A colpo d’occhio

3 Settembre Set 2017 1259 03 settembre 2017

Buondì delle polemiche, ma quello spot va assolto

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Il Buondì in versione asteroide ideato dalla Saatchi & Saatchi

Perché tutte queste polemiche sullo spot del Buondì Motta? Perché è violento, perché offende le donne, perché è immorale, diseducativo, scioccante, perché “alla fine mio figlio s’è messo a piangere davanti alla televisione”, perché non si può far morire una mamma neanche per scherzo, perché “è uno spot osceno creato da chi è orfano di neuroni nel cervello”, perché “è vergognoso lanciare meteoriti sulle mamme solo per sentirsi ironici”, perché “non si può scherzare sulla morte di un essere umano”, perché “c’è gente che muore davvero colpita da un fulmine”, perché “non c’è niente di leggero, l’asteroide fa pensare solo a qualcosa di indigesto”, perché “è vergognoso aver pagato anche per questa pubblicità”, in quanto è orrenda e macabra. E si potrebbe andare avanti a lungo con le accuse, basta dare un’occhiata alla pagina Facebook del Buondì Motta. Eccola qui. Tanto clamore ha prodotto due denunce: una all’Agenzia di autocontrollo della Pubblicità e l’altra all’Agcom, l’Autorità per le garanzie nella comunicazione.

Quando la realtà supera la fantasia: una pubblicità infelice apparsa in un negozio di Bassano del Grappa l'anno scorso: si è arrabbiato anche il sindaco della città

IPER MAMME SOCIAL. Le iper-mamme social – quelle che Helga Marsala su Artribune indica come “mamme pancine, nuova categoria emersa fra i gruppi Facebook di genitrici ingenue, un po’ fanatiche e molto apprensive” – ingrossano le fila di questo esercito che s’è scatenato contro la pubblicità del Buondì ideata dalla Saatchi & Saatchi (direttore creativo Agostino Toscana, regia di Ben Callner) la quale ha riportato a nuovi fasti promozionali la gloriosa brioche nata nel 1953 sulla base del celebre panettone. Ecco qui lo spot che ha fatto infuriare migliaia di consumatori, ma che ha prodotto un effetto-risonanza immensamente maggiore, all’insegna dell’imperativo “basta che se ne parli”. Tanto per rispettare la parità di genere, va detto subito che nel seguito muore anche il papà, il quale mentre il meteorite è ancora caldo di fronte a lui, come se nulla fosse e con una bibita in mano, domanda alla figlia che fine ha fatto la mamma, e, discettando con lei sempre di merendine leggere, si attira addosso un meteorite ancora più pesante e incendiario del primo. Attenzione: la petulante bambina che parla come un depliant viene sbalzata lontano dall’impatto. In teoria non è morta, chissà se avrà un seguito da orfana in una ipotetica terza parte. Saremmo molto curiosi: ormai siamo al serial e come tutti gli appassionati del genere speriamo nel seguito. Qui trovate la seconda parte dello spot. Per i fans della multinazionale, è stato messo in rete anche il backstage dello spot: per vederlo basta fare clic qui. Va ricordato che la Saatchi & Saatchi fu fondata nel 1970 a Londra da due fratelli, Charles e Maurice: dal 2000 fa parte del gruppo Publicis, il più grande al mondo. Il suo motto è: “Niente è impossibile, neanche l’inaspettato”. Ne hanno dato prova, per la gioia della Bauli che dal 2009 è proprietaria del Buondì Motta. Bauli, gruppo veronese da 1.214 dipendenti e 464 milioni di fatturato, è celebre per il pandoro ma è proprietaria anche di Doria e di Bistefani. I suoi spot sono sempre stati molto…dolci (“Ba-Ba-Baciamoci con Bauli”) ma stavolta ha cambiato il suo stile. Scelta intelligente, grazie a un partner di alto livello. La Saatchi & Saatchi oggi ha il suo quartier generale a New York, conta 130 uffici in 70 Paesi del mondo con 6.500 dipendenti. Mica scherzi. Al suo attivo ha le campagne elettorali che contribuirono all’elezione di Margaret Tatcher nel 1979 e nel 1987, ma, in tempi più recenti, anche lo spot per Dash del 2013 con l’inossidabile Paolo Ferrari, 88 anni, indimenticato Archie Goodwin con Tino Buazzelli-Nero Wolfe e l’attore Fabio De Luigi, che potrebbe essere tranquillamente suo figlio.

Comunque, finché si parla di pubblicità si resta sul campo della fiction, ma alle volte la realtà supera la fantasia. Come è accaduto a Bassano del Grappa, nel Vicentino: l'anno scorso un negozio ha pensato bene di presentare le sue svendite con un manifesto intitolato “Saldi mai visti” e l’immagine di Andrea Bocelli, cantante lirico non vedente. La notizia, riportata dal “Corriere” ha fatto arrabbiare anche il sindaco della città. A ragione.

