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19 Marzo Mar 2012 0231 19 marzo 2012

Arte, bellezza, cultura, design &

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Le prime quattro lettere dell'alfabeto. Ed un logogramma, un simbolo: la E commerciale, che rimanda alle imprese, al business. Un “et” che colleghi Arte, Bellezza, Cultura, Design. Elementi che s'intersecano l'uno con l'altro, formando una rete, un sistema, un indotto produttivo di beni e servizi. Un modello simile al binomio Energia& - ecco che il simbolo torna – Ambiente. In breve, una presentazione di questo blog.

Non perché il reale debba, o possa essere compreso soltanto in termini economici. Ma perché si è per troppo tempo parlato di "economia della cultura", e non di "cultura dell'economia". I risultati si vedono.
Come ha efficacemente illustrato il ricco dossier dell'Economist “The third industrial revolution” - la rivoluzione digitale, la creazione di tool di produzione "a distanza", pone in relazione e competizione tutte le fabbriche del mondo, contribuendo a creare un nuovo modello - lo si chiami globale, mondiale, esteso, interconnesso - per l'ideazione, la progettazione, la produzione e la commercializzazione di beni di consumo. Le cose - non gli esseri umani - che si vendono. Che hanno un prezzo, un mercato. Che creano posti di lavoro remunerativi, stabili perché duraturi.

Non è stato il mercato globale a produrre le ultime crisi economiche in determinate aree del pianeta. La politica, la legislazione commerciale e finanziaria non si sono adeguati al cambiamento: questo è il motivo della crisi.

Ancora. Si parlava troppo, e senza alcuna certezza, di Internet. La new economy, appunto. E poco, molto poco, di scarpe, sedie, lampade, tavole da stiro, portaombrelli. Tanto, “quelle cose si fanno in Cina”. Non si fanno soltanto in Cina. Mentre molti paesi europei si impoverivano seguendo questa vulgata, abbassando il livello della qualità, annaspando nel tentativo di creare una politica industriale nazionale non più proponibile od investendo soltanto in infrastrutture dal business plan molto incerto, si è oggi costretti a comprendere che nel 2001 il mondo non cambiava per le Twin Towers, ma per la sempre maggiore diffusione delle tecnologie informatiche, telematiche e per lo sviluppo dei device nella telefonia mobile. Eh, sì. I cari vecchi cellulari.

Apple ed il suo straordinario management lo hanno compreso. Ed infatti la Apple sarebbe in grado di acquistare l'intero debito di stati europei. Non è un caso.

Costi e ricavi di un singolo iPad (fonte: The Economist)





Third revolution. 3d revolution. 

New York, nel 1950, era la capitale della produzione in America, con oltre 1 milione di persone che lavorano nel settore manifatturiero. Oggi quel numero è ridotto a circa 80.000. In qualche modo bisogna pur cominciare a guardare il mondo della produzione in modo diverso. L'esempio che riporta l'Economist è Quircky. Eccentrico, appunto.

Uno studio di design in un magazzino, con una piccola officina completa con un paio di stampanti 3D, una tagliatrice laser, fresatrici, una cabina di verniciatura a spruzzo e altri pezzi di attrezzature. Un piccolo ed efficace laboratorio di prototipazione – elemento fondamentale per Quirky al fine della sua business idea di trasformare le idee in prodotti.

Con l'aiuto di una crescente comunità online, Quirky propone due nuovi prodotti di consumo a settimana. Funziona così: un utente della community invia un 'idea e, se piace ad un rilevante numero di persone (come su Facebook), Quirky realizza un prototipo del prodotto. Gli utenti possono vedere online lo sviluppo del progetto, apportare modifiche e miglioramenti e può contribuire alla sua progettazione definitiva, al packaging e alla commercializzazione, e contribuire a fissare un prezzo per il cliente finale. Quirky cerca quindi i produttori più adatti. Il prodotto viene venduto sul sito di Quirky e, se la domanda cresce, da catene di vendita al dettaglio. Quirky si occupa anche di brevetti e certificazioni standard e dà una quota del 30% dei ricavi dalle vendite dirette agli inventori e gli altri utenti che contribuiscono alla realizzazione del prodotto. (fonte: The Economist)

Funziona. Molto meglio di alcuni prodotti da televendita. E comunque è sempre più stimolante che aspirare a posti di badante, come sembrerebbe, in Italia, richiedere la domanda interna.

Miracolo a Milano



Esposizione interna all'Accademia di Brera





Enorme successo di pubblico e di qualità degli eventi al Salone del Mobile e per il Fuorisalone 2012. La notizia è molti giovani designer italiani stanno credendo di poter contribuire a far nascere creatività, fantasia utile ed innovatività che non siano soltanto italiane, ma globali. Dal made in Italy al create and project in Italy. And made, too. Perché non è sempre vero che produrre all'estero costa meno. Non per tutte le fasce di clientela di un prodotto, che oggi può essere venduto in qualunque parte del mondo. Lo si poteva fare anche nel 2001, ma non furono moltissimi a comprenderlo. Necessità fa virtù, si dice, ed occasioni di business.

Giovani ricettivi, con un bel bagaglio di linguaggi ed idee, che si confrontano con le tendenze più interessanti a livello mondiale.

Se ne parlerà. Se ne dovrà parlare anche qui.

E l'arte, la bellezza e la cultura ?

Tutto il discorso precedente, la breve sintesi di alcuni aspetti presenti ed attivi nel nuovo modello industriale che si andrà prefigurando nel prossimo decennio, sono soltanto tendenze ancora non divenute sistema - e veri e propri specchietti per le allodole, in Italia, per fatiscenti startup -  se non saranno accompagnate da un humus culturale, un insegnamento e divulgazione del bello – in tutte le sue espressioni umane e naturali -, un' autentica e diffusa phìlia per l'espressione artistica, per la sperimentazione in tale ambito.

Senza tutto questo, come abbiamo visto nel precedente decennio, l'interesse, la domanda, la vitalità della crescita sociale, civile ed economica è nulla.

Non è possibile, è ormai noto a tutti, riferirsi, come un tempo, all'azione dello Stato e degli Enti pubblici. Questa è una grave criticità.

E allora, ognuno faccia quel che può, in una visione della sussidiarietà verticale che parta dal singolo, per poi passare alle associazioni, alle istituzioni private, e quindi far arrivare alle istanze pubbliche soltanto i compiti più generali, in merito a questa azione di promozione e governo delle Arti. Le reti sociali possono diffondere modelli, segnali, teorizzazioni. Dovrebbero farlo anche l'informazione e la divulgazione cartacea, televisiva e sopratutto quella online.

L'immateriale al servizio del materiale, mentre il manufatto torni ad evocare emozionalità e sia selezionato, valutato, in modo che si sappia scartare, non utilizzare, non preferire quello che non è bello, né fattore di conoscenza. E' forse questo un possibile  senso di un mondo interconnesso.

p.s.

In quel dossier dell'Economist ho letto:

i politici dovrebbero preoccuparsi soprattutto di offrire buone scuole e leggi chiare, uguali per tutti gli imprenditori”.  



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