A colpo d’occhio

2 Agosto Ago 2017 0210 02 agosto 2017

La battaglia quotidiana di Venezia contro il degrado

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Uno dei ragazzi belgi si tuffa dal ponte di Calatrava. E' accaduto dieci giorni fa. Ieri un altro episodio di degrado sul Canal Grande: due uomini nudi sono stati scoperti alla mattina addormentati su un pontile

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Dieci giorni fa i tuffi di sei ragazzi fiamminghi dal ponte di Calatrava (nessuno lo chiama con il suo vero nome, ponte della Costituzione, ma con quello del progettista) vicino alla stazione ferroviaria. Sette metri di volo che sono costati loro una maximulta, una denuncia, il “daspo urbano” e l’informativa alla polizia belga. Che farà la sua parte. Almeno così spera il sindaco, che avrebbe una sua ricetta: “Dateli a noi – ha ringhiato Luigi Brugnaro, invocando una “condanna esemplare” – che li teniamo una notte in cella!” Appena ieri, altro scandalo in Canal Grande: due inglesi sono stati sorpresi alle cinque di mattina, dormienti e abbracciati, sul pontile di fronte all’hotel “Europa & Regina”. Sarà stato il caldo, sarà stata la fine di una serata romantica, chi lo sa, ma erano completamenti nudi. Quando un trasportatore in barca li ha svegliati e ha chiesto loro di andarsene (dopo averli ripresi in video) perché doveva scaricare della merce, si sono alzati imbarazzati, rivestiti e si sono incamminati verso il centro. Come se avessero dormito dentro l’hotel e non fuori.

Sono stimati in venti milioni (ma forse si arriva a trenta) i turisti che ogni anno affollano Venezia: in gran parte si tratta di "mordi e fuggi". Qui, un'immagine del Carnevale di qualche anno fa.

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TRENTA MILIONI, L’ESERCITO DEI “MORDI E FUGGI”. Ogni giorno Venezia combatte la sua battaglia contro il degrado e contro le folle di turisti – le punte arrivano a 150 mila al giorno – amati e odiati. Quelli “mordi e fuggi”, un autentico esercito; quelli che a migliaia sbarcano dalle Grandi Navi; quelli che ingolfano le calli, sporcano, bivaccano ovunque, girano a torso nudo, fanno il bagno e si arrampicano sul monumento alle partigiane torturate, dormono in tenda di fronte alla stazione di santa Lucia e via elencando di vergogna in nefandezza. Non si sa neanche esattamente quanti siano: venti milioni sicuri, forse anche trenta all’anno. O di più. Adesso il Comune vuole censirli grazie a tornelli da installare ai sette ingressi di piazza San Marco e perfino grazie all’uso del wi-fi gratuito, un’esca alla quale si spera abbocchino tutti. È l’altra faccia, mica tanto nascosta, anzi, di quegli splendori “veneziani” raccontati da Alberto Angela su RaiUno un mese e mezzo fa: ha raccolto quasi cinque milioni di spettatori entusiasti.

La manifestazione di un mese fa dei veneziani in rivolta contro l'invasione dei turisti

VENEZIANI IN RIVOLTA CONTRO I TURISTI. Venezia vive di turismo, ma non può morirne soffocata. Questo lo capiscono tutti. Ma il nodo non si scioglie, anzi si aggroviglia sempre più. Non più tardi di un mese fa, si sono mossi gli stessi veneziani: per una volta sono stati loro a bloccare la città, protestando contro l’invasione dei turisti al grido di “Mi no vado via”. Il riferimento è all’esodo forzato dei residenti a causa di una città diventata invivibile. E un mese fa, in 2.500 innalzando cartelli “Residenti – Resistenti” hanno criticato tutto e tutti, dal Comune all’Unesco. Del resto, ormai sono rimasti a vivere in pochi in centro storico: 58mila, isole della laguna comprese. Nel 1966, all’epoca dell’alluvione, a Venezia vivevano in 150 mila; oggi sono appena un terzo rispetto a un Comune che conta in tutto 312mila iscritti all’anagrafe. Quattro quinti abitano a Mestre. L’età media in centro storico sta aumentando di anno in anno: nell’ultima rilevazione sfiora i 50 anni. Costi alti delle poche case rimaste, negozi che non esistono più, perfino un’ex casa di riposo destinata a diventare un altro albergo: sono le coordinate di una situazione esasperante per chi vive nella città più bella del mondo. Per carità, le critiche sono indirizzate anche ai concittadini che si rintanano in terraferma, affittano le loro stanze e case a Venezia alimentando la speculazione anziché combatterla.

Indro Montanelli con Enzo Biagi e il Presidente Carlo Azeglio Ciampi

MONTANELLI PROFETICO. Se perfino Italia Nostra e il Fai sono scesi in piazza a fianco degli abitanti contro i turisti, davvero la situazione è esplosiva. Tornano alla memoria le parole di Indro Montanelli, che dalle pagine del “Corriere della Sera”, all’indomani della tragedia del 4 novembre 1966, lanciò la parola d’ordine “Salvare Venezia”. Nel 1969 girò anche un documentario, ritenuto perduto e invece ripescato negli archivi dallo storico veneziano Gherardo Ortalli, che inizia con queste parole: “Vogliamo mostrare, con intento polemico, quale tragedia di morte, non più lenta ma galoppante, incombe su Venezia. Quello che succede a Venezia non è solo la fine di un patrimonio monumentale e artistico, di un documento di civiltà unico nel mondo, ma anche un autentico attentato al nostro rango di popolo colto e civile”. Parole che potrebbero fotografare la realtà di oggi, anche se lui 48 anni fa ce l’aveva soprattutto con la classe dirigente dell’epoca, incapace di tutelare una città così fragile. E infatti si beccò una querela, assieme al direttore del “Corriere”, Giovanni Spadolini. Ma il processo si risolse con un nulla di fatto.

