A ciascuno il suo

29 Settembre Set 2015 1130 29 settembre 2015

Il significato dell’esultanza nel calcio

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Mario Balotelli durante Milan-Empoli.

Mario Balotelli è uno dei giocatori italiani della nuova generazione più conosciuti. Anzi, è il solo giocatore italiano della nuova generazione realmente conosciuto, considerata l’attuale penuria di campioni nel nostro calcio. Egli è dunque famoso, perlomeno se consideriamo livelli di popolarità che si confacciano a un grande giocatore. Balotelli è, in potenza, l’ultimo epigono di quei buoni giocatori che permettevano, fino a poco tempo fa, all’Italia di primeggiare nello sport più importante del mondo: il calcio. Una volta c’erano i Baggio, i Del Piero, i Totti; oggi c’è questo ragazzone di 25 anni, noto più per le multe sulla sua Lamborghini e qualche intemperanza di troppo che per le prestazioni sul campo da gioco. Questo significa che, tenendo conto di certo livello di potenzialità, Balotelli ne ha espresse, nella sua professione, soltanto una parte. Non è un caso che uno dei giocatori sopraccitati, ovvero Roberto Baggio, abbia manifestato la volontà di parlargli: «Se Balotelli non fa il salto di qualità ora diventa un problema. Poi può avere soltanto rimpianti. Voglio farci due chiacchiere». Non si sa se l’intento di Baggio fosse quello di dare troppa pubblicità all’incontro: sospettiamo di no. In ogni caso Balotelli ha deciso di rendere noto, erga omnes, l’evento pubblicando una foto sul suo “cliccatissimo” profilo Twitter.

Sì, insomma, Balotelli è qualcosa di diverso dal comune calciatore. E’ soprattutto una star mediatica. Per certi versi non è più nemmeno un calciatore, perlomeno da un anno, ovvero da quando di lui si sono perse le tracce in Inghilterra, nella gloriosa squadra del Liverpool, la stessa che il suo manager Mino Raiola aveva correttamente battezzato come «ultima chance» per il suo assistito. L'ex capitano del Liverpool, Steven Gerrard, ha raccontato per filo e per segno, in un recente testo autobiografico, l’incontro ravvicinato con il “campione” italiano: «Durante il primo allenamento si presentò dicendo che lui, sui calci d’angolo, non marcava. Sì, disse proprio così: “Io nei corner non marco. Non ci riesco”». Pare che al quel punto l’allenatore Brendan Rodgers sia andato incontro a Balotelli, assieme allo stesso Gerrard, per approfondire la questione e che la discussione non sia stata condita da parole che dovrebbero uscire dalla bocca di gentiluomini. Come ammesso dagli stessi protagonisti Balotelli aveva tutte le caratteristiche tecniche per marcare l’uomo nei calci da fermo, ma nessuno lo aveva “addestrato” in tal senso; probabilmente un retaggio del campionato italiano e forse anche del Manchester City di Roberto Mancini, uno dei tanti estimatori di Mario ad aver perso la difficile scommessa di rilanciarlo.

Gerrard ha bollato Balotelli come l’esempio tipico di calciatore viziato, inconcludente, disordinato, scarsamente professionale. Uno di quelli sul quale, in campo, non puoi mai fare affidamento. Un giocatore che vive per il “colpo”, ma non è in grado di aiutare la squadra. Un giocatore di pallone, non un giocatore di calcio.

Balotelli sembra scioccato dall’ultima esperienza inglese: messo ai margini, praticamente per un anno, si è trovato in una situazione pericolosamente vicina alla conclusione anticipata di una carriera mai davvero cominciata. Nella sessione estiva di mercato sono mancate le richieste, a parte quelle dei ricchi club del golfo Persico o delle «League soccer» americane. Proposte che andrebbero bene per un calciatore a fine carriera, non per un ragazzo di venticinque anni. L’ex “Supermario” è spaventato, lo si vede dagli occhi. Non ha più nulla dello sbruffone di qualche anno fa, nemmeno quella rabbia o senso di rivalsa che lo portava a beccarsi, irrimediabilmente, con i tifosi avversari (e anche con i propri). E’ un Balotelli diverso, intimidito, pauroso di sbagliare. Difficile sapere se questo ne condizionerà il rendimento in campo: l’impressione è che in lui ci siano problemi psicologici enormi, irrisolti, causati, forse, anche della recente morte del padre.

