A ciascuno il suo

26 Febbraio Feb 2013 2204 26 febbraio 2013

Il voto a Grillo è contro l’Europa. I gravi errori del Pd

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Che queste elezioni politiche potessero presentare un conto assai salato ai principali partiti che hanno sgovernato l’Italia negli ultimi vent’anni era abbastanza preventivabile. Ed in effetti nessuno si è salvato. Pdl e Lega Nord hanno perso la metà dei propri consensi, mentre il Partito Democratico ha lasciato per strada circa il 30 per cento dei voti rispetto alle precedenti politiche del 2008. L’Udc di Pierferdinando Casini è stato poi cannibalizzato dalla nuova formazione centrista di Monti, contraendo i propri consensi fino ad un incredibile 70 per cento. In un simile contesto, spicca l’esclusione dal Parlamento di Gianfranco Fini, Antonio Di Pietro e di un buon numero di altri politici di lungo corso (Italo Bocchino, Paola Binetti, Rocco Buttiglione su tutti); da registrare inoltre il salvataggio in extremis dello stesso Casini, che rischiava di essere travolto dal crollo del suo partito (1,7 per cento). Ci ritroviamo, insomma, di fronte a dei risultati clamorosi. Colpisce poi la disintegrazione sia della destra (per la prima volta, di fatto, fuori dal Parlamento) che della sinistra, la quale dal canto proprio stenta a riorganizzarsi secondo forme partitiche coerenti e soprattutto autonome dal Partito Democratico. L’agonia della sinistra dura da tempo e si è riproposta anche in questa tornata elettorale seguendo un canovaccio iniziato nell’ormai lontano 2006, epoca della fallimentare esperienza della Sinistra Arcobaleno. Il risultato di Sel è infatti deludente così come quasi imbarazzante quello di Rivoluzione Civile, il nuovo partito fondato dall’ex(?) magistrato Antonio Ingroia.



Probabilmente ha davvero ragione Grillo quando sostiene che destra e sinistra non esistano più, o, comunque, non abbiano più ragione di esistere se portatrici di una politica capace, semplicemente, di registrare l’esistente. Al contrario non sono scomparsi gli elettori che si riconoscevano in quelle idee; essi hanno scelto di premiare il Movimento 5 Stelle che, sotto il profilo politologico, è un fenomeno del tutto nuovo nel contesto dell’Italia repubblicana, capace di unire, sotto un unico tetto, in nome di quella che viene definita antipolitica, persone caratterizzate da un retroterra culturale e politico molto diverso.



I confronti tra M5S e Lega non sono, infatti, particolarmente sensati, dato che la creatura di Grillo mostra una trasversalità maggiore. Il M5S non è certamente una realtà locale perché è presente, in maniera uniforme, su tutto il territorio nazionale, avendo di fatto superato una iniziale marginalità nell'Italia meridionale.



La campagna elettorale di Grillo, denominata non a caso Tsunami Tour, è stata spettacolare ed aggressiva. Condotta unicamente nelle piazze, senza l’ausilio, se non indiretto, dei mezzi di comunicazione tradizionali. Per la prima volta, in tutto il mondo occidentale, nel giro di pochissimo tempo, un movimento nato dal basso, con limitate risorse a disposizione, e l’aperta ostilità dei media, riesce ad imporsi in una tornata elettorale così importante. Niente a che vedere, per intenderci, sotto il profilo della portata politico-elettorale, con i Pirati tedeschi, inizialmente considerati come un possibile modello.



Ma in realtà il voto dato a Grillo è un voto contro l’Europa. I partiti tradizionali hanno ancora qualche remora, per ovvi motivi, a prenderne atto ma il dato pare ormai essere oggettivo. La verità è che chiunque proponga delle politiche vagamente ispirate ai diktat europei rischia di finire rottamato. Al netto, ovviamente, delle rivendicazioni sui costi della politica e sulla necessità di una classe dirigente che faccia gli interessi dei cittadini, è questa la vera ragione del successo del M5S: la sua portata anti-sistema. Sempre più persone cioè cominciano a non considerare più ineluttabile il sistema nel quale si è chiamati a vivere, lavorare, crescere i propri figli.



