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14 Maggio Mag 2012 0951 14 maggio 2012

L'arte. Per chi ritorna da una guerra.

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Rudolf Arnehim, nel suo Il pensiero visivo, elenca diverse funzioni per l'arte: "[...] L'arte adempie ad altre funzioni, spesso considerate primarie. Crea la bellezza, la perfezione, l'armonia, l'ordine. Rende visibili cose invisibili, o inaccessibili, o del tutto fantastiche. Dà espressione alla gioia o alla tristezza".

Mette ordine, quindi. E c'è bisogno di fare ordine nella mente. Dopo quello che è successo dal 2001.

Gli ultimi a perdere una guerra credo siano stati i giapponesi. Da allora, in tutto il mondo, si continua a combatterne. Ma di vincitori, e di vinti, neppure l'ombra.

Il secolo, il XXI°, è iniziato con un attacco terroristico. Ad esso si è risposto con guerre di aggressione, o di rappresaglia nel migliore dei casi, nei confronti dell'Afghanistan e dell'Iraq. Per salvare L'Occidente, hanno scritto, propagandato i fautori dell'aggressione.

Il risultato. Una crisi politica, economica e sociale, in Occidente, tra le più intense della sua storia. In Afghanistan, le ultime notizie non dimostrano certo un'atmosfera di vittoria.

Poi, l'Iraq. L'airak, come lo pronunciava, con la sua notoria ignoranza delle cose e dei simboli, George W. Bush.

Una sera partecipai ad una cena di un ricco critico d'arte romano. Mi si presentò , un sudaticcio, calvo e grasso, signore. Non lo voglio rendere antipatico a chi legge, è che era proprio così. A Giugno, se bevi vino e sei un po' grassottello, a Roma sudi.

Poi, sì. Disse cose antipatiche.

“Piacere. Sa, sono massone”.

- Io, content manager, piacere. Nessuno sapeva bene cosa fa un content manager, volevo dare un'aria di mistero maggiore della sua.

Convenevoli. Probabilmente lo impressionai, però. “Le servono fatture che si possano poi falsificare ?”

- No, al momento, no. Non mi piace mettere in dubbio l'eticità del mio interlucutore, così ad una festa.

"Sa, perché ho degli amici con delle società in Airak (lo pronunciò come Bush Jr.), lei intesta fatture a queste società come fornitori, e poi si trova il modo. Sa un attentato, gli uffici esplodono. Chi va a controllare ?"

- Già.

E mi allontanai. C'erano riviste di arte ed architettura da tutte le parti. Dipinti di valore, un Burri, arredo di gusto eccelso. Gustosi secondi, per il buffet. Poteva, anzi sarà stato sicuramente un millantatore romano: circa il 30% della popolazione all'interno del Raccordo anulare.

Il presidente George W. Bush non promosse mai un vero dibattito nella sua amministrazione sull'opportunita' di andare in guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein, di fatto, decise tutto da solo: "Bush non interpellò mai il suo Consiglio per la Sicurezza Nazionale (Nsc)", ha scritto Colin Powell nel suo ultimo libro, in uscita il 22 maggio.

L'Iraq è nelle condizioni che conosciamo, quando vogliamo conoscerle. Ed oggi conosciamo anche bene la situazione economica della Grecia, degli Usa. E di altri paesi europei che hanno truccato i conti.

Quando si vince una guerra ?

Il trauma dei veterani.

Sul New Times, Nicholas D. Kristof, parla dei suicidi di chi ritorna dall'Afghanistan e dall' Airak . "Più di 6.500 veterani suicidi vengono registrati ogni anno - più del numero totale di soldati uccisi in Afghanistan e in Iraq dal momento dell'inizio delle guerre in quei Paesi".

La borsa delle medicine di un veterano americano suicida (fonte: New York Times)



In psicologia, la resilienza viene vista come la capacità dell'uomo di affrontare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente. L'ho letto su wikipedia.

Come possono le arti - arti visive, teatro e scrittura creativa -offrire ai veterani, ai membri dei servizi militari e alle loro famiglie vie e metodi di espressione, di guarigione, e di riflessione? (belle domande. Se le fanno le Fondazioni americane. Loro). Ci pensa una serie di workshop rivolto agli americani - sì, a loro -  che hanno prestato servizio nelle forze armate in Iraq o in Afghanistan, con il contributo di artisti e professionisti di terapie con metodologie artistiche.

Il progetto coinvolgerà diversi workshop - due focalizzati sulla terapia delle arti per coloro che lavorano con i veterani e le famiglie di militari, uno focalizzato sulla scrittura creativa, esclusivamente per i veterani, e uno focalizzato sulle arti e sulle prestazioni sia per i civili e veterani. Inoltre, per il pubblico in generale, vi è una proiezione del film di Where Soldiers Come From, caratterizzato da una sessione di confronto con il regista ed i rsoggetti del film Il workshop sarà limitato a 35 partecipanti. Va seguito.

Ecco il programma http://artsandthemilitary.eventbrite.com/

Le Fondazioni, negli Stati Uniti, si occupano di persone, per fortuna. Non soltanto del restauro di Chiese.

E forse, un giorno ci sarà un programma di resilienza per consulenti finanziari. Loro credono di averla vinta, la guerra, per ora.

Gli scrittori, specialmente gli scrittori di guerra, non creano ma ricreano, e la lettura è insieme ricreazione e ri-creazione di ciò che è sfuggito alla presa del presente per nascondersi nei recessi dell'anima, di ciò che è rimosso, dimenticato. Il nome di questo vuoto fatto di amnesia è «pace», la cui prima concisa definizione è «assenza di guerra». In senso estensivo, così il vocabolario definisce la pace: «libertà da, o cessazione di, guerre o ostilità; la condizione di una nazione o comunità che non è in guerra con un'altra». E ancora: «libertà da conflitti o perturbazioni, specialmente come condizione individuale; tranquillità, serenità.

James Hillman, Un terribile amore per la guerra, trad. Adriana Bottini, Adelphi Edizioni

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