A ciascuno il suo

5 Aprile Apr 2013 1043 05 aprile 2013

A Onida scappa la verità: i saggi non servono a nulla

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Gli imitatori de La Zanzara hanno fatto centro anche stavolta.

Più bravi dei normali giornalisti nello strappare scomode verità e inconsapevoli confessioni, con buona pace del politicamente corretto, sono riusciti a far dire a Valerio Onida, uno dei saggi scelti da Napolitano, quello che tutte le persone di buon senso avevano capito: i saggi, appunto, non servono a nulla.

Ad essere più precisi servono a guadagnare tempo, a far vedere che si sta cercando di far qualcosa, nel mentre che i giorni passano e l’elezione del nuovo Capo dello Stato si avvicina. Ed è proprio al nuovo Presidente della Repubblica che Napolitano non vede l’ora di passare la patata bollente della infinita crisi di governo che nemmeno le recenti elezioni hanno potuto risolvere.

Un’altra utilità dei saggi, più nascosta per ovvi motivi, potrebbe poi essere quella di dare a Pierluigi Bersani il tempo per racimolare i voti necessari ad ottenere la maggioranza al Senato, dando così finalmente avvio alla legislatura. D’altronde il segretario Pd è stato solo “congelato” da Napolitano: una soluzione non troppo “garbata” ma che garantisce al compagno di Bettola tutte le possibilità di realizzare il suo progetto. La scelta di Napolitano mira insomma a mettere la situazione in sicurezza, in attesa di tempi migliori. E pure la stizzita risposta del Presidente a Matteo Renzi - «non si sta perdendo tempo» - chiarisce che nemmeno al rampante sindaco di Firenze è concesso disturbare i manovratori. D’altronde c’è pur sempre Monti, in regime di prorogatio, a gestire gli “affari correnti”. E la durata di questa poco felice esperienza di governo del professore bocconiano dipenderà da quanto in fretta si riuscirà a formare un nuovo governo. Non che si possa giocare molto, sotto questo punto di vista, perché comunque delle lezioni ci sono state ed a meno che non si voglia tenere in piedi i tecnici “donec aliter provideatur”, con il conseguente grave vulnus costituzionale che ne deriverebbe, bisognerà comunque trovare una soluzione in tempi ragionevoli. O un governo Bersani, o una larga coalizione oppure il voto.

L’ipotesi “antica” – quella di un governo formato da Pd-Sel-Scelta Civica e pezzi del M5S – è tutt’altro che tramontata, come lasciano intendere i sempre più numerosi “mal di pancia” che turbano i sonni di un certo numero di neoeletti siciliani del Movimento 5 Stelle. Da non escludere, poi, qualche defezione anche nelle file del PdL soprattutto se i processi a carico di Berlusconi dovessero prendere una piega negativa per l’attuale capo del centrodestra. Si riproporrebbe un meccanismo simile a quello della fine del 2012, quando Berlusconi sembrava finito e una buona parte del partito era pronto a passare dalla parte di Monti.

D’altronde è difficile pensare che un Parlamento così nuovo – e giovane – se ne possa andare a casa dopo qualche settimana; per alcuni è davvero l’occasione della vita, quella giusta per sistemare se stessi e magari pure qualche parente. Di conseguenza c’è da giurare che, anche tra i “nuovi barbari”, si giungerà a più miti consigli, soprattutto qualora dovesse davvero agitarsi lo spettro delle elezioni anticipate. Il tutto mascherato da un alto senso di responsabilità verso le istituzioni ed il Paese.

Ci mancherebbe altro.

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