Un nodo scoperto di Venezia sono le Grandi Navi che incombono sulla città

CIPRIANI: “TELEPASS SUL PONTE DELLA LIBERTA’”. Chi non si sorprende per nulla di quello che accade a Venezia è Arrigo Cipriani, 85 anni, titolare dell’Harry’s Bar a due passi da San Marco, marchio del “made in Italy” gastronomico nel mondo quasi come la Ferrari, a capo di un impero che raccoglie 22 ristoranti nel pianeta, 700 cuochi e qualche migliaio di dipendenti. Il suo ragionamento fila: “Se una città è fatta di pietre e cittadini – spiegava due anni fa a Monica Pivato de “La Nuova Venezia” – e i cittadini se ne vanno, è chiaro che i turisti occupano anche le pietre. Venezia è lurida e sporca. Sono almeno dieci anni che lo dico. Pertanto è inutile scandalizzarsi: oggi è come ieri. Adesso siamo tutti fotografi e quindi l’inciviltà viene presto amplificata dai social”. La battaglia, secondo Cipriani (che, detto fra parentesi, ama ripetere: “Sono l’unico uomo al mondo ad avere preso il nome da un bar”) è lunga ma non impossibile: riportare abitanti a Venezia. Ma per avere più cittadini, visto che da 50 e 60enni è difficile immaginare un boom demografico, bisogna riportare in centro le aziende e il lavoro. Come? Tagliando le tasse e imparando dagli americani: “Chi ha investito a Ground Zero ha avuto una forte riduzione delle tasse per alcuni anni”. Nel frattempo, per mettere un freno ai turisti, secondo Cipriani è necessario installare un telepass sul ponte della Libertà: transito a costo zero per i veneziani, ma i non residenti pagano. E qui si apre la insoluta questione del ticket.

Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia da un paio di settimane ha elaborato il "dodecalogo" per i turisti

LA TASSA DI BRUGNARO E IL “DODECALOGO”. Di numero chiuso a Venezia nessuno vuole parlare. Tantomeno Luigi Brugnaro: “La città è aperta a tutti, non la vieterò mai a nessuno. Un ospite è sempre un ospite”, spiegava il sindaco a Giuseppe Salvaggiulo de “La Stampa” in un’intervista qualche mese fa. Ma il turismo “mordi e fuggi” è un altro discorso. A rispetto zero si risponde con tolleranza zero. E quattrini: “La tassa di soggiorno non basta per finanziare i servizi utilizzati dai turisti. Penso a un contributo, un obolo inversamente proporzionale al tempo di permanenza. Chi arriva e parte in un solo giorno paga di più, ogni giorno di pernottamento fa calare l’entità del contributo, che dev’essere valido anche per i passeggeri delle Grandi Navi”. Lui ha un’idea precisa sui visitatori di Venezia: “I turisti sono persone come noi, non vanno demonizzati. Senza turisti Venezia muore”. La colpa va cercata in chi vuole creare a tutti i costi l’emergenza, in chi “invece di sviluppare altri settori, vuole uccidere il turismo che ci dà da mangiare. Quando hai fame prima pensi a riempire il frigorifero, poi a mangiare meglio. Se eliminiamo il turismo si svuota il frigo e la gente non mangia più”. Intanto il sindaco, giusto quindici giorni fa, ha inaugurato l’iniziativa “Enjoy & respect Venice”, goditi Venezia ma rispettala, un “dodecalogo” con le regole per un turismo rispettoso e sostenibile. Principi di buon senso, prima di tutto: è vietato attaccare lucchetti in giro per la città (ah, Federico Moccia…), mangiare in piazza San Marco, fare il bagno nei canali, sdraiarsi sulle panchine, dar da mangiare ai piccioni e così via. Assieme ai divieti, sono proposti anche i consigli, ossia “le buone pratiche” da seguire: per esempio, programmare la visita quando Venezia è meno affollata, affidarsi alle guide e alle strutture ricettive autorizzate, non imbrattare la città…

Un'immagine di Venezia durante i fuochi d'artificio della festa del Redentore

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VENEZIA, DISNEYLAND E IL REFERENDUM. Se i problemi di Venezia sono talmente complicati da sembrare irrisolvibili, affrontiamoli con un paradosso. È quello che ha proposto anni fa l’inglese Observer e che ha ripreso Francesco Giavazzi con un articolo sul “Corriere” nel quarantennale dell’Acqua Granda. “L’Observer lanciò una provocazione: se l’unico destino di Venezia è il turismo a buon mercato affidiamo la città alla Walt Disney Corporation. Ad Orlando, in Florida, questa azienda gestisce con efficienza grandi flussi di visitatori: per terra non si vede una carta, una bottiglietta di plastica, le code sono ordinate. E non ha alcun contributo pubblico, ma anzi incassa lauti guadagni”. È un’idea naturalmente impercorribile. Ma state certi che rispunterà fuori nel giro di pochi mesi, quando si discuterà di nuovo, per la quarta volta, attorno al referendum per la separazione di Venezia da Mestre. Che, sono pronto a scommettere, questa volta passerà.

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