A ciascuno il suo

23 Dicembre Dic 2012 2030 23 dicembre 2012

L'occasione persa di Meloni e Crosetto

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Come ho scritto altrove sembrava incoraggiante la scelta di Giorgia Meloni e Guido Crosetto di lasciare un Pdl sempre più impresentabile, diviso in fazioni, ostaggio delle giravolte del suo fondatore e delle "inquietudini" di molti suoi esponenti di spicco. In particolare esprimevo stima per Giorgia Meloni che, diversamente dalla maggior parte delle colleghe, sembrava aver compiuto una scelta di autonomia, anzi di libertà, da un potere maschile che in politica esprime ancora una propria caratteristica monopolizzante ed egemonica.

Non c’è dubbio che ancora oggi ad una donna, anche di valore, venga richiesto di sottoporsi ad una sorta di auctoritas tutoris. Al di là delle chiacchiere, infatti, sono davvero poche le parlamentari che, in politica, possano pensare ad un ruolo autonomo, rispetto ad un referente maschile (il tutor, appunto) o, addirittura, nel partito. Ancora oggi non esiste in Italia una sola personalità femminile capace di aspirare alla guida di una grande formazione politica. L’ipotesi di destinare una donna al Quirinale, che ciclicamente ritorna ogni sette anni, appare più come una buona intenzione per mettersi la coscienza a posto, di fronte all’opinione pubblica italiana e soprattutto di fronte al resto del mondo, circa la condizione delle donne nel nostro Paese. Per farla breve da noi non esiste all’orizzonte nessuna Angela Merkel. Al limite si sono proposte delle grottesche scimmiottature della Thatcher che, della Lady di Ferro, riproducevano solo il lato più dispotico, arrogante e perfino razzista.

In un simile quadro non appariva certo cosa da poco che una donna, in Italia, potesse fondare un proprio movimento (sia pur in coabitazione), fornendo tra l'altro a tanti la speranza di poter votare un centrodestra finalmente "rispettabile".  Tuttavia l'illusione è durata poco, pochissimo, dato che il duo Meloni-Crosetto, alcune ore dopo le mirabolanti dichiarazioni di discontinuità rispetto al recente passato, decideva di imbarcare Ignazio La Russa.

Io non so che cosa sia successo; probabilmente non si sentivano, in due, abbastanza forti per fare, sul serio, un partito proprio. O più probabilmente La Russa garantisce quelli che volgarmente, in Veneto, vengono definiti "sghei", più il congruo numero di conoscenze ed agganci che fanno sempre comodo in casi simili.

Insomma, non si capisce che cosa abbiano combinato. Non si intende, cioè, perché Meloni e Crosetto abbiano messo in piedi tutta questa ammuina per poi fondare l’ennesimo cespuglio con La Russa e forse Bocchino.

La farsesca eventualità è per l’appunto quella di dover portare dentro anche l'ex fedelissimo di Fini che, per istinto di sopravvivenza, non pare esser intenzionato a seguire un capo che non può garantire più nulla.

Il partitino di Fini, infatti, è ai minimi storici ed i numerosi peones sono ben consapevoli del fatto che le possibilità di essere rieletti sono ridotte al lumicino. FLI galleggia attorno all'1,5% e solo tramite spericolate alleanze potrà assicurare qualche posto in Parlamento per la futura legislatura. Lo stesso Fabio Granata viene dato “in passaggio” verso il partito arancione dei giustizialisti che, con la candidatura Ingroia, dovrebbe sostituire l'altro partito dei manettari (quell'IDV travolto dagli scandali e dalle conseguenze del mancato appoggio a Monti e Napolitano).

I fondatori di Fratelli d'Italia hanno poi preannunciato l'alleanza con Berlusconi con la conseguenza che potremmo perfino assistere alla riappacificazione tra il figliol prodigo Bocchino e l'anziano Cavaliere. Che questa campagna elettorale abbia un qualcosa di grottesco, anzi perfino di ignobile, non ci sono dubbi: basta considerare il comportamento dei più accreditati protagonisti che, ancora a 50 giorni dal voto, giocano a nascondino o esprimono solennemente convinzioni che poi presentano un estremo grado di volatilità (nel senso chimico del termine).

Meloni e Crosetto rischiano, insomma, di ritrovarsi con la parte più discutibile di quel centrodestra che dicevano solennemente di voler contribuire a cambiare.

Peccato perché gli inizi erano incoraggianti: le prese di distanza sia da Berlusconi che dal disastroso governo dei tecnici, la forte critica al partito della spesa pubblica, il rifiuto di qualsiasi tipo di sudditanza verso l'Europa e soprattutto il voler introdurre criteri più rigorosi nella selezione delle candidature parevano premesse promettenti sulle quale costruire una rispettabile formazione politica di centrodestra.

Il problema è infatti tuttora quello di capire se finalmente, anche in Italia, si possa dar vita ad un centrodestra votabile. Meloni e Crosetto sembravano le persone adatte per dare adito a questa speranza ma pare che, anche stavolta, all'ottimismo della volontà abbia prevalso il pessimismo, non dico dell'intelligenza, ma dell'opportunità.



Nicolaventura78@gmail.com

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