A ciascuno il suo

18 Settembre Set 2015 1227 18 settembre 2015

Fenomenologia di un Ganassa

  • ...

Il premier italiano Matteo Renzi.

Prendiamo a prestito un termine del dialetto lombardo: ganassa. Decliniamolo in maiuscolo, Ganassa, e dedichiamolo al più importante politico del momento. Traduzione di Ganassa: ganascia, spaccone. Possono andare bene entrambi i significati, in un certo senso sono sinonimi. L’uso del termine è particolarmente caro a un celebre giornalista, Giampaolo Pansa, una vita nei giornali del Gruppo L’Espresso, autore di qualche volume di una certa importanza. Uno di quelli che, a un certo punto, si è rotto le scatole: emarginato dai salotti buoni, scrive in esilio per il giornalaccio di destra “Libero”.

Sì, insomma, se volessimo utilizzare un termine colloquiale per definire Renzi sarebbe difficile trovare qualcosa di meglio: “Ganassa” va bene.

Ebbene i modi del Ganassa sembrano piacere a tanti, a troppi: una situazione da guardare con sospetto, con la gran parte della stampa e soprattutto degli italiani sempre alla ricerca dell’uomo della provvidenza, dell’eroe, magari un po’ straccione, spuntato dal nulla per tirar tutti fuori dai guai.

Il Ganassa è il tipico esempio, paradigmatico, un po’ romantico, di italiano. Un po’ bullo di paese, fanfarone, portatore di un giustizialismo scamiciato. Una via di mezzo tra Garibaldi e Alberto Sordi. Fondamentalmente un personaggio cinematografico, di quelli che sarebbero piaciuti a De Sica, niente a che vedere con gli esangui italiani 2.0. Qui si ritorna alla tradizione. Più precisamente il Ganassa è ciò che gli italiani ammirano, ciò che vorrebbero essere. Un tipo al quale si affiderebbe pure la propria moglie non per particolare fiducia bensì per poterlo raccontare in giro, agli amici.

Gli italiani com’è noto disprezzano profondamente i seriosi, soprattutto se autenticamente seri: disprezzano i ligi alle regole. Li trovano diversi, li guardano con sospetto. Non è facile intendersi con tipi così. I ligi alle regole sono stranieri in Patria. Altro che migranti. Soprattutto è incredibile pensare che un ligio pensi di far rispettare le regole. Uno così diventa subito uno zimbello da far ammattire. Finisce male, non ha futuro. Al contrario il Ganassa è il figlio che le madri vorrebbero avere, il pargolo prediletto dei padri, il fidanzato/marito che le suocere vorrebbero per le proprie figlie. Di più: il Ganassa compie il miracolo di piacere a madri e figlie. Egli è un furbacchione, uno con la battuta pronta, un piacione, uno ricco di risorse. Un ottimista. Non particolarmente intelligente, ma certamente furbo. Uno che capisce dove tira il vento e si adegua, ovviamente per i propri scopi.

Insomma, considerato tutto questo contesto “antropologico”, non c’è da stupirsi del fatto che Renzi abbia fatto breccia nel cuore degli italiani. E’ un Berlusconi riveduto e corretto, che durerà a lungo: forse vent’anni e più. Altro che ritirarsi dopo «il secondo giro», come dichiarato ultimamente (altra cosa: mai affidarsi al fact-checking per valutare un Ganassa).

La vicenda della capatina in America per assistere allo storico “match” degli Us Open di tennis, con protagoniste due italiane, si è tramutata in una sbornia propagandistica per il premier. C’era da aspettarselo. Si sono scatenati un po’ tutti. Da un lato i “giustificazionisti” (la maggior parte), dall’altra quelli che Renzi non possono proprio sopportarlo (Il Fatto Quotidiano, in splendida solitudine) e infine i “tiepidi”, quelli che stanno lì, un po’ in mezzo: qualche appunto, qualche critichina, ma sotto sotto pronti ad esultare per ogni mossa del premier.

Sì, insomma, Renzi si precipita in America, come saprete, per assistere all’incontro Pennetta-Vinci. Non che non avesse altro da fare: avrebbe dovuto partecipare alla Fiera del Levante di Bari, roba noiosissima, da Prima Repubblica, magari per parlare di Mezzogiorno, di un Sud sparito dai radar, del governo e non solo, ma pazienza. C’è il rischio di prendere dei fischi, a favore di telecamera per giunta, mentre l’opportunità di mettere il cappello su una vittoria «dell’Italia» è troppo ghiotta. E Renzi va, si precipita. Dà buca a quei rompicoglioni di pugliesi che lo aspettavano a Bari, per menare pure un po’ le mani (dialetticamente parlando, si intende), per esporre problemi, contestare. Dà soprattutto buca a quel sindaco lì, Emiliano, che proprio non gli va giù. Prende il “piccolo” Airbus 319, pagato dai contribuenti, e si precipita in America con tutto lo staff al completo. Si fa perfino delle foto ricordo, ovviamente a beneficio della stampa e dei social network. Sì quella foto con le due tenniste e quei due tizi ai lati, tutti a sostenere, al contrario, una povera bandiera italiana.

