).

La Polverini, come sua consuetudine in casi analoghi, decide di non replicare alle accuse che le piovono addosso, salvo poi concedere una intervista al Riformista nella quale - sostanzialmente - dichiara che la sua organizzazione sindacale si è limitata a seguire una prassi consolidata e comune anche alle altre grandi organizzazioni sindacali. Il vecchio motto, molto italiano, del "tutti colpevoli, nessun colpevole".

Nel dicembre del 2009 viene comunque ufficializzata la sua candidatura alla presidenza della Regione Lazio, dopo l'incredibile vicenda Marrazzo. La candidata del centrosinistra è Emma Bonino; come spesso accade in Italia una donna non può che concorrere con un'altra donna. La candidatura della Bonino è carica di significati simbolici e politici: vincere in una regione di fatto sede del Vaticano rappresenterebbe un segnale politico, quasi sociologico, di grande importanza. Le elezioni sono funestate dal tragicomico pasticcio pidiellino sulle liste che porta all'esclusione del partito di Berlusconi limitatamente alla pur decisiva provincia di Roma. Nonostante ciò la Bonino perde, alimentando il sospetto di un "boicottaggio" interno al centrosinistra.

Ma la Polverini si è distinta anche per qualche caso che sembra ispirato a quel disinvolto modus operandi  in linea con gli ultimi scandali.

Per esempio si può ricordare il caso di una grottesca "Festa del peperoncino" di Rieti, alla quale la governatrice giunge molto sobriamente a bordo di un elicottero della Protezione Civile. Al fianco della presidentessa c'è tal Guglielmo Rositani, ex senatore di Alleanza Nazionale e presidente anche lui di qualcosa, ovvero dell'Accademia Reatina del Peperoncino. Alle domande del giornalista che giustamente chiede conto dell'utilizzo di un mezzo "impegnativo" come l'elicottero, la Polverini risponde: “Non ho nulla da spiegare. Pago tutte le spese che faccio, non scoprirai nemmeno una cena a mio carico. L’importante è che non vado con i soldi pubblici, vai tranquillo caro” mentre il già citato Rositani ribadisce il concetto con un democratico “vada via, cretino, altrimenti la prendo a schiaffi. Non ha capito? Le do uno schiaffo”.

Un altro gustoso episodio, ultimo in ordine di tempo, è quello dell'intero reparto ospedaliero messo a disposizione della Presidenza della Regione. Parliamo del Sant'Andrea di Roma, periferia nord della capitale. Sul merito della vicenda come al solito la Polverini non ha avuto nulla da dire tranne annunciare querela nei confronti del consigliere regionale Pd Enzo Foschi reo di aver divulgato un fatto personale, relativo alla salute della stessa governatrice.  Una mera questione di privacy, dunque. C'è da dire che voci di ambienti vicini alla giunta avrebbero smentito l'uso di tutto un reparto,  confermando invece quello di una sola stanza (di un reparto chiuso) in un contesto estivo nel quale si dimezza il numero di malati ricoverati e una parte del personale va in ferie. Equilibrismi. Resta comunque soprendente che non sia stata la stessa Polverini a dire parole chiare e definitive su l'ennesima non chiara vicenda.



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