A ciascuno il suo

13 Dicembre Dic 2012 1245 13 dicembre 2012

Scenario Italia: difficile capirci qualcosa

  • ...

Sono passati appena undici giorni dalle primarie Pd ma sembra quasi un’era geologica fa. Nel frattempo i fatti più significativi sono stati: la sesta candidatura di Silvio Berlusconi alla guida del fronte “moderato”, la conseguente sfiducia a Monti, la crisi del governo da quest’ultimo presieduto, la possibile “discesa in campo” del professore, l’incredibile dietrofront di Berlusconi che annuncia il ritiro dalla prossima campagna elettorale e l’offerta allo stesso Monti della guida del centrodestra in contrapposizione alla sinistra. C’è dunque obiettivamente poco da stupirsi se i media degli altri Paesi, con un eccesso di sadismo, si capisce, abbiano infierito sul possibile ritorno del "twice-divorced playboy billionaire" e, attraverso lui, su una nazione intera.

Insomma, c’è poco da stupirsi se all’estero non solo non ci capiscono ma ci sbeffeggiano. E non c’è nemmeno da stupirsi che i tanto famigerati “mercati” considerino con apprensione il titolo Italia e siano tentati di bastonarci severamente.

Il quadro politico infatti è praticamente incomprensibile per gli stessi addetti ai lavori, figuriamoci per il cittadino medio o per un investitore estero.

Nonostante tutto, schematizzando, è possibile formulare alcune linee di interpretazione.

Prima di tutto il possibile declino di Grillo. Non è soltanto un dato ricavabile dai sondaggi ma è un’impressione sempre più evidente “fiutando” l’aria. Le primarie democratiche hanno chiaramente indebolito la creatura del comico genovese e di Casaleggio; di certo le polemiche sulle espulsioni di alcuni, piccoli, esponenti del movimento non giovano all’immagine di trasparenza e democrazia che si intendeva proiettare all’esterno in contrapposizione ai partiti "padronali". La propaganda contro Grillo è continua, e necessariamente darà dei risultati: non puoi avere contro quasi tutti i mezzi di comunicazione, Corriere della Sera in testa, senza pagare dazio. La controprova è data dalla benevolenza mediatica a favore del governo Monti, quella che il Financial Times ha definito "bolla" (una ipervalutazione, sul fronte interno ed estero, dell'operato del professore e dei suoi colleghi). La propaganda, nel lungo periodo, funziona.

Il secondo dato che può essere tratto da questi ultimi giorni è la confusione di Silvio Berlusconi che, sotto tale aspetto, assomiglia sempre più al nemico Fini. I due, infatti,  dimostrano sempre più di saper ragionare solo nel breve periodo, senza alcuna visione strategica. Gianfranco Fini è sostanzialmente sparito dal panorama politico nazionale e si ridesta dal torpore solo quando parla l'uomo di Arcore. Dopo essere stato strumento dell’antiberlusconismo militante rischia seriamente di non entrare in Parlamento (figurarsi i suoi più accreditati peones). Lo stesso Berlusconi prima annuncia la sua ricandidatura (“me lo chiedono tutti”) poi, approfittando della conferenza stampa convocata per il libro-panettone di Vespa, dichiara di voler fare un passo indietro a vantaggio di Monti (sì proprio il professore tutto tasse che il buon Silvio, solo qualche ora prima, dichiarava solennemente di voler mandare a casa). Una buffonata. Un atteggiamento quasi patologico, incomprensibile, o forse comprensibile per un uomo in totale confusione, deluso, stanco, abbandonato da quelli che credeva amici o quantomeno fedeli ribaldi.

Il terzo dato da considerare è il destino di Monti.  Ed anche per lui la scelta non sarà facile. Resta sempre valida l’opzione quirinalizia ma l'attuale premier sa benissimo che, come recita un vecchio adagio popolare, spesso si “entra papi e si esce cardinali”. Per ora sono in tanti a garantirgli il voto per il massimo latlicavio ma poi bisognerà comunque aspettare la prova dei fatti: gli avversari più probabili sono Prodi e Amato mentre potrebbe essere rispolverata la continua, ciclica, finora velleitaria, idea di eleggere, per la prima volta, un capo dello Stato donna (se ne parla quantomeno dalla fine degli anni 90, dai tempi della “candidatura” Bonino). Senza contare che Monti, al Quirinale, sarebbe costretto a firmare provvedimenti a lui sgraditi, votati dalla probabile maggioranza di sinistra-centro (Vendola-Bersani).

Alcuni sostengono che l’attuale premier sia più orientato verso un impegno politico “diretto”. Questo potrebbe smascherare il povero bluff del capo dello Stato, secondo il quale “i senatori a vita non si candidano”. Ma soprattutto un Monti politico metterebbe nei pasticci Bersani ed in crisi il rapporto con Vendola appena sancito dalle primarie. Un Monti al centro dello schieramento politico non potrebbe certamente stare all’opposizione ed a quel punto si romperebbe l’asse Vendola-Bersani (a meno che non si pensi che il primo, rimangiandosi un qualche migliaio di dichiarazioni anti-montiane ed un coerente percorso politico-ideale, decida di sposare le teorie rigoriste e neoliberiste dell’astuto professore).

Per le stesse ragioni appare impossibile l’ipotesi, formulata in un recente delirio berlusconiano, di un Monti capo di un fronte Pdl-Lega. La Lega non farà mai parte di una alleanza che comprenda Monti, né Monti vorrà mai avere a che fare con i leghisti.

Alla fine l’ipotesi più probabile è che Berlusconi sia costretto comunque a condurre la sua sesta campagna elettorale, ritornando, per l’ennesima volta, su dichiarazioni fatte poche ore prima. Solo lui, in prima persona, può garantire se stesso nel miglior modo possibile. Resta da vedere quali saranno le reazioni internazionali, soprattutto verso le sue aziende, dato che il “passo indietro” di 13 mesi fa è stato dettato più che da un “senso di responsabilità” dagli attacchi speculativi al suo impero.

Monti, alla fine, accetterà la scommessa quirinalizia, forte anche del sostegno internazionale ad personam che fa dell’Italia un Paese ormai privo di qualunque sovranità (una condizione se possibile addirittura peggiore di quella successiva all’ultima guerra mondiale). Appare assai difficile pensare ad un impegno diretto del professore a capo di una fantomatica coalizione “centrista”, che scontenterebbe Bersani. Un centro che in questi ultimi 20 anni è sempre stato invocato senza mai alcun risultato apprezzabile; appare pertanto difficile pensare che si riesca ad organizzarlo  nei 60 gg che ci separano dalla ipotetica data delle elezioni (17 febbraio).

Correlati