A ciascuno il suo

10 Settembre Set 2015 1650 10 settembre 2015

Papa Francesco: piazze piene, chiese vuote

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Il presidente boliviano Morales ha donato al papa un cristo crocifisso montato sul simbolo comunista della falce e martello.

Il pontificato di Jorge Mario Bergoglio raccontato da tutti come una «cesura» rispetto a quello del retrogrado e conservatore Benedetto XVI, prosegue trionfante tra gli squilli di tromba dei media mainstream. Il tentativo, iniziale, di delegittimazione del nuovo Papa, a dire il vero, c’era stato e proveniva proprio dall’Argentina e precisamente dal più conosciuto giornalista del Paese sudamericano: Horacio Verbitsky.

Verbitsky ha costruito buona parte della propria credibilità grazie alla sua indagine cronachistica, e quasi storiografica, sul periodo della cosiddetta “Guerra sporca” che in Argentina, e in tutta l’America latina, ha portato, negli anni 70, a migliaia di desaparecidos tra cui non pochi sacerdoti cattolici.

L’accusa rivolta a Bergoglio? Quella di non aver fatto abbastanza per proteggere i propri pastori dalla furia del regime militare che oltre al compito di salvare il Paese sudamericano dal marxismo si era arrogato anche quello di depurare la Chiesa dalla cosiddetta “Teologia della liberazione” (ostracizzata, negli anni 80, da Papa Giovanni Paolo II e dal futuro Benedetto XVI) per riportarla alla purezza preconciliare dei tempi di Pio XII. Bergoglio, nei libri di Verbitsky, e in particolare in “Doppio gioco. L'Argentina cattolica e militare”, non appare affatto un sostenitore della teologia della liberazione, come frettolosamente lo si descrive oggi, bensì un conservatore moderato, caratterizzatosi per atteggiamenti ambigui capaci di mettere in pericolo la vita di alcuni suoi sacerdoti finiti nel mirino dei militari.

Tempi cupi, cupissimi. Verbitsky è stato presto tacitato, messo da parte, isolato, dai suoi stessi amici europei, non appena si è compresa la portata storica dell’elezione di Bergoglio: era cambiato rapidamente il vento. Con le dimissioni di Benedetto XVI la Chiesa non era più un bersaglio, ma una possibile alleata. E la Chiesa sudamericana, ricca di evangelica devozione verso i poveri, politicamente vicina ai presidenti populisti e “giustizialisti” che da anni governano laggiù, nel Cono sud, aveva finalmente un suo rappresentante sul soglio di Pietro.

Bergoglio come Papa proveniente dalla «fine del mondo», investito del compito di favorire un armistizio tra la Chiesa e lo spirito dei tempi, con magari addirittura quello di risvegliare la fede in un Occidente (soprattutto europeo) sempre più stanco, scettico, nichilista, materialista, agnostico se non apertamente ateo.

L’obiettivo, in tal senso, è stato centrato? Di sicuro Bergoglio è oggi una icona globale, che nessuno disturba. Sembra piacere a tutti: ai media e al “popolo”. Una icona pop, sùbito contrapposta all’ascetismo di Benedetto XVI, pontefice meno disponibile ad ammiccamenti verso il mondo moderno. I puristi, i conservatori che rimpiangono il Papa emerito, rimproverano al nuovo proprio questo: gli ammiccamenti. E forse una favella troppo semplice, financo generica, appunto «furbacchiona» come la definirebbe qualche importante politologo. Autorevoli commentatori italiani, vaticanisti come Sandro Magister, hanno efficacemente raccontato ciò che è avvenuto presso il Foro Internacional por la Emancipación y la Igualdad, voluto dalla ministra argentina della cultura, Teresa Parodi, in quel di Buenos Aires: sul palco presenti le maggiori “star” mondiali della contestazione anticapitalista. A prendere la parola il brasiliano Leonardo Boff, teologo della liberazione convertitosi alla «religione della madre terra», Marcelo Sorondo, arcivescovo, considerato gran consigliere di Bergoglio, e il nostro Gianni Vattimo, filosofo, che ha perorato la causa di «una nuova Internazionale comunista e insieme "papista", con Francesco come suo indiscusso leader». L’idea che Borgoglio possa essere il leader globale di una nuova (?) sinistra anticapitalista sembra essere un’idea sufficientemente condivisa, perché Obama è ormai a fine mandato e oggettivamente “costretto” nei suoi panni di presidente della maggiore potenza mondiale. L’entusiasmo con cui una certa parte dell’intellighènzia nostrana ha letto la seconda enciclica papale, “Laudato si’”, dai temi tipicamente ecologisti e anticapitalisti, è stato paradigmatico.

Ma il quesito che ci poniamo in questo articolo, è sempre lo stesso: Bergoglio, icona pop, leader politico, grande Papa capace di piacere a tutti, a potenti e umili, ricchi e poveri, intellettuali e bifolchi, sta davvero compiendo un'opera di conversione verso scettici, agnostici, o, addirittura, atei? Si sta riscontrando un rinnovamento della fede oppure il Pontefice ponendo in essere, per esempio, una crociata contro Medjugorje, finisce per portare attacchi proprio a quei pochi segni di risveglio di intensa religiosità presenti in Europa?

