A ciascuno il suo

17 Aprile Apr 2013 1205 17 aprile 2013

Se Bersani è intelligente vota Prodi

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Dopo l'esito delle cosiddette Quirinarie, indette dal M5S per la scelta del candidato pentastellato alla Presidenza della Repubblica, trapela dalle segrete stanze del Pd una certa irritazione, se non un vero e proprio imbarazzo. «E ora? Che cosa facciamo?» pare abbiano detto gli uomini più vicini al segretario Bersani. D'altronde il Pd è un partito che da sempre nutre qualche difficoltà a seguire le gattopardesche evoluzioni della politica italiana, anche se poi, con qualche sforzo, finisce per comprenderle. A quanto sembra serpeggia pure la tentazione di appoggiare la candidatura di Milena Gabanelli per il Colle, frutto delle selezioni on line indette dal MoVimento.
Naturalmente, in condizioni normali, sarebbe assai ostico pensare che una pur valente giornalista possa improvvisarsi Capo dello Stato in una realtà difficile come quella italiana, tanto più che di "dilettanti", sia pur di prestigio per carità, ne abbiamo già due alla presidenza della Camera e del Senato. Insomma per un lungo settennato, che sarà probabilmente decisivo per le sorti della Repubblica, prudenza vorrebbe che si scegliesse per il difficile compito una personalità consona al ruolo. Il condizionale è d'obbligo dato che, a sentire le entusiastiche reazioni della rete, questa ovvia considerazione non pare essere così condivisa. La Gabanelli è stata scelta perché non si sarebbe mai prestata ad "inciuci", perché giornalista che sempre si sarebbe battuta contro i "poteri forti" (pur avendo ampio spazio sul Corriere della Sera) ed in generale sarebbe colei che con le sue puntate di Report contribuisce ad alimentare la civile indignazione della "parte buona" degli italiani, informando con puntualità sulle tante piccole e grandi nefandezze che riguardano l'ex Bel Paese.

D'altronde Grillo pare aver studiato abbastanza bene le prossime mosse individuando in Rodotà quel nome di "riserva" capace di esercitare un certo fascino sul popolo della sinistra. I due, Gabanelli e Rodotà, paiono per il comico genovese quasi interscambiabili, nonostante profili intellettuali completamente diversi. «Bersani, ascolta il mio consiglio, vota Gabanelli, lascia perdere Amato che altrimenti ti fai male» ha dichiarato ieri Grillo su La Cosa, il canale streaming del M5S.

In realtà Bersani non dovrebbe avere dubbi su che cosa fare. Nel caso in cui davvero dovesse votare uno dei candidati pentastellati egli farebbe perdere definitivamente al Pd quel ruolo di "responsabilità" politico-istituzionale che appartiene alla storia e alla vocazione del suo partito; ruolo che deriva, non va dimenticato, anche dall'aver vinto sia pur di poco le recenti elezioni. Insomma, se Bersani non vuole fare il Presidente del Consiglio ed anzi ricalcare per davvero le orme di Occhetto può seguire tranquillamente il consiglio di Grillo e votare Gabanelli o Rodotà.

Si dovrebbe sperare che il segretario del Partito Democratico non abbia perso completamente la bussola anche perché la soluzione c'è, ed è quella di votare Prodi.

Il Professore bolognese, infatti, al di là dei controversi precedenti che lo riguardano, ed il profilo non certo nuovo che lo caratterizza, rappresenterebbe una delle chiavi possibili per risolvere la crisi di governabilità e dare finalmente un esecutivo al Paese. Ovviamente sgombrando il campo da qualsiasi tipo di inciucio con il PdL e dunque in una prospettiva di governo con "pezzi" del M5S.

Romano Prodi sarebbe la figura che, bene o male, metterebbe d'accordo Sel, il Pd (pur tra qualche mugugno, componente renziana compresa) e quei grillini che in lui vedono comunque "il meno peggio". Prodi, è vero, non è considerato in maniera univoca nell'ambiente pentastellato ma è comunque una figura capace di spaccare i grillini consentendo futuribili ipotesi di governo. E' comunque arrivato tra i primi dieci alle Quirinarie, non ha certo fama di essere uno dei "favoriti" di Berlusconi ed ha soprattutto riportato le uniche due vittorie del centro-sinistra nel confronti del cavaliere di Arcore. Prima e dopo di lui il buio, solo sconfitte.

Quindi se Bersani è intelligente, e non abbiamo dubbi che lo sia, dovrebbe sostenere convintamente l'ex presidente del Consiglio a partire dalla quarta votazione. A quel punto almeno una parte dei grillini sarà necessariamente costretta ad accodarsi, contribuendo all'elezione di una personalità che comunque non sarebbe per loro del tutto irricevibile, pena la possibilità di rimanere fuori ancora una volta da un decisivo processo democratico col pericolo di favorire soluzioni compromissorie che potrebbero rimettere in gioco anche l'odiato centrodestra.



Nicola.ventura78@gmail.com

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