Polemiche del giorno dopo: il Ganassa conosce i suoi polli e infatti ha già la battuta pronta. «Fosse stato il calcio, non avrebbe detto niente nessuno. Ma è tennis femminile e allora in tanti hanno storto la bocca come fosse sport di serie B», imputando quindi ai critici di snobbare le vittorie femminili nello sport. Bingo. Su questi temi la stampa si scioglie. E scomoda perfino Pertini: ve lo ricordate il vecchio presidente a Spagna 82 per la vittoria di quei undici tizi in pantaloncini, tutti in fila a inseguir un pallone? Allora state zitti. Beccatevi Renzi che rende onore alle nostre ragazze (o a sé stesso?). E pazienza se tra le due cose sussistano delle differenze. Pazienza se il premier, per forza di cose, rappresenti una fazione al contrario del Presidente della Repubblica (soprattutto uno come Pertini). Pazienza se un importante torneo di tennis, dove gli atleti giocano soltanto per sé stessi, sia cosa diversa da un Mondiale o una Olimpiade. Pazienza se Renzi ha strumentalizzato l’evento sportivo per farsi campagna elettorale, a spese dei contribuenti, al contrario di Pertini. E pazienza se le due tenniste si sono fatte fotografare col Premier non sospettando l’inopportunità della cosa (o forse fregandosene).

Tutto è passato in cavalleria. A Renzi, a un Ganassa di tal fatta, si perdona tutto. E lo si applaude pure. Qualcuno gli avrebbe fatto un bonifico a quel bel faccione pur di vederlo in mondovisione soddisfatto per la «vittoria dell’Italia».

Ma passiamo a una vicenda in qualche modo legata a quella degli Us Open. Secondo rumors insistenti il premier starebbe per dotarsi di un superjet, un enorme Airbus A330, capace di andare oltre gli 8500 km di autonomia del pur non piccolo Airbus A319. L’indiscrezione esce questa estate, nell’unico quotidiano anti-renziano, e viene sùbito smentita da Palazzo Chigi. Viene smentita perché probabilmente non è sufficientemente precisa: il nuovo superjet non verrà acquistato, ma affittato. Sì, un “leasing” come dicono quelli bravi. E qui si passa dalla parodia alle cose serie, quasi tecniche. Qualche giorno fa appare su un sito solitamente bene informato (Formiche.net, riconducibile al neoconsigliere Rai Paolo Messa) un intervento interessante, naturalmente snobbato dalla stampa, a firma del generale Leonardo Tricarico, già consigliere militare di almeno tre governi di diversa estrazione politica, tecnico stimato e dalle competenze riconosciute. Tricarico scrive a chiare lettere che al premier non serve un nuovo Airbus. Anzi, ci sarebbe una soluzione anche per eventuali complessi di inferiorità. Perché non usare, si domanda ancora Tricarico, i quattro Boeing 767 dell’Aeronautica Militare? Sono nuovi di zecca, una autonomia illimitata, hanno una dotazione elettronica completa e sono personalizzabili a seconda delle esigenze a costi ridotti. Tricarico dice poi che il “piccolo” Airbus A319 ha già una autonomia più che sufficiente per la maggior parte delle esigenze “di Stato”. Di più: la scelta di “affittare” un nuovo, gigantesco, velivolo è antieconomica, come dimostrano le ben documentabili vicende che hanno riguardato il Regno Unito. Naturalmente per questioni “politiche” è meglio dire che il nuovo superjet è stato affittato, non acquistato. Fa più effetto e serve a non far incazzare troppa gente, stante il clima di generale “sobrietà”.

Tali questioni oggettive, tecniche, non sono state contestate da nessuno. Anzi, si è tentato di incolpare Letta per l’aereo di Renzi.

Ma c’è un altro aspetto che il generale Tricarico ha messo in luce: la flotta presidenziale è gestita dall’Aeronautica Militare che anticipa i fondi necessari per i voli di Stato e provvede a girare il conto alla Presidenza; peccato che il rimborso spese avvenga solo in parte costringendo l’Aeronautica ad arrangiarsi.

Ma queste sono considerate “minuzie”. Gli applausi arrivano ancora copiosi, nonostante l’opera di “scouting” sui parlamentari non Pd avviata da due noti selezionatori di risorse umane, senza che nessuno, o quasi, abbia da ridire. Si sta riproponendo, con minore strepito, ciò che avveniva ai tempi dell’odiato Berlusconi: cercare qualche “responsabile” per puntellare un governo con numeri non troppo certi.

L’obiettivo sono le riforme costituzionali, ovviamente. Nell’interesse degli italiani, «che le aspettano da settant’anni».

Eccoli, finalmente. Gli uomini e le donne della provvidenza sono arrivati.

Twitter: @nicolaventura78