A ciascuno il suo

15 Aprile Apr 2013 1137 15 aprile 2013

Le ragioni di Prodi al Quirinale

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Circa un mese fa scrivevo delle buone possibilità di Prodi di diventare il nuovo inquilino del Quirinale. L'elezione del Presidente della Repubblica era ancora lontana e l'ipotesi pareva essere bislacca. In particolare sembrava incomprensibile la benevolenza dei grillini nei confronti del professore bolognese confermata poi dai risultati delle recenti Quirinarie, votazioni on line organizzate dal M5S aventi ad oggetto la scelta del candidato pentastellato per il Colle.

Bastava un po' di attenzione per capire che il fondatore dell'Ulivo si stava muovendo sotto traccia. Lontano dalla politica attiva dall'epoca della sfiducia parlamentare del 2008 (quella rimasta nella memoria popolare per i conseguenti lazzi a base di mortadella e spumante) il Professore ha probabilmente iniziato a preparare la rivincita già in tempi non sospetti garantendosi quel necessario periodo di "decantazione" che lo rende ben più che accettabile presso buona parte dell'opinione pubblica di sinistra, al di là dell'indiscutibile curriculum. Sul perché sia così simpatico ai grillini, però, resta il mistero, al di là dei cordiali rapporti con Grillo e Casaleggio.

Sarebbe infatti difficile, per un extraterrestre o forse solo per uno straniero che non ha molta dimestichezza con l'Italia e gli italiani, comprendere come un movimento sostanzialmente euroscettico possa sostenere, per la presidenza della Repubblica, proprio uno dei maggiori responsabili dell'ingresso dell'Italia nella moneta unica; allo stesso tempo assai poco compatibile con la "moralità" grillina potrebbe apparire la controversa gestione del Professore a capo dell'IRI o la farsesca vicenda della seduta spiritica nella quale sarebbe emerso il nome della via in cui i capi brigatisti avevano il covo durante il sequestro di Aldo Moro. Insomma, se non fossimo proprio in Italia sarebbe davvero difficile pensare che un personaggio come Prodi, grande boiardo di Stato, in politica dal 1963, ministro dell'industria ai tempi di Andreotti, possa essere tra i candidati alla Presidenza della Repubblica di un movimento anti-sistema che alle elezioni ha preso il 25% dei voti.

In realtà Prodi è stato l'unico candidato del centro-sinistra che, in una storia colma di fallimenti politico-elettorali, è riuscito a sconfiggere (per ben due volte) Berlusconi. Questo solo fatto basta a garantirgli le necessarie benemerenze, al di là dei precedenti che lo riguardano. Si tratta, insomma, di fare un dispetto all'uomo di Arcore, di rifuggire dalla logica dell'inciucio, di mettere al Colle uno Scalfaro-bis, dimenticando che, magari Prodi, paradossalmente, per forza di cose, potrebbe rivelarsi alla fine anche un buon presidente, se non proprio super partes, almeno capace di garantire il necessario equilibrio che la carica richiede, soprattutto in un contesto di generale sfaldamento del nostro sistema politico-istituzionale.

Che poi sulla base di chi verrà eletto al Colle possano individuarsi i futuribili equilibri di governo non sembrano esserci dubbi, al di là delle dichiarazioni di prammatica secondo le quali Presidenza della Repubblica e governo sarebbero variabili indipendenti. Una cosa significherebbe, infatti, scegliere Amato o addirittura Marini (candidati graditi al centrodestra) mentre ben altro messaggio conterrebbe l'elezione di Prodi.

Dopo quasi sessanta giorni di crisi di governabilità post-elettorale appare infatti ormai assodato che Bersani non voglia fare la grande coalizione con Berlusconi bensì insistere nel tentativo di cercare sponde proprio nel mondo grillino, magari ottenendo i resti di qualche smottamento in casa PdL qualora il Gran Capo dovesse essere oggetto di severe condanne nei numerosi processi in cui è imputato. Questa è l'unica idea del segretario Pd a meno che non si pensi davvero che il PdL possa appoggiare esternamente un governo senza farne parte, una sorta di riedizione a parti invertite della cosiddetta solidarietà nazionale del '76, ultimamente rievocata con una certa pervicacia.

Ma non c'è dubbio che se Prodi sarà il nuovo Presidente della Repubblica quest'ultimo labile scenario verrà confuso con quei brevi vaneggiamenti, ad usum cotidianum, tipici dei più fantasiosi retroscenisti.



Twitter: @nazionalpop70

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