Per rispondere a queste difficili domande, ci si può affidare alla propria privata percezione dello “spirito dei tempi” oppure alle ricerche di carattere demoscopico.

Lo spirito dei tempi ci suggerisce che no, non pare esserci stata finora una moltiplicazione delle conversioni dovute all'iperattivismo del Papa argentino. Parafrasando Nenni, le piazze sono sicuramente piene, gli applausi numerosissimi, le indulgenze dei guardiani del pensiero unico generosamente concesse (si pensi al tema dell'aborto, relativamente al quale viene consentito al Papa “di fare il Papa”, ovvero di condannare l’interruzione volontaria della gravidanza come peccato grave che necessita un profondo, vero, pentimento per chi lo rende possibile), ma non sembra che ci sia anche un autentico risveglio della fede.

A tale proposito risultano interessanti alcuni dati, naturalmente poco diffusi dai nostri media, che riguardano proprio il delicato tema della religiosità degli italiani al tempo di Bergoglio: ci riferiamo al Rapporto Coop 2015, presentato il 3 settembre a Milano, che accanto ai numeri sulle abitudini e le nevrosi degli italiani, prova a dare una risposta all'interessante domanda sulla capacità dell’attuale Papa di «convertire» (termine opportunamente espunto dal lessico moderno).

Il quadro è sconfortante. A più di due anni dall'elezione di Bergoglio, l'emorragia di fedeli, per la Chiesa, non sembra essersi fermata.

Secondo il Rapporto Coop, uno studente su cinque non frequenta l'ora di religione. Il fenomeno in questione è particolarmente accentuato al Nord (con punte del 27% per le superiori), più sfumato al Centro, e quasi trascurabile al Sud (dove oltre il 90% degli studenti frequenta l'ora di religione).

E i bimbi battezzati? Sempre sulla base del Rapporto Coop, i neonati battezzati sono diminuiti del 10% rispetto agli anni 90, anche se la stessa indagine registra una lieve ripresa negli anni Dieci del XXI secolo rispetto agli anni Duemila.

E i praticanti? Le chiese sono davvero tanto vuote? In questo ambito bisogna dar conto, come già scritto sopra, di un calo dei praticanti soprattutto tra le donne, complice, si dice, una morale cattolica che in ambito sessuale viene registrata come troppo restrittiva, sessuofobica, e latamente misogina. Negli ultimi trent'anni i praticanti sono diminuiti del 10% (dal 35% del 1986 al 25% del 2015, un italiano su quattro), mentre i cattolici non praticanti sono passati, sempre negli ultimi trent'anni, dal 49% al 36%. Dichiarano, infine, di non praticare oltre il 30 % degli intervistati. Registrato un calo anche per i sacramenti: cresime (-27%) e comunioni (-15%).

Il rapporto sembra dare una valutazione sostanzialmente positiva ai cambiamenti in atto che, considerando anche i flussi migratori, presentano un quadro positivo per le altre fedi religiose: in ascesa quella musulmana (seconda religione in assoluto, con un milione e mezzo di fedeli) mentre i buddisti sono oltre 200 mila: le altre fedi cristiane, diverse dal cattolicesimo, sono significativamente presenti sul territorio nazionale (2 milioni di fedeli).

Sullo stesso tema, va segnalata anche una ricerca, vecchia di circa un anno, commissionata dal New York Times al Pew Research Center: l'indagine, che ha coinvolto più di 1800 persone, tende a monitorare il reale impatto di Papa Francesco sul delicato tema delle conversioni. Il sondaggio indaga anche sul grado di popolarità degli ultimi tre pontefici: Giovanni Paolo II, leader indiscusso, Papa Ratzinger, ultimo e appunto Bergoglio a metà strada tra il Pontefice polacco e quello tedesco. Anche questo sondaggio, sviluppato in terra d'America, conferma il sospetto che sotto il pontificato di Bergoglio non vi sia proporzione tra il generale plauso verso il Papa argentino e le conversioni. Circa la possibilità che i sacerdoti accedano al sacramento del matrimonio, si sono dichiarati favorevoli cinque fedeli su dieci, quattro su dieci sono i favorevoli al sacerdozio per le donne, mentre il 70% si è dichiarato favorevole ai matrimoni gay. Il sondaggio evidenzia anche delle contraddizioni palesi: il pontificato di Bergoglio viene valutato dall'81% degli intervistati come positivo per la «rivitalizzazione dei valori morali tradizionali» (quali?) e l'assistenza verso i poveri. In sostanza soltanto il 5% dichiara di recarsi in chiesa più che in passato, mentre la percentuale di cattolici americani rimane stabile al 22%.

Dichiararsi fan di Bergoglio non costa niente, anzi rende un po’ più simpatici. Ma il vero miracolo, per un Papa, rimane quello di operare conversioni, non di farsi applaudire.

@Nicolaventura78