A ciascuno il suo

15 Febbraio Feb 2013 2303 15 febbraio 2013

Magistratura scatenata in un Paese in decomposizione

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Davvero incredibili le notizie di questi ultimi giorni. Si va dalle dimissioni di Benedetto XVI, sopraffatto dagli intrighi della Curia romana, all’arresto del presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi, dall’accusa di associazione a delinquere rivolta al governatore della Lombardia Roberto Formigoni agli arresti, tutti nella giornata del 14 febbraio, dell’immobiliarista Proto, del patron del Cagliari Massimo Cellino, del sindaco di Quartu Sant’Elena Mauro Contini, del responsabile dell’area finanza di MPS Gianluca Baldassarri e di Angelo Rizzoli, già finito a nelle patrie galere nel lontano 1983. Senza dimenticare, s’intende, la pesantissima condanna a dieci anni di carcere inflitta pochi giorni fa all’ex capo del Sismi Niccolò Pollari. Una offensiva della magistratura che non si ricordava dai tempi di Tangentopoli. Se vent'anni fa ci si chiedeva chi sarebbe stato il prossimo ora si fa il medesimo giochino sui social network, spesso indovinando. Si pensi al chiacchieratissimo Alessandro Proto, in procinto di acquistare il quotidiano Pubblico, e di piazzarlo, chissà, dalle parti di via Solferino a Milano. Ebbene, proprio ieri ci si domandava quanto sarebbero durati i suoi sogni di gloria: d’altronde la giornata era ancora lunga. E puntualmente l’arresto è arrivato, verso l’ora dell’aperitivo, a conclusione di un terribile 14 febbraio opportunamente ribattezzato come san Manettino (o san Vittore, fate vobis).

Insomma, se facessimo coincidere i confini del mondo conosciuto con quelli della nostra piccola Italia la fine sembrerebbe vicina ed i maya si sarebbero pertanto sbagliati solo di poche settimane. Ma per fortuna non è così. Certamente il quadro è quello di un Paese in putrefazione. L'impressione è che l’iperattivismo mostrato dalla magistratura in queste ultime ore non porti grandi effetti sotto il profilo della “pulizia”, che necessariamente deve essere fatta in Italia, e sia piuttosto molto pericoloso per il declinante prestigio del potere giudiziario, già pesantemente sotto l'attacco di quei numerosi magistrati passati in un batter di ciglia dalla toga alla politica. Non serve necessariamente Berlusconi per screditare la magistratura: spesso e volentieri sono gli stessi magistrati a farsi del male da soli, nella più totale impotenza degli organi di autocontrollo (vedi Csm) che troppe volte si limitano ad una funzione di pura e semplice autotutela di interessi corporativi. La logica che sembra guidare queste retate, poi, assomiglia più a quella dei blitz fatti a Cortina durante le vacanze di Natale: atti compiuti ad uso e consumo di una certa pancia del Paese - sensibile al fascino delle manette facili, delle monetine e della forca, magari in piazza - e pertanto non risolutivi, non capaci di dare risposte, nemmeno parziali, neanche giudiziarie, alle tante spinose vicende che riguardano i rapporti tra affari e politica.

La vicenda Finmeccanica è certamente paradigmatica. Un capolavoro di menefreghismo, da parte del governo Monti, e di anti-italianismo da parte della magistratura. Trattare come un volgare delinquente il presidente di una delle poche grandi aziende nostrane rimaste sul terreno dopo il sacco degli anni 90 non è certamente un atto eroico, senza per questo voler giustificare lo sdoganamento della mazzetta fatto l’altro giorno dall’ex presidente del Consiglio Berlusconi. Il fatto che una volta di più in questo caso i magistrati siano titolari di un amplissimo potere, quasi di vita e di morte, su persone, anche non strettamente coinvolte nella vicenda giudiziaria, avrebbe dovuto suggerire maggiore prudenza proprio in considerazione di quegli interessi nazionali sbandierati, in altre recenti occasioni, dal capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Era proprio necessario arrestare Orsi e spedirlo nel carcere di Busto Arsizio, uno dei peggiori d’Italia, già al centro di recenti sentenze della Corte Europea di Strasburgo per le vergognose condizioni di sovraffollamento alle quali vengono sottoposti i reclusi? E se l’accusa è quella di corruzione internazionale, cosa c’entrano i partiti politici italiani? Qual è il capo di imputazione? Per quale motivo è stato arrestato Orsi? E relativamente al piano politico, come mai Monti non ha rimosso Orsi vicino ad un partito, la Lega Nord, che nemmeno sosteneva il suo governo? Il presidente del Consiglio avrebbe avuto la possibilità di tutelare il buon nome di Finmeccanica e soprattutto i ricchi ordini già perfezionati con l’India, naturalmente ora cancellati a tutto vantaggio della solita Francia che, con in testa il presidente Hollande, si è subito fatta avanti per sostituire l’Italia in questa importante fornitura militare. Un Monti, insomma, molto lesto nel rimuovere i vertici Rai, in virtù del naturale potere di nomina riconosciuto al Premier, e stranamente disattento verso i destini di Finmeccanica, nonostante tutta la retorica sulla valorizzazione delle eccellenze fatta durante i tredici mesi del suo governo.

