A ciascuno il suo

13 Ottobre Ott 2015 1100 13 ottobre 2015

Qualche ragione per difendere il sindaco Marziano

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Il sindaco di Roma Ignazio Marino.

Ignazio Marino, 6o anni, chirurgo, e, molto probabilmente, ex sindaco di Roma. Le “dimissioni a metà”, sono l’ultima delle trovate di questo “marziano” della politica: dopo un videomessaggio diffuso urbi et orbi, nel quale, comunque, minacciava la possibilità di utilizzare politicamente i venti giorni che la legge concede ai sindaci dimissionari (per verificare se esistono le condizioni per continuare a governare la città), ha celebrato un matrimonio, disdetto la comparsata da Fabio Fazio, passato il fine settimana a lavorare per il “futuro di Roma” e soprattutto meditato sulle prossime mosse.

Interessante l’assembramento di sostenitori dell’ormai ex sindaco: una gita domenicale, secondo alcuni, comunque uno dei pochi casi recenti di pubblico sostegno a un politico. La firme raccolte su Change.org (piattaforma di petizioni on line) affinché Marino ritiri le dimissioni e istituzionalizzi la crisi, portandola all’interno del consiglio comunale, sono ormai cinquanta mila (numero ottenuto quasi esclusivamente col “tam-tam” sui social network).

Al di là di questa insospettabile, improvvisa, empatia tra l’ex sindaco e un certo numero di romani resta il fatto che il governo del cosiddetto “marziano” non è stato certamente brillante. C’è forse poco da ricordare, di positivo, di questo sindaco, nonostante la buona volontà dei suoi supporters che hanno individuato ben «quaranta cose fatte» dal chirurgo dem, vincitore, un po’ a sorpresa, delle primarie nel 2013. Dopo due anni e mezzo di governo della capitale d’Italia, le quaranta cose fatte (tra cui il “GPS” montato sui camion dell’AMA e il posizionamento di «lampadine al LED» al posto dell'illuminazione tradizionale) non rappresentano una cifra strabiliante.

Roma appare più sporca, più sciatta, più cattiva, più involgarita nei costumi, più allo sbando che mai. Scene quotidiane provenienti dalle corriere della capitale, registrate da anonimi cittadini e poi rilanciate in rete, fanno emergere spaccati di vita quotidiana inquietanti. Un paradosso: la sensazione di illegalità diffusa, la mancanza di un potere centrale, visibile e certificabile, in un luogo che dovrebbe essere il centro del potere (o meglio, di più poteri).

Marino è definito «extraterrestre» non tanto per qualche sua recondita qualità capace di porlo al di sopra dei comuni mortali, quanto per il suo atteggiamento bizzarro: egli appare sostanzialmente lontano dalla romanità e italianità ammiccante che caratterizza buona parte del cosiddetto ceto dirigente tricolore e del corpo elettorale. E’ insomma diverso per motivi esattamente opposti a quelli enunciati da una delle sue più accese sostenitrici, l’attrice Sabrina Ferilli, che, in questi giorni, appare un po’ ovunque, attirandosi la commiserazione dei giornaloni. La Ferilli, uno dei «vip che sostengono Marino», ha dimostrato coraggio nell’esporsi a difesa di un uomo bersagliato (non umiliato), ma non pare abbia capito granché della natura dell’ex sindaco. Non esiste quella possibile equiparazione tra Renzi e Marino, evidenziata in qualche spericolata intervista dall’attrice romana: tra i due esiste semmai una differenza antropologica essenziale, evidente, percepibile. Renzi è il prototipo dell’italiano tipico, di successo, in un certo senso capace di quella empatia che lo rende, di fatto, il premier ideale per gli italiani. Al contrario, Marino viene percepito come “bizzarro”, inaffidabile e imprevedibile, sostanzialmente pericoloso secondo quelli che sono i canoni comunemente in voga nell’ex Belpaese. Le stesse definizioni di «marziano» ed «extraterrestre», che dovrebbero servire a beffeggiarlo, renderlo ridicolo, sono in realtà sintomatiche del sistema “valoriale” di chi le ha partorite e diffuse.

