A ciascuno il suo

31 Agosto Ago 2015 1515 31 agosto 2015

Se la politica sui migranti la fa la Chiesa

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Papa Francesco.

Nell’ultima intervista concessa al Corriere della Sera, il premier Renzi ha tracciato un bilancio positivo dell’azione di governo. Non certo incalzato da Aldo Cazzullo ha sciorinato le riforme e i successi inanellati dal governo, tra cui la crescita degli occupati e l’abolizione delle province. Tra una battuta e l’altra il premier è riuscito perfino a dire che i giornalisti guadagnano più dei politici, ovviamente a seguito dei tagli dei costi della “Casta” realizzati dall’esecutivo. Alla moderata opposizione del giornalista del Corsera, sui dati, fin qui, deludenti dell’economia, il premier è riuscito a dire: «Cresciamo all’incirca come Francia e Germania: poco, ma finalmente come loro». Una sorta di “mal comune, mezzo gaudio” in cui, però, le differenze tra Francia e Germania sono sottovalutate: l’Italia può infatti essere avvicinata alle deludenti performance dei cugini d’Oltralpe non certo a quelle brillanti dei tedeschi (la Germania fa gara a sé).

Il solito “ganassa”, verrebbe voglia di dire. Col pericolo che, col tempo e con lo scollamento sempre maggiore tra sogni e realtà, i principali interlocutori di Renzi, ovvero gli elettori, perderanno la residua voglia di ridere. Certo, nonostante il quadro non esaltante è difficile ritenere che gli italiani chiamati al voto tributeranno maggioranze a Grillo o Salvini: il fattore paura prenderà probabilmente il sopravvento e Renzi si avvantaggerà del combinato disposto rappresentato dall’astensione e, appunto, dagli “impauriti”. I giustificati dubbi sulle capacità di governo dei Cinque stelle e della nuova Lega nazionalpopolare di Salvini, finiranno per legittimare la soluzione più tranquillizzante: il Pd, nuovo partito-Stato, o partito della “nazione” che dir si voglia, corpaccione capace di contenere e digerire tutto (i poveri, i garantiti e addirittura i “ricchi”, compresi i 209 firmatari dell’appello pro Renzi comparso pochi giorni fa proprio sul Corsera). Senza contare le possibili mosse, stile “80 euro”, come l’abolizione, già annunciata, di Tasi e Imu.

Il rapporto con Berlusconi è sempre di odio-amore: lo evidenzia perfino Renzi, laddove, nella succitata intervista, tratteggia l’ex Cavaliere come una sorta di “sor Tentenna”, sempre indeciso tra una rottura totale o una collaborazione, altrettanto totale, sulla scorta dell’avanguardia Verdini. Perfino le chiacchiere sul conto da seimila euro recapitato a Berlusconi al termine di una pantagruelica cena in Sardegna, presso il locale di Umberto Smaila, ci descrivono un capo che ormai ha tirato i remi in barca, chiuso i cordoni della borsa. Un Berlusconi, insomma, che ha chiuso bottega: quale epilogo per Forza Italia? Forse morire di inedia.

Circa il problema immigrazione, l’unico, assieme all’economia, capace di spostare voti, Renzi non dà risposte. Non ne può dare, essendo il problema in realtà un “problemone”, più grande perfino del già spropositato ego del premier e ovviamente della piccola Italia. Dire, infatti, che si preferisce salvare delle vite piuttosto che prendere un paio di voti in più non significa fornire prospettive, dare un programma di governo, indicare una rotta: tutte ragioni per le quali si vota e si sceglie un politico. E’ un tirare a campare. Parlare di diritto d’asilo europeo, significa esprimere una posizione vaga, generica, di dubbia applicabilità, tenendo conto delle ritrosie e delle differenze circa la concessione dello status di rifugiato politico tra i vari Paesi dell’Unione. Senza dimenticare che, secondo il quotidiano francese Le Monde, l’Italia è il secondo Paese, dopo la Germania, per numero di richieste di asilo nel 2015 (finora 44 mila contro 121 mila), con Paesi come Francia e Gran Bretagna a quota 24 mila e 9 mila. Siamo anche tra i più generosi nella concessione dello status di rifugiato, visto che le richieste accolte in prima istanza sono state da noi, nel 2014, tra il 50 e il 75% mentre in altri grandi Paesi, come Germania e Gran Bretagna, tra il 30 e il 50% (la Francia addirittura tra il 9 e il 30%). Considerando, poi, il comportamento tenuto dalla nostra marina militare non si può certamente incolpare l’Italia di aver fatto poco di fronte a una emergenza della quale non si intravedono ancora le precise dimensioni, che si presumono comunque di rilevanza storica.

