A ciascuno il suo

8 Dicembre Dic 2012 1914 08 dicembre 2012

Il governo Monti va a casa? C'è poco da piangere

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Con il sesto "ritorno in campo" di Berlusconi, conseguenza, occorre ricordarlo, della vittoria di Bersani alle primarie del centrosinistra, entra in crisi il governo dei tecnici, finora sostenuto dal voto di tutti i partiti presenti in Parlamento, tranne Lega e Idv.

Non c'è dubbio su chi, tra Pd e Pdl, abbia sofferto maggiormente, sotto il profilo elettorale, l'appoggo a Monti. Per il partito di Berlusconi si è trattato di un vero e proprio bagno di sangue, ulteriormente incrementato dalla crisi di credibilità che ha colpito l'ormai ventennale leader del centrodestra.

A sinistra, invece, sembra essere tornato tutto a posto. Le primarie hanno fatto indubbiamente bene e a Renzi va ascritto il merito di aver reso la competizione vagamente somigliante al modello di riferimento, quello americano. Ciò significa che lo scontro è stato vero.

Quello che più stupisce è il sostanziale appoggio del Pd, e della sua base, alle politiche recessive di Monti. Quando c'è da fare "sacrifici" (anche se inutili o addirittura controproducenti) a sinistra si indossa, quasi con masochistico gaudio, il cilicio. Si attribuisce, cioè, al "sacrificio" una dimensione mistica, purificatrice, espiatoria. Mortificazione e purificazione, insomma, tanto più se c'è da scontare il "peccato" degli anni berlusconiani. Non per nulla le parole d'ordine, ripetute come un mantra, sono state, in questi 13 mesi, quelle di "rigore e sobrietà" (si è parlato all'inizio anche di "equità", ma poi non ci ha creduto più nessuno).

La retorica del "sacrificio" (come quella del "bene del Paese") viene usata, in Italia, per porre in essere assetti politici, o "riforme" economiche, solitamente devastanti nel breve, medio, e lungo periodo.

Si va dalla cosiddetta "solidarietà nazionale" (a partire dalla quale cominciò l'esplosione del debito pubblico) fino ai governi post '92 che, a seguito dell'ormai celebre "party" sul Britannia, diedero vita alla più feroce svendita di aziende di Stato a privati che l'occidente ricordi (seconda, su scala planetaria, solo a quella compiuta in Russia, a tempi di Eltsin).

Chi sostiene che i governi tecnici abbiano "messo a posto i conti" o addirittura "salvato l'Italia" non compie un buon servizio alla verità (ammesso che qualcuno abbia qualche interesse in tal senso). Basta infatti una rapida scorsa alle serie storiche del debito pubblico per accorgersi come gli aumenti più sensibili si siano verificati proprio sotto i governi "cosiddetti" tecnici.
(in particolare vedasi il bienno Amato-Ciampi).

Come gli altri governi tecnici, dunque, nemmeno quello del senatore a vita Mario Monti ha salvato l'Italia (o messo a posto i conti), dato che il debito pubblico continua a crescere. Senza contare che sarà probabilmente necessaria una nuova manovra economica (questa volta non occulta) per raggiungere il pareggio di bilancio.

Davvero difficile trovare un indicatore economico positivo, dopo 13 mesi di "professori". Il calo dello spread è stato dovuto più alle rassicurazioni di Draghi (sull'acquisto illimitato di titoli di Stato dei Paesi in difficoltà) che alle "riforme" attuate in Italia. C'è stato un "do ut des", un "fare i compiti a casa" in cambio di aiuto, e nessun dubbio sull'ordine di importanza degli interventi compiuti per ridurre il differenziale tra i titoli italiani e tedeschi. A dimostrazione di ciò non bisogna dimenticare come ancora quest'estate (prima di Draghi) lo spread avesse toccato i 530 punti.

Le cosiddette riforme sono state in gran parte punitive, addirittura sotto il profilo "esistenziale", per alcune centinaia di migliaia di persone. "In qualsiasi Paese civile" un ministro come Elsa Fornero, dopo il pasticcio esodati, sarebbe stato costretto a rassegnare le dimissioni. Da noi, come al solito, si è preferito far finta di nulla e tirare diritti.

Ma in realtà è tutto il governo ad aver profondamente deluso. Il ministro Passera, ad esempio, addetto allo "sviluppo economico", ha dato l'impressione di tenere più al suo futuro politico che all'obiettivo del dicastero. Il sarcasmo, la cattiveria, le battute gratuite e spesso crudeli dei ministri, o di oscuri sottosegretari, sugli "stili di vita" degli italiani hanno poi contribuito ad alienare consensi preziosi e ad affrettare uno sfratto che sembra ormai imminente. Un inutile "sadismo", sui pur pazienti italiani, del quale ha parlato anche Carlo De Benedetti in una recente intervista televisiva.

Per quanto riguarda i "numeri" che fotografano la crisi dell'Italia c'è l'imbarazzo della scelta. Si può citare, ad esempio, l'ultimo rapporto Censis che evidenzia una situazione drammatica. Le famiglie danno fondo ai risparmi (quelle che ancora possono) e quando questo non è possibile vendono - nel vero senso della parola - i gioielli di famiglia. Non è un caso il pullulare di "compro Oro" in tutta la penisola e soprattutto al sud (con qualche lecito dubbio su eventuali legami con la criminalità organizzata).

Ma naturalmente occorre essere intellettualmente onesti e ricordare, sempre e comunque, come l'attuale situazione sia il risultato di un'onda lunga, iniziata nei primi anni 90, oggi ulteriormente alimentata da una crisi che attanaglia tutto il mondo Occidentale e soprattutto lo sclerotizzato modello europeo. Allo stesso modo non si può fare a meno di riconoscere come il governo presieduto da Mario Monti sia stato profondamente deludente sotto il profilo dei risultati economici nonostante i "sacrifici" (ritorna questa maledetta parola) imposti, anche in termini di democrazia, agli italiani.

L'auspicio è appunto che si ritorni alla democrazia. Senza scorciatoie e furbate. Un governo politico, con i tecnici al servizio della politica e non il contrario. Un governo che, come dice prosaicamente Bersani "faccia un po' di investimenti e crei un po' di lavoro senza raccontar balle". L'ipotesi di un Monti-bis, con un nuovo inciucio tra tutte le forze politiche, sarebbe davvero devastante per l'Italia. E quindi, vinca il migliore, purché vinca per davvero. E magari non riproponendo i ministri di 15 anni fa.

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