A ciascuno il suo

20 Agosto Ago 2013 1256 20 agosto 2013

L'idolatria della destra per Putin

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Quando nel 1989 è caduto il Muro di Berlino qualcuno parlò di Fine della Storia, indicando di fatto la fine delle ideologie che avevano caratterizzato il Novecento e l'inizio di un lungo periodo di riposizionamento politico, sociale ed economico. Chi in quegli anni, come Tiziano Terzani, faceva un giro nell'Urss dello sfascio, quella del colpo di Stato contro Gorbaciov, non poteva non vedere una dissoluzione non solo politica ma anche morale dell'ex impero sovietico. Ciò che appariva chiaro a molti, in quelle lande lontane, era che finito il sogno socialista si sarebbe aperta un'epoca nella quale nessuna altra forza avrebbe potuto bilanciare il capitalismo, se non forse il ritorno ad una religiosità fanatica o ad un nazionalismo spinto. Una visione profetica, molto più azzeccata rispetto a quelle ottimistiche di intellettuali ed osservatori troppo frettolosamente convertiti sulla via del nuovo sogno capitalista ed europeista. Perché di fatto molti vedovi dell' idea socialista si sono semplicemente riconvertiti ad un acritico "mondialismo", che passa attraverso l'europeismo ingenuo, il candido immigrazionismo, il politicamente corretto, ed il fatalismo in base al quale si sostiene l'inutilità dei Parlamenti di fronte all'efficienza e competenza della (nuova?) oligarchia finanziaria che sembra reggere le sorti dell'Occidente.

Insomma, in un mondo nuovo, senza il vecchio schema bipolare successivo alla seconda guerra mondiale, ci troviamo di fronte ad una situazione nella quale vecchi valori e preferenze sono di fatto capovolti. Chi per 50 anni è stato filoamericano ora è filorusso (ed anzi filoputiniano) al contrario di chi magari è stato comunista ed ora nutre un profondo disprezzo per la Russia ed il suo leader (grazie anche alla conclamata amicizia con Berlusconi). L'avvento di Barack Obama ha, inoltre, galvanizzato il "popolo della sinistra", col risultato di un filoamericanismo contingente, acritico, legato alla figura dell'attuale Presidente.

Ma quello che qui vogliamo evidenziare è la vera e propria idolatria che si sta scatenando a destra per Vladimir Putin. In realtà sarebbe forse meglio andare oltre una semplificazione puramente artificiosa, che oggi non ha più senso di esistere, ed affermare come il leader russo piaccia a tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, detestano il mondo moderno. Si tratta di una sorta di irresistibile richiamo verso il vecchio ordine, il tranquillizzante modello novecentesco: magari autoritario, senza essere per forza ed inutilmente tirannico e totalitario, nel quale lo Stato abbia ancora un ruolo centrale e dirimente, ad esempio nella direzione dell'economia.

La prima cosa che Putin ha fatto, dopo essere stato scelto dal Corvo Bianco Eltsin per porre un freno allo sfascio post-sovietico, è stata quella di porre termine, con le buone e le cattive, al potere incontrastato degli oligarchi che, all'indomani della fine dell'Urss, in un contesto per certi versi simile all'Italia, poterono accaparrarsi, quasi gratis, enormi ricchezze liquidate disinvoltamente da uno Stato ormai allo sfascio. Non che ora gli oligarchi manchino: essi sono però integrati nel nuovo ordine russo ed in parte pure veicoli dell'influenza putiniana nel mondo. Una situazione completamente diversa rispetto alla  Russia degli anni 90, ormai incapace di far paura proprio grazie a Gorbaciov e Eltsin, che l'Occidente guardava con un misto di compassione e sensi di colpa .

Come spiegato recentemente su  Lettera43.it la Russia sta conoscendo un'ascesa economica molto rilevante, ottenuta grazie ai proventi del gas e del petrolio, guidata e stimolata da uno Stato forte e per alcuni versi autoritario. I media occidentali non fomentano di certo simpatie esagerate per il corso russo e non perdono occasione per denunciare violazioni più o meno palesi dei diritti umani. Qualsiasi occasione pare essere propizia per "screditare" Putin, compresa la grottesca vicenda del "bacio" delle due atlete russe ai recenti mondiali di atletica (secondo alcuni organi di stampa da intendersi come gesto di "sfida" per il recente varo delle norme anti-gay). Di certo questa campagna mediatica (analoga a quella posta in essere in altri casi e per altri Paesi) è mirata ad influenzare una parte della cosiddetta opinione pubblica ma paradossalmente rafforza le convinzioni di chi guarda alla Russia come una conferma empirica delle proprie convinzioni. Su Facebook, ad esempio, è nato un Vladimir Putin Italian Fan Club, che in pochi mesi ha raccolto quasi 7 mila adesioni (già monitorato, c'è da scommetterci, da apparati di polizia su "invito" di qualche autorità politica).

In realtà, più che di Fine della Storia, sarebbe molto più prosaicamente giusto parlare di uno snodo decisivo e per certi versi drammatico della Storia: il vecchio modello delle democrazie rappresentative sembra essere entrato in una crisi definitiva, fagocitato dal potere economico-finanziario che pretenderebbe di essere al di sopra del popolo che "vota" durante le elezioni (non a caso si dice che il mercato vota tutti i giorni). Dall'altra parte abbiamo una opzione opposta, non un vero e proprio monolito dato che possono essere distinte gradazioni e sfumature differenti, dove lo Stato e la politica hanno ancora un ruolo centrale e decisivo nella vita delle persone e dove soprattutto si capisce chi comanda. Il modello russo non è la stessa cosa di quello cinese, così come sussistono differenze evidenti tra lo stesso Putin e i suoi "epigoni" dell'est (tra i quali l'ungherese Orban).

Il pericolo è insomma quello classico di cadere dalla padella alla brace: ma appare quantomeno strano gridare in questo momento contro la "tirannide" russa quando da noi la maggior parte dei cittadini nutre grossi dubbi sullo stato della Repubblica, sull'indipendenza del Parlamento, sulla credibilità dei politici e, perché no, degli organi di informazione. Abbiamo perso già da tempo molta parte della nostra legittimazione morale ad avanzare critiche sui regimi altrui? E se sì, è forse venuto il momento di interrogarci sullo stato di salute della nostra democrazia affinché essa non si declini solo in pura procedura, stanca ritualità formale, priva di valori sostanziali?

Nicolaventura78@gmail.com

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