Anche la vicenda di Niccolò Pollari, ex capo del Sismi condannato in secondo grado a 10 anni di reclusione, è tipica di un Paese impazzito. Che i servizi segreti italiani, dalla fine della seconda guerra mondiale, siano stati posti sotto il sostanziale controllo di potenze straniere non sembrano esserci dubbi. In questo caso non si parla di verità giudiziaria, mai emersa in maniera completa, ma di verità storica. La storia ci dice che tutti i fatti legati allo stragismo degli anni 70 siano stati il risultato di un importante ruolo giocato dai nostri servizi di sicurezza, depistaggi compresi. Perfetto. Peccato però che l’unica condanna di rilievo, quella ai danni, appunto, del dott. Pollari, abbia riguardato un fatto tutto sommato minore ovvero il sequestro di un cittadino egiziano sospettato di terrorismo, tale Hassan Mustafa Osama Nasr (meglio noto come Abu Omar). Gli agenti italiani avrebbero aiutato i loro colleghi americani ad “impacchettare” Osama Nasr per poi spedirlo in Egitto, al fine di poterlo interrogare liberamente. Si tratta di un sequestro di persona, in quanto tale illegale, non c’è dubbio, e particolarmente odioso perché Nasr sarebbe stato pure torturato. La vicenda è poi in buona parte tuttora coperta dal segreto di Stato e coinvolge i delicati rapporti tra Stati Uniti e Italia, non sempre così ottimi come si sente dire in giro. Tenuto doverosamente conto di tutti questi aspetti occorre dire però che la sentenza in questione, con i due lustridi carcere dati a Pollari e per abundare le condanne in contumacia inflitte ad una ventina di agenti americani, non sembra minimamente tener conto del contesto in cui si operava nei terribili anni successivi all'abbattimento delle torri gemelle; una sentenza che assai probabilmente mai sarebbe stata pronunciata da un tribunale di un qualsiasi Paese occidentale. Naturalmente non serve specificare che gli americani ben si guarderanno dal consegnare alle nostre autorità i loro uomini.

Infine appare oggettivamente ricca di conseguenze sul piano elettorale anche la provvidenziale (per Ambrosoli) chiusura delle indagini a carico di Roberto Formigoni, a seguito delle quali i magistrati di Milano contestano al governatore lombardo il reato di associazione a delinquere (finalizzato al riciclaggio, alla frode e alla corruzione). La Lombardia è naturalmente una delle regioni decisive per l’attribuzione di un premio di maggioranza senza il quale, al Senato, Bersani avrà gravi difficoltà a governare e il confronto per le regionali si collega al dato più generale delle politiche. Anche qui ci si può domandare se sia stato proprio necessario entrare a gamba tesa nell' equilibrato confronto tra i due candidati al Pirellone, Maroni ed Ambrosoli Jr. La Lombardia è data così così in bilico da far teorizzare l'eventualità che per le regionali gli elettori di Monti possano abbandonare il candidato neo-montiano Albertini al proprio destino per concentrare tutti i voti su Ambrosoli.

L'interrogativo d'obbligo è: i magistrati milanesi hanno usato, in questo caso, la medesima prudenza mostrata dai loro colleghi di Siena per l’affaire Monte dei Paschi? In un Paese nel quale sommi intellettuali si interrogano sulla possibilità che le dimissioni papali siano state anticipate per influenzare il risultato elettorale, è credibile che nessuno all'interno della procura di Milano si sia accorto che una chiusura delle indagini proprio a ridosso delle elezioni, con conseguente formalizzazione di accuse gravissime per un noto esponente del centrodestra, avrebbe potuto influenzare il voto del 24-25 febbraio? In fondo sarebbe bastato aspettare martedì 26...

Nicola.Ventura78@gmail.com

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