A ciascuno il suo

7 Maggio Mag 2013 0959 07 maggio 2013

Il problema di Letta? Le chiacchiere in libertà delle sue ministre

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Dopo circa due mesi di crisi post-elettorale, e i tragicomici giorni che hanno preceduto la riconferma di re Giorgio al Quirinale, si è giunti alla formazione di un governo di larghe intese, fortemente voluto dallo stesso Napolitano (e Berlusconi) nonostante la diffidenza espressa da ampi settori del Pd.

Il centrosinistra si è momentaneamente sfaldato, secondo un processo del tutto speculare a quello che ha caratterizzato il versante opposto ai tempi del governo Monti. E’ probabile che Vendola stia cercando di scongiurare la sua scomparsa dallo scenario politico sfruttando il chiaro malcontento dovuto all'inciucio con Berlusconi. Ai sinceri democratici la presenza di una opposizione agguerrita non dovrebbe dispiacere: ci sarà molto da controllare (a patto che il governo superi il 2013).


Negli ultimi giorni si assiste ad una dialettica tutta interna all’area parlamentare che sostiene Letta circa l’eventualità di abrogare/attenuare/sospendere l’IMU, una delle imposte più odiate degli ultimi anni. L’impressione è che la polemica sia squisitamente strumentale e politica: chi si oppone alla revisione del balzello sembra più preoccupato di fare un dispetto a Berlusconi che sull’IMU aveva costruito buona parte del suo imprevisto recupero elettorale. Appare certamente singolare che su 800 miliardi di bilancio pubblico non si riescano a trovare quei 4 miliardi sufficienti a compensare una eventuale rimodulazione dell’imposta unica sugli immobili. Perché il problema non è tanto quello di trovare nuove fonti di gettito (missione quasi impossibile) quanto il ridurre gradatamente la pressione fiscale, possibilmente senza traumi per le casse dello Stato (come giustamente evidenziato da Letta). Ovviamente tutto questo può essere ottenuto riducendo i livelli di spesa corrente, dato che non è possibile pensare di lasciare intatto l'attuale livello di spesa pubblica abbassando contemporaneamente la pressione fiscale.


Sulla spesa le possibilità sono due: o si pone a dieta lo Stato o si mettono a dieta le famiglie, come già sta avvenendo da almeno due anni con effetti disastrosi per i consumi interni. Non potendo più stampare moneta, come fa ad esempio il Giappone, possiamo solo permetterci politiche di austerità (per lo Stato) che non incidano sulle tasche dei cittadini ma che si traducano in una riduzione dell'enorme corpaccione pubblico. Difficile credere che ciò possa avvenire in un Paese che sulla spesa ha sempre campato ma la vera sfida del governo Letta passa da qui, perché altrimenti sarà impossibile invertire un ultradecennale trend economico che la crisi ha solo aggravato.


Ma uno dei punti sorprendentemente più deboli del governo, o sarebbe meglio dire della legislatura, riguarda le donne (sulle quali tanto si puntava) che, a vario titolo, sono state coinvolte per assolvere funzioni istituzionali di alto livello.


Non ci riferiamo al ministro Cancellieri che per la sua discrezione, prudenza e comprovata capacità è stata in lizza per diventare il nuovo Capo dello Stato (carica che avrebbe rivestito in modo eccellente), quanto alle altre personalità che da Laura Boldrinialla Biancofiore rappresentano le “novità” rosa del governo e più in generale della legislatura.


Su Laura Boldrini ci sarebbe molto da dire e ci ripromettiamo di affrontare l'argomento in futuro: allo stato attuale si può solo osservare, con un certo sconcerto, il profluvio di esternazioni su temi notoriamente "sensibili" , che in quanto tali non sono certo oggetto di pacifica condivisione da parte di tutto il corpo elettorale.


Sostenere che nell'attuale stato di crisi le vittime possano trasformarsi in carnefici o evidenziare la necessità di modificare la legge sulla cittadinanza conformandola al principio dello ius soli significa non solo venir meno ad un ruolo di garanzia che dovrebbe esser proprio della terza carica dello Stato (così come della seconda e della prima) ma porre una vera e propria ipoteca su una legislatura che sarebbe opportuno non si concludesse con un nulla di fatto.


Si tratta insomma di comprendere le priorità del momento, limitando al minino indispensabile le dichiarazioni politicamente "sensibili" - à la Fini per intenderci - senza derogare a quella correttezza formale e sostanziale che non può non far bene all'istituzione che in questo momento la Boldrini rappresenta.


Anche la neoministra alle pari opportunità, Cécile Kyenge, non s'è fatta certamente pregare per esprimere, nell'ambito di numerose dichiarazioni pubbliche, tutto il proprio pensiero (pericolosamente simile a quello della Boldrini) sui temi dello ius soli e dell'abrogazione del reato di immigrazione clandestina. Non è il momento, non si sta aiutando Letta nel suo difficile tentativo di tenere assieme fazioni politiche molto diverse.


La terza "istantanea" la dedichiamo a Michaela Biancofiore, fresca di nomina a sottosegretario, con delega alla pubblica amministrazione. A dire il vero inizialmente era stato deciso di affidarle le pari opportunità (per "bilanciare" la Kyenge?), prima del precipitoso dietrofront dovuto all'improvvida intervista concessa dalla stessa Biancofiore al quotidiano La Repubblica (che ha poi causato la reazione delle associazioni omosessuali; intervista rilasciata proprio alcuni minuti dopo che Letta aveva consigliato ai propri sottosegretari "prudenza").


Che impressione si può trarre da questo scenario? Di certo quella di una esagerata tendenza alla dichiarazione ad effetto o ad un'aggressività fine a se stessa. La situazione in tal senso è così tanto singolare che quando si pensa a figure come quelle di Paola Severino o Anna Maria Cancellieri si rimane quasi sconcertati dal grado di buon senso, pragmatismo e consapevolezza del ruolo che ha caratterizzato la loro esperienza di governo. Una impressione favorevole che contrasta con altri esempi non proprio edificanti, come le varie "prezzemoline" che presidiano con pervicacia gli schermi televisivi.


Insomma, ricordando i danni e l'antipatia della Fornero, le "sparate" della Santanchè, le magliette della Mussolini, gli occhi belli della Moretti, il sorriso sadico della Ravetto, la voce cantilenante di Laura Comi, non si può non ammettere come questa "nuova" generazione di politiche-politicanti faccia davvero tremare i polsi, considerando anche le sfide che l'Italia dovrà affrontare nei prossimi anni.


E allora non rimane che ricordare, con un certo rimpianto, Nilde Iotti e Tina Anselmi o addirittura Irene Pivetti che, nei suoi castigati tailleur e prima della sua "conversione" televisiva, almeno parlava con una certa oculatezza.


nicola.ventura78@gmail.com

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