Bersani ed il Pd hanno fatto moltissimi errori. Si potrebbe opinare che il peccato sia stato originario, ovvero non aver scelto Renzi alle primarie; il sindaco di Firenze avrebbe probabilmente portato a casa quel consenso capace di risolvere qualsiasi problema di stabilità per i prossimi 5-10 anni, convincendo anche molti elettori del centrodestra. Ma il corpaccione Pd ha preferito l’usato sicuro, in realtà scegliendo di tutelare i propri interessi di vecchia burocrazia di partito. Nonostante ciò Bersani avrebbe potuto e dovuto fare una campagna elettorale molto diversa, meno difensiva e conservativa, meno ammiccante nei confronti dell’eurocrate Monti, meno ossequiosa nei confronti della Germania; a tale proposito è stato un incredibile autogol sia il viaggio a Berlino, in cerca di "investitura", sia l’assise torinese dei socialisti europei con Schulz in prima fila a fare il tifo.



Che piaccia o no, che sia giusto o meno, i tedeschi, in questo momento storico, non godono di molte simpatie in Italia. Ed in realtà neanche fuori dall’Italia. Non c’è dunque da stupirsi che i ripetuti endorsement provenienti dalla Germania abbiano sortito l’effetto contrario. Le battute sul giaguaro, le metafore incomprensibili, il non dire nulla per due mesi su quale programma attuare in caso di vittoria elettorale, l’assenza di risposte sul tema drammatico della disoccupazione giovanile ed over 50, sulla chiusura delle imprese, sulla stretta creditizia, sui rapporti con l’Europa e i sempre più ingombranti vicini tedeschi, hanno fatto il resto. Difficile ricordare una proposta fatta da Bersani in campagna elettorale, a parte forse quella sul primo atto di governo: la cittadinanza ai figli degli immigrati (non proprio una priorità, volendo essere pragmatici).

Insomma, una campagna elettorale totalmente fallimentare, condita, come se non bastasse, dalla consueta spocchia, che altrove definii superiority complex. Perché quello slogan "L’Italia Giusta" ? Perché questa cronica incapacità di comprendere il malumore di molti italiani bollando il tutto come populismo? Perché quell’atteggiamento sprezzante che emerge quasi naturalmente nelle parole e nei volti di tanti esponenti del Pd? Il caso di Anna Finocchiaro che a Porta a Porta si lamentava con gli ospiti presenti circa la necessità di parlare di cose serie e non di bidelle la dice lunga sulle condizioni in cui si trova l’attuale Partito Democratico, formato da una classe dirigente che è ben felice di dialogare con banchieri e cosiddetti poteri forti ma che nulla ha da dire appunto a camerieri e bidelle, ovvero a quelle che Grillo definisce “persone normali”.



E in un Paese per l’appunto normale un segretario di partito come Bersani, incapace di vincere elezioni così importanti nonostante il principale compertitor avesse perso per strada metà degli antichi consensi, avrebbe fatto le valigie in 24 ore. Ma l’Italia, ovviamente, non è un Paese normale e probabilmente, per fortuna o sfortuna, non lo sarà mai. Di conseguenza Bersani rimarrà al suo posto, così come tutta la vecchia classe dirigente del Pd che si nasconde dietro di lui e lo appoggia. A questo punto il sentiero è piuttosto stretto. I partiti si trovano di fronte al problema di capire se l’attuale boom di Grillo rappresenti l’apogeo di un fenomeno puramente populistico, nato in rete e destinato a sgonfiarsi nel giro di un paio di mesi, o se al contrario il M5S sia ancora in grado di guadagnare consensi, arrivando a cifre ancor più irrazionali e preoccupanti. Ci si chiede, insomma, se Grillo trarrà più benefici da ulteriori elezioni anticipate (ovviamente dopo aver modificato la legge elettorale) o da un governo di unità nazionale, ancora uno, capace di unire Pd-Pdl e montiani. La risposta appare piuttosto chiara: sarebbe meglio andare subito al voto ma a quanto pare i maggiori partiti intendono “giocarsela” in Parlamento, magari provando a fare "scouting". Se davvero si dovesse realizzare un nuovo rassemblement (francesismo che nasconde una realtà molto più prosaica) Grillo potrebbe davvero raggiungere un incredibile 40 per cento. E allora, con un simile atto di sfida alle istituzioni europee e ai mercati, si aprirebbero davvero scenari imprevedibili, sia sul fronte interno che internazionale.

nicola.ventura78@gmail.com

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