A ciascuno il suo

6 Giugno Giu 2014 1134 06 giugno 2014

Attento Matteo, il centrodestra è soltanto rimasto a casa

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Tutto a posto, quindi? Non proprio, a parere di chi scrive. Sulla cosiddetta stampa mainstream, quella che ha fatto una precisa scelta di campo contro i populisti e gli “eurofobi”, è tutto un parlare di sfondamenti al centro, intendendo con ciò la “conquista” di gruppi sociali solitamente tiepidi nei confronti del più grande partito della sinistra. Il Pd, si dice, sarebbe andato oltre il proprio abituale contesto sociale - fatto di dipendenti pubblici, operai (davvero votano ancora a sinistra?), intellettuali - conquistando la fiducia di piccoli imprenditori, partite Iva, persone “normali” e poco politicizzate. Una operazione assimilabile a quella fatta, ormai vent'anni fa, da Tony Blair in Gran Bretagna o, più modestamente, la realizzazione della vocazione maggioritaria teorizzata da Walter Veltroni.

In realtà, se si vanno a vedere i numeri puri e crudi, questo sfondamento non pare esserci stato. Veltroni, con il suo Pd, alle politiche del 2008, prese comunque 12 milioni di voti, ovvero 800 mila in più di Renzi, muovendosi in un contesto di maggiore partecipazione e affluenza, con un competitor (Silvio Berlusconi allora all’apogeo della forma) di enormi capacità politiche e mediatiche. Renzi ha operato in un contesto politico sostanzialmente desertificato, con un centrodestra ridotto ai minimi termini, sia sotto il profilo politico che della presentabilità. Certo, c'era Grillo che però, lo diciamo anche col senno del poi, ha terrorizzato l'elettorato. Con una astensione che ha superato il 40 per cento (presumibilmente quasi tutto l'elettorato di centrodestra), con l'avversario tradizionale del tutto fuorigioco e con un popolo del Pd che si reca alle urne per qualsiasi consultazione a partire dalle primarie è forse azzardato fare analisi troppo trionfalistiche sul risultato, comunque notevole, ottenuto da Renzi. L'elettorato del centrodestra si è, insomma, semplicemente astenuto ma non è ovviamente scomparso. Se qualcuno del centrodestra ha votato per l'ex sindaco di Firenze, lo ha fatto più per disperazione che per una adesione convinta a un progetto di società ancora abbastanza generico. Il sospetto è che questo elettorato in libera uscita possa essere facilmente riassorbito nel caso di una ricostruzione del centrodestra. Ce lo dice il dato di Salvini: con una ricetta semplice è riuscito a rianimare una Lega nord data per spacciata dopo i “fasti” dell’ultimo Bossi. Di conseguenza Renzi deve fare presto e non dormire sugli allori.

Non c'è alcun dubbio sul fatto che l’ex sindaco rappresenti una cesura rispetto ai leader “comunisti” che, fino a Bersani, avevano guidato la lunga evoluzione del partito che fu di Berlinguer; non c'è dubbio che sia popolare e possa finalmente tentare un allargamento della base elettorale del Pd ma è giusto aspettare una verifica che sarà offerta da elezioni politiche non troppo anticipate nelle quali tornerà probabilmente in gioco un centrodestra degno di questo nome, magari dopo una salutare marcia nel deserto che lo svincoli da Berlusconi senior.

@Nicolaventura78

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