A colpo d’occhio

1 Agosto Ago 2017 1053 01 agosto 2017

La lezione di orgoglio tricolore che arriva dallo spazio

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Paolo Nespoli, 60 anni: resterà sei mesi nello spazio. La sua storia dimostra tenacia, qualità cardine degli italiani assieme a intuizione e generosità

L’hanno battezzato subito “il nonno astronauta”. Accidenti alle scorciatoie linguistiche. Come se a sessant’anni la vita fosse conclusa. Un tempo quel compleanno indicava l’ingresso nella terza età, quella della pensione. Adesso provate a chiamare un sessantenne (ma anche un settantenne) “vecchio” e rischiate la rissa. Il termine va bene per un ottantenne. Forse. E infatti Paolo Nespoli, invece di interessarsi dei nipotini, portare il cane a passeggio e leggere il giornale ai giardinetti, è stato spedito nello spazio per sei mesi. No, non è davvero un pensionato. Tant’è che sulla faccenda dell’età lui ha ribattuto cortese: “Non mi sembra una cosa tanto strana, e poi mi trattano come se ne avessi venti, di anni”. Anche il fisico aiuta, a dire la verità. E lui ha il fisico del ruolo. Ma anche la testa.

"UN CASO DISPERATO". Del resto Paolo Nespoli ha iniziato la carriera di astronauta a cinquant’anni, nel 2007. E fa onore al suo nome. Una volta i contadini spiegavano che “con il tempo e con la paglia maturano le nespole”, visto che sono frutti che hanno bisogno di maturazione e non possono essere mangiati appena raccolti. Si vede che lui migliora col tempo, anche se la maturità l’ha dimostrata già a 27 anni. Piero Angela racconta come nel suo ultimo libro, in cui mette in fila novant’anni di ricordi. Lo incontrò nei primi anni Ottanta. Lui era sottufficiale dell’Esercito ed era appena tornato dal Libano. Glielo aveva segnalato Oriana Fallaci. Ecco come andò. “Ci vedemmo nel mio ufficio – ricorda Angela – ‘Mi dica’, lo incoraggiai. “Vorrei fare l’astronauta”, rispose lui. Gli spiegai che non era così semplice: conoscevo un aspirante astronauta e sapevo quanto la selezione fosse difficile. “Lei ha esperienza come pilota collaudatore o cose simili?” “No”. “Ha una laurea in una materia scientifica, come ingegneria o fisica?”. “No”. “Parla inglese e russo?” “Il russo no, l’inglese abbastanza”. Lo vidi motivato e pieno di volontà e gli diedi alcuni consigli per non deluderlo, sapendo però che era un caso disperato.

TENACIA & SACRIFICIO. Quel giovane si laureò, diventò pilota e imparò le lingue. Da caso disperato Paolo Nespoli è assurto a orgoglio italiano. Non tanto perché adesso è un astronauta in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale: avrebbe potuto diventare Renzo Piano oppure Uto Ughi, il significato non sarebbe cambiato. Quello che conta è la ua determinazione a raggiungere un traguardo, a impegnarsi strenuamente per un obiettivo che ci si è posti, a lavorare e sacrificarsi per realizzare se stessi. I sogni sono difficili da concretizare, certo, ma non (sempre) impossibili.

LA "LEZIONE" ITALIANA. In mezzo a un mare di difetti, questa è una delle caratteristiche più significative dell’italiano: la tenacia. Quel “Volli, sempre volli, fortissimamente volli”, diventato la bandiera di Vittorio Alfieri, è anche il gonfalone dei migliori italiani. Assieme all’intuizione e alla generosità.

Quel tricolore che Nespoli s’è portato nello spazio è davvero la nostra bandiera. Il simbolo di un Paese che ci fa disperare tante volte, ma che è composto – altrettanto spesso – da persone straordinarie. Perché l’Italia non è un’espressione geografica, come voleva Metternich, ma è uno stato d’animo diffuso. Grazie a Dio, non solo allo stadio.

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