Ma l’aspetto più incredibile del calciatore Balotelli, non è il suo cattivo rapporto con i compagni, con i tifosi, oppure la vita sregolata fuori dal campo. L’aspetto più incomprensibile di questo calciatore riguarda l’incapacità di esultare dopo i gol. E’ successo anche recentemente, nel match di campionato contro l’Udinese: l’attaccante milanista calcia la palla da trenta metri, su calcio da fermo, con un potenza e una precisione mirabile, senza lasciare scampo al portiere avversario. Qualsiasi altro giocatore, dall’esordiente in serie A al Messi della situazione, avrebbe esultato, fatto festa: Ballotelli no. Tutti l’hanno visto lì fermo, in mezzo al campo, a capo chino, sommerso dall’abbraccio dei compagni. Non è la prima volta che succede, anzi è diventato quasi un suo “marchio” di fabbrica. Massima espressione di gioia un braccio debolmente alzato, quasi si trattasse di segnature in partitelle di allenamento. Che significato ha tutto questo?

Probabilmente la verità si ritrova nelle parole dello stesso Gerrard, su Balotelli. Il cosiddetto “Supermario” non ha la testa nel calcio, non è un professionista, non lavora abbastanza duramente per ottenere risultati, per migliorare, per essere parte attiva di una carriera e di un progetto. Pur essendo tifoso del Milan (almeno così si dice) non riuscirà probabilmente a essere mai un vero protagonista del club, a scriverne la storia com’è capitato ai suoi illustri predecessori. L’esultanza dopo un gol non è un fatto folcloristico oppure conformistico: è la manifestazione di gioia dovuta al raggiungimento di un risultato, il meritato premio dopo un difficile lavoro. Segnare un gol significa crescere nella considerazione dei compagni, della società, dei tifosi: fare qualcosa di importante, marcare una svolta, se il gol è particolarmente importante addirittura una cesura nella propria carriera. Il fatto che Balotelli non attribuisca importanza a quello che fa, in definitiva alla propria storia calcistica, lo si vede dal fatto che non esulti quando segna dei gol. Una anomalia mai vista su un campo di calcio o vista raramente, in modalità “una tantum”, come espressione di intenti particolarmente polemici. Nessun grande (e piccolo) giocatore ha avuto così poco rispetto di sé stesso, della propria carriera, della propria storia, di quello che fa da non esultare dopo i suoi gol.

Ci auguriamo che Baggio abbia approfondito questi temi, abbia chiesto francamente conto di questi atteggiamenti in campo, ancor prima di quelli «fuori dal campo» che, considerata la discrezione del “Codino”, non saranno stati probabilmente affrontati. Anzi c’è da augurarsi che tra i due siano stati programmati degli incontri periodici: c’è da sperare che Baggio si sia messo in testa di fare quasi da analista perché altrimenti di Balotelli ricorderemo solo gli show fuori dal campo e qualche “esultanza” a capo chino.

Tanti anni fa, circa trenta, un allenatore molto quotato, Gigi Radice, allora guida tecnica, con ottimi risultati, del Torino calcio, di fronte alle lagnanze di un suo giocatore, il brasiliano Junior, titolare inamovibile del grande Brasile di Telè Santana del 1982, disse che il suo compito era di «fare l’allenatore di calcio, non l’assistente sociale», intendendo con questo che si sentiva tenuto a preparare tecnicamente e fisicamente i propri giocatori senza andare oltre, senza preoccuparsi di quei problemi personali, ed extra calcistici, che inevitabilmente finiscono per condizionare prestazioni sul campo e intere carriere. Opinione rispettabile, quella di Radice, basata sul presupposto, non sempre scontato, che atleti super pagati siano anche dei super professionisti capaci di entrare in campo e isolarsi da tutto. A volte succede, a volte no. E’ probabile, insomma, che Balotelli abbia bisogno realmente di un «assistente sociale», per dirla nel rude linguaggio di Radice o, più precisamente, di una figura di riferimento che sappia curare gli aspetti più reconditi sotto l’aspetto psicologico e motivazionale. Forse un amico, forse una moglie, forse qualcuno che lo faccia anche a pagamento ma lo faccia.

Oggi li chiamano “motivatori”. Pare che in qualche caso funzionino.

Twitter: @NicolaVentura78