Il sospetto, anzi l’impressione, è che la politica sui migranti venga fatta, in Italia, più dalla Chiesa che dal governo, considerando anche la fortissima leadership esercitata da Papa Bergoglio, ormai, divenuto punto di riferimento della sinistra mondiale. Un Papa che fa politica, come tutti i suoi predecessori, capace di esprimere il proprio favore in campo ideologico: si pensi alla simpatia espressa verso i due presidenti populisti di Ecuador e Bolivia, rispetto alla freddezza mostrata verso Horacio Cartes, l’imprenditore e “conservatore” presidente paraguayano. Bergoglio è il punto di riferimento indiscusso della nuova(?) sinistra anticapitalista e sembra trovarsi bene nel ruolo: Gianni Vattimo, come riferisce il vaticanista Sandro Magister, lo vede capo di una nuova Internazionale comunista e papista mentre il sempre attivissimo Bertinotti lo indica come leader mondiale delle sinistre no global ed ecologiste, in perfetta sintonia con la recente enciclica papale.

Le reiterate esternazioni del monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, sul tema immigrazione, e più in generale sulla politica italiana, sono il frutto di scelte, anche politiche, precise e possono essere lette in combinato disposto con quelle, recentissime, del cardinale Bagnasco, presidente della Cei, che quasi da uomo di governo, giudicava «giusto, ma tardivo» il summit dei capi di governo presso il Palazzo di Vetro di New York voluto dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon per affrontare il tema delle migrazioni.

La battaglia ideologica sulla necessità di non porre particolari barriere di ingresso a chi scappa dalla guerra, e, perché no?, da un destino di povertà, è tutta sulle spalle della Chiesa: il governo segue a rimorchio. Le parole più chiare, sono venute proprio dal Papa quando il 7 agosto, in Vaticano, di fronte a 1500 ragazzi del Movimento eucaristico giovanile, ha dichiarato: «Respingere gli immigrati è un atto di guerra». Dichiarazioni concordanti e reiterate nel tempo: «Chi non apre le porte ai migranti, chieda perdono» (18 giugno 2015), «Quanto vorrei che Roma potesse brillare di pietas per i sofferenti, di accoglienza per chi fugge da guerra e morte, di disponibilità, di sorriso e di magnanimità per chi ha perduto la speranza» (28 aprile 2015). «Le loro storie ci fanno piangere» (15 maggio 2014). «Anche Gesù fu un profugo» (29 dicembre 2013).

Un Bergoglio che, c’è da crederlo, sarà decisivo anche per un accordo sulle unioni civili: lo testimonia, per esempio, una missiva inviata da monsignor Wells, in nome e per conto di Papa Bergoglio, a Francesca Pardi e Maria Silvia Frengo fondatrici della casa editrice “Lo Stampatello”, che pubblica libri per l’infanzia vicini alle tematiche Lgbt. Nella lettera, in risposta ai libri “contestati” spediti al Pontefice, Bergoglio augura una «proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani». Formalmente soltanto un «augurio», certo, che però assume un valore significativo considerato il particolare, e tormentato, iter che porterà all’approvazione del ddl Cirinnà.

Twitter: @nicolaventura78