Il koala che prende il posto del giovane divo di uno spot: è la scelta della Vigorsol per le sue chewing gum

CHIAVI DI LETTURA: PARODIA E IRONIA. Al di là del valore pubblicitario, su cui alcuni addetti ai lavori hanno qualcosa da eccepire, è chiaro che lo spot del Buondì va interpretato secondo due chiavi di lettura: parodia e ironia, spinte al limite del grottesco. È assolutamente parodistica, infatti, la bambina che si avvicina alla mamma nel giardino fiorito chiedendo una merendina, ma spiegando che cerca “una colazione leggera ma decisamente invitante, che possa coniugare la mia voglia di leggerezza e di golosità”. E la mamma, invece di preoccuparsi dell’evidente stato di alterazione mentale della figlia che parla in questo modo, mentre posiziona i fiori sul tavolo bianco le risponde serafica che una colazione del genere è solo un sogno. “Possa colpirmi un asteroide se esiste”. Il Cielo la ascolta e punisce immediatamente la sua poca fede alimentare: zac, il meteorite le piomba addosso incendiandola.

A proposito di spot, l’idea di far precipitare qualcosa in testa agli esseri umani non è nuova. Si può ricordare la pubblicità di vent’anni fa della Vigorsol, nella quale al fortunato vincitore della lotteria pioveva in testa un’auto appena uscito dal bar, mentre l’antagonista sfortunato rimasto a bocca asciutta si gode la vendetta e la scena masticando la chewing gum. Ecco qui il video. Pochi anni dopo l’azienda ha spostato il tiro: ha umiliato il giovane divo di uno spot che si vede scippare il ruolo di protagonista da un koala masticante. Il sottinteso è evidente: “chewing” è vincente.

La freschezza delle gomme da masticare, del resto, può perfino attirare un capodoglio bianco in cima a un grattacielo. Lo sa bene la Vivident che ha scelto come finale dello spot una scena impossibile: Moby Dick che precipita addosso dal cielo al testimonial delle gomme. Lo spot lo potete vedere proprio qui, all’interno di una classifica delle dieci pubblicità italiane più curiose rintracciabili sul web: trovate il cavallo che si mangia direttamente il sacchetto di caramelle incartate tanto sono buone oppure il papà che confessa al figlio di essere sua madre; i gemelli falso biondi della Tim di qualche anno fa e l’aceto balsamico che finisce sull’erba, ma è tanto gustoso che i commensali si sdraiano sul prato a brucare; il bimbo a cui scappa ma cerca il bagno del suo amico e, appunto, il capodoglio volante. Siccome noi italiani non siamo soli sulla Terra degli spot, vale la pena di ammirare anche qualche spot americano, che vira decisamente sul versante sexy. Ce ne sono alcuni davvero gustosi per i doppi sensi spinti. Ma se sono passati negli Usa…

Gli italiani sono poco abituati all'umorismo nero di cui sono maestri gli inglesi: una scena di "Brian di Nazareth" dei Monty Python

PARADOSSI A VOLONTA’. Perché assolvere, dunque, lo spot del Buondì? Perché il paradosso è da decenni la cifra stilistica della pubblicità, da quando ancora si chiamava reclame, e degli umoristi di livello. Valgono due esempi illustri, che prendiamo da un ambiente serissimo, quello della musica classica, che soltanto pochi – e illustrissimi – si sono permessi di prendere in giro con una grande dose di autoironia. Il primo è di Victor Borge, musicista danese naturalizzato americano dopo essere fuggito dalla patria ai tempi del nazismo. Nella sua lunghissima carriera, durata quasi settant’anni, ha messo assieme la sua riconosciuta maestria di pianista (ha eseguito moltissimi concerti con Itzhak Perlman, sommo violinista) con una verve umoristica inarrestabile. Guardatelo in questo video (lo trovate qui)nel quale ironizza su tutti gli stereotipi della musica, dagli abiti di scena fino agli acuti della soprano che accompagna. Per il suo lavoro Borge si meritò la “Medaglia presidenziale della Ljbertà”, massimo riconoscimento americano: gliela conferì Bill Clinton. Gli umoristi esistono ancora negli Usa, ma non sono sicuro che Trump li ammiri allo stesso modo.

Il secondo esempio che vale la pena di annotare a proposito di paradossi e umorismo riguarda Mstislav Rostropovich e Maurice Baquet. Violoncellisti di fama mondiale, l’uno russo e l’altro francese, riescono a ironizzare su stessi trasformando un concerto, nel quale Rostropovich suona il piano e il collega il violoncello, in un autentico show che neanche la buonanima di Jerry Lewis. Ecco dove potete vederlo. L’improbabile duo è ripreso durante un’esibizione negli anni Ottanta, ma la vis comica è attuale anche oggi.

Però, se stiamo qui a discutere di asteroidi pubblicitari che precipitano sulla Terra, dipende probabilmente dal fatto che noi italiani siamo poco abituati all’umorismo nero, di cui sono esperti gli inglesi. Maestri indiscussi da decenni sono i Monty Python, che in “Brian di Nazareth” hanno raggiunto uno dei loro massimi livelli artistici, ironizzando su tutto: Gesù, la Storia, gli ebrei e la crocefissione. Vale la pena di ammirarli in due clip: la prima riguarda la lapidazione, con il sacerdote che finisce lapidato al posto del condannato; nella seconda, un gruppo di crocefissi canterella sulla croce “guarda il lato positivo della vita”. Il paradosso è davvero il modo di esprimersi del comico perché ribalta la realtà, rende l’estremo normale quotidiano, fa avvicinare quegli opposti che solo nella filosofia si toccano.

Insomma, ha proprio ragione Stefano Benni quando afferma: “Il comico cammina a un passo da tragico come la filosofia cammina a un passo dal delirio”. Buondì a tutti.

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