Nonostante tutte le riserve possibili su Marino, non si può restare indifferenti di fronte al killeraggio mediatico posto in essere contro l’ormai ex sindaco di Roma. Episodi non certo edificanti come quello relativo alle famose “pedalate” del chirurgo dem (secondo quanto riferito da alcuni sostenitori del candidato Marchini, che giurano di avere le prove, Marino si sarebbe fatto comodamente scarrozzare in auto per la città salvo poi utilizzare le biciclette solo in prossimità dei fotografi) sono stati diffusi dalla “libera stampa” soltanto ora, dopo due anni e mezzo, al momento della caduta del sindaco. Le “inchieste” giornalistiche sugli scontrini di Marino, per cifre che appaiono francamente risibili, e il febbrile spirito di indagine che improvvisamente pervade i media italiani dovrebbero destare più di un sospetto, in un Paese in cui praticamente non esistono “editori puri” (quelli che, cioè, si occupano soltanto di media senza avere le mani in pasta in altri impicci). In queste settimane si è osservato un attacco concentrico che non è il frutto della ben nota immaginazione dei complottisti, ma ha visto protagonisti persino il Vaticano con il suo “Principale” Bergoglio: una ostilità espressa in mondovisione durante il noto viaggio di ritorno del Papa dall’America, nello scherzo (?) fatto dal “finto” Renzi a monsignor Paglia durante la trasmissione La Zanzara e nel durissimo editoriale dell’Osservatore Romano nel quale si imputava a Marino di aver lasciato «solo macerie».

Sì, a difendere Marino sono rimasti solo «un paio di vip» e qualche migliaio di romani (e non) rigorosamente «over 60», scesi in piazza con i cartelli vergati a pennarello e pronti a firmare petizioni on line.

Noi ci limitiamo a credere che Marino sia una persona onesta, almeno secondo quelli che sono gli standard italiani. Ormai è chiaro: in un Paese in cui il Premier, nel colpevole disinteresse del circolo mediatico-giudiziario, fa quello che gli pare si vanno a discutere le bottiglie di vino di Marino.

Fa amaramente sorridere il fatto che si costruiscano inchieste giornalistiche sui ricordi (sulle memorie estremamente selettive) dei ristoratori: gli osti di Marino ricordano tutto, stranamente tutto, fin nei minimi particolari. Quelli di Renzi, già presidente della provincia di Firenze, e poi sindaco, non ricordano nulla. Nonostante il futuro premier abbia frequentato con grande assiduità trattorie e ristoranti, come ci illustra un interessante pezzo che si legge sul Fatto Quotidiano del 10 ottobre 2015, a firma di Davide Vecchi: «In tre anni ha speso 70 mila euro per le trasferte negli Stati Uniti. Mentre in ristoranti sfiora i 600 mila euro. No, non sono i resoconti della carta di credito di Ignazio Marino», continua il cronista del Fatto, «ma quelle di Matteo Renzi che con la Visa della Provincia di Firenze quando era presidente è riuscito a spendere nel suo mandato quasi un milione di euro». Procura e Corte dei Conti aprono un fascicolo solo nel 2012, informa ancora il Fatto, su espressa richiesta del Ministero dell’Economia che aveva rivelato gravi anomalie in quella gestione della provincia. La procura di Firenze, allora guidata dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi (oggi pensionato e consulente del Comune di Firenze gestito dal fedele renziano Dario Nardella) e la Corte dei Conti hanno aperto e chiuso le inchieste ritenendo buona parte delle spese lecite perché appunto effettuate nel corso del mandato. Capitolo chiuso.

A fronte di tutto questo, degli innumerevoli “costituenti” indagati o rinviati a giudizio, Marino risulta onesto, nonostante qualche spiacevole precedente americano e i quattro scontrini che gli vengono contestati: è onesto secondo quelli che sono gli standard italiani. E non gli si possono nemmeno togliere alcune importanti attestazioni di stima provenienti da due sindaci non comuni: quello di Parigi, Anne Hidalgo, («Resterà per me il sindaco che ha osato sfidare la mafia») e quello di New York, Bill De Blasio, («Uno dei leader italiani che stimo di più»).

Avanti il prossimo, dunque.

Speriamo di non dover rimpiangere pure il sindaco Marziano.

Twitter: @nicolaventura78