A ciascuno il suo

17 Aprile Apr 2015 1054 17 aprile 2015

La Cina più vicina. Il caso Arcoretail

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In un’Italia non ancora completamente fuori dalla crisi, con un settore immobiliare dato in ripresa nel primo trimestre 2015, la fiducia dei consumatori in salita nonostante un rischio deflazione ancora alto, rimangono sorprendenti i casi di chi, operando nel proprio settore, decide di non licenziare, né smobilitare, ma rilanciare, grazie ad ambiziosi progetti di espansione all’estero, con particolare attenzione verso il mercato cinese: è il caso di Arcoretail, azienda del gruppo Arcotecnica, che ha concluso un interessante accordo con il Gruppo Jihua, parte integrante del XinXing Cathay International Co Ltd, colosso di Stato cinese da 30 miliardi di dollari di fatturato e quotazione presso la Borsa di Shanghai.

Il patto prevede la costruzione di 35 Destination centers, secondo una logica, tipicamente cinese, volta a privilegiare il turismo interno. Le direttive del governo di Pechino sono in proposito chiare, rientrando in un piano di sviluppo e rafforzamento delle «regioni cuscinetto» del Paese rispetto a quelle più orientali capaci da sempre di svolgere un ruolo trainante dal punto di vista economico e sociale. Il tentativo è insomma quello di intercettare i gusti e le esigenze della classe media cinese, in rapida espansione, assieme al turismo internazionale dato anch’esso in ascesa nei prossimi anni.

La partnership tra Arcoretail e Gruppo Jihua si basa su una chiara ripartizione delle competenze: il lavoro di progettazione e design affidato agli italiani, la realizzazione dei Destination centers ai cinesi. Il personale italiano impiegato in Cina (altamente specializzato) ammonta a circa 300 unità; la manodopera è cinese, a garanzia dei tempi di realizzazione.

Di ormai prossima apertura sono i due Destination centers di Chongqing e Changchun; una scelta non casuale, a giudicare dalle caratteristiche delle due megalopoli.

Chongqing è collocata all’interno di un’area vasta di 30 milioni di abitanti, probabilmente il tessuto urbano più popoloso del mondo. Una sorta di esempio paradigmatico delle nuove, grandi, città cinesi, in rapido sviluppo e per questo piene di contraddizioni: da qui l’eterno conflitto tra la modernità incalzante e una Cina antica, anche un po' folcloristica. Uno dei problemi più gravi di Chongqing, assieme allo smog, è la migrazione interna, frutto delle evacuazioni forzate poste in essere per la costruzione della «Diga delle tre gole». Chongqing gode dello status di «municipalità», che garantisce alla città un rapporto costante e diretto con il governo centrale e finanziamenti a pioggia. La città è strategicamente interessante per la presenza di una cosiddetta «Zona cloud» nella quale non vigono le stringenti regole imposte dal governo per la navigazione su internet (il cosiddetto «Grande firewall»), a beneficio delle aziende straniere che operano in città.

Changchun è collocata più a Nord-est ed è sede privilegiata di sport invernali: è la «città dell’automobile» cinese, una sorta di «nuova Detroit», e probabilmente la città più «verde» della Cina, a causa del grande numero di parchi pubblici. La città fa capo ad un’area vasta di circa 10 milioni di abitanti. Il clima, particolarmente rigido in inverno e fresco d’estate, favorisce un turismo interno dalle zone meridionali, e calde, della Cina.

I cosiddetti «Tourist destination centers» sono veri e propri «luoghi di destinazione» capaci di concentrare marchi di prestigio dell’abbigliamento e dello stile (anche italiano), occasioni di relax e recupero psico-fisico, intrattenimento, possibilità di praticare sport al coperto o all’aria aperta durante le stagioni più miti.

Un altro importante aspetto dell’accordo, dagli evidenti tratti sistemici, è relativo alla costituzione di una «corsia preferenziale» per le piccole e medie aziende italiane che vogliano entrare nel ricco, ma difficile, mercato cinese. A questo importante risultato hanno collaborato due realtà del mercato italiano della consulenza come la ICD Italy China Development e lo Studio legale Pedersoli.

L’obiettivo è quello di consentire alle PMI interessate un inserimento nel mercato cinese a costi sensibilmente inferiori rispetto a quelli normalmente preventivabili. Jihua metterà a fianco degli imprenditori italiani squadre di consulenza dedicate agli aspetti di particolare complessità per aziende medio-piccole che vogliano operare in uno scenario come quello cinese: problemi legali, amministrativi, logistici, ricerca del personale e l'importante piano dei rapporti con le autorità locali. Una strategia, quella messa in piedi dal Gruppo Jihua, che rientra nelle direttive del governo cinese volte a favorire gli investimenti occidentali e in particolar modo l’imprenditoria europea, nel quadro di un ulteriore rafforzamento della economia cinese che a Pechino auspicano soprattutto in questi nuovi termini di (relativa) apertura.

Il Gruppo Jihua è specializzato nel settore delle forniture tecniche per le forze armate: divise, uniformi, calzature militari. Jihua è attivo anche nella produzione di calzature sportive per un totale di 170 milioni di pezzi prodotti, 60 milioni di uniformi, 40 mila dipendenti e un fatturato di oltre quattro miliardi di dollari.

@NicolaVentura78