A ciascuno il suo

23 Settembre Set 2013 1533 23 settembre 2013

Sullo scarso feeling tra Bergoglio e i nostri politici

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Davvero drammatico il confronto con Papa Francesco, per i politici. La giornata di ieri, in Sardegna, ne è stata l’ennesima dimostrazione: trionfale per Bergoglio, in una terra martoriata dal dramma della disoccupazione e da una preoccupante condizione economico-sociale, molto meno per "gli onorevoli" presenti che, quasi rimpiccioliti, intimoriti da una folla sconosciuta per gli eventi standard della politica, hanno dovuto accogliere il Santo Padre per le note esigenze di cortesia istituzionale. Si è trattato di un evento di portata storica (dato che l’ultima visita di un Pontefice in Sardegna risale ai tempi di Papa Ratzinger e la penultima addirittura al 1985, Giovanni Paolo II) non del tutto riducibile ad una pura e semplice manifestazione di fede. Non c’era, insomma, bisogno di essere dei fedeli in senso stretto per accogliere calorosamente Papa Bergoglio in una Cagliari completamente transennata e militarizzata e neppure per commuoversi, come hanno fatto tanti presenti, soprattutto donne, di fronte all’evidente carisma di Francesco. I sardi non sono antropologicamente portati a grandi scene di isteria collettiva o a plateali intenerimenti e per questo, forse, le loro manifestazioni emotive, quando ci sono, possono essere considerate particolarmente preziose ed autentiche. L’impressione è che questa visita papale non sarà fine a se stessa, come sostengono gli scettici, non rimarrà, insomma, solo un bel ricordo destinato, inevitabilmente, a sbiadirsi come l’immagine di una vecchia fotografia. Le parole del Papa hanno espresso reale conoscenza dei mali che affliggono il popolo sardo e sono state particolarmente impietose nei confronti del ceto dirigente isolano (e nazionale). Bergoglio ha ascoltato pazientemente quello che i politici gli leggevano dai fogli preparati per l'occasione; poi ha accolto il resto, quella varia umanità con problemi tristemente comuni, per poi trarre le proprie conclusioni. Non sono state propriamente parole al miele per i politici presenti: il Papa ha infatti invitato a diffidare dai venditori di fumo, a “difendersi dai tanti parolai che promettono illusioni”. Senza appello è stata poi la condanna di un sistema economico (de facto assecondato dalla politica) fondato “sullo scarto di giovani e vecchi", ovvero sulla esclusione delle fasce più vulnerabili della forza lavoro. Qualcuno, di fronte a queste parole, ha certamente storto il naso, liquidando il tutto come una bella predica in salsa “comunista”; ciò è avvenuto soprattutto sui social network e nei commenti concessi ai lettori nelle edizioni on line dei grandi “giornaloni” nazionali (quegli stessi media che spesso definiscono ineludibile la visione economico-sociale presa di mira dal Pontefice). Altri, più giustamente, hanno parlato di un ruolo di “supplenza” svolto dal Papa verso le istituzioni politiche rappresentative locali e nazionali, al punto tale da giudicare inopportuni, o quantomeno sgradevoli, anche se purtroppo necessari, gli interventi del Sindaco di Cagliari e del Presidente della Regione. Confrontarsi con questo Papa è, attualmente, una opzione improba per qualsiasi politico italiano. Ciò è apparso particolarmente evidente, a Cagliari. Ma sarebbe potuto accadere ovunque. Cagliari è stato solo un paradigma. Da un lato la stanca elencazione dei mali della realtà socio-economica locale fatta da politici che leggevano in piedi come scolaretti, dall’altra parte un Papa che non sbagliava un colpo parlando a braccio in maniera eccezionalmente efficace. Bergoglio è un oratore straordinario, semplicemente perché dà l'impressione di credere realmente in quello che dice. Quella stessa folla che rumoreggiava distratta durante il profluvio di frasi vuote dei politici si è quietata non appena il Papa ha preso la parola per la Santa Messa. Chi continuava a scherzare e ad alimentare il fastidioso chiacchiericcio è stato invitato presto a tacere. Ed è proprio in questi semplici episodi che si può misurare il carisma di Bergoglio.


Una piccola postilla va aggiunta, a difesa della categoria dei politici, per il ministro Cancellieri che, assai discretamente, ha rappresentato le istituzioni italiane di fronte ad un capo di Stato estero quale è, di fatto, il Papa. La scelta della Cancellieri da parte di Letta è la conseguenza delle rimostranze, in qualche caso rozze ed al limite del razzismo, espresse, soprattutto a livello di "opinione pubblica", rispetto alla possibilità che ad accogliere il Papa a Cagliari potesse essere il ministro Kyenge. Cécile Kyenge avrebbe senz’altro tenuto un comportamento istituzionalmente ineccepibile, ma va comunque segnalata la grande capacità, anche in questo caso, dell’attuale ministro della giustizia di “fiutare” l’aria e comportarsi di conseguenza, senza inutili protagonismi, più da statista che da politico di professione.



Nicolaventura78@gmail.com

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