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11 Giugno Giu 2012 1851 11 giugno 2012

Costruir su macerie. E mantenersi vivo.

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 «Ho fondato il più nobile borgo dei tempi antichi, che fu però presto raso al suolo. Avendolo ricostruito senza problemi, ho lodato la Santa Madre di Dio.» Stefan Lazarević, Belgrado, 1420.

Hai mai visto una città, qualche anno dopo una guerra ? Come l'hai vista. Hai guardato alle case sventrate, ai quartieri distrutti, o sei entrato in un bar, sei stato invitato ad un matrimonio, ad un battesimo, ad una festa tra amici ? Non cos'hai visto. Ma cosa hai voluto vedere, per poi raccontarlo. Prima di tutti, a te stesso.



Questo dovrebbe chiedersi ogni cronista, ogni fotografo, ogni narratore di luoghi ed esseri umani. Di vita, insomma.



La guerra è fisica, si dice. Le schegge di una bomba provocano dei danni, quando non la morte, irreparabili. Anche togliere la dignità ad una persona, eliminandola dal mondo del lavoro e della sua impresa, potrebbe – uso volutamente il condizionale - costituire un danno irreparabile. Ma non lo vedi con gli occhi, se non sono bene allenati.

Io, non so. Vado nei quartieri distrutti e dove si ricostruisce. Quando posso andarci. Altrimenti, uso la rete. Come si usavano le biblioteche. Per cercare, non per avere ragione.

C'era una bella atmosfera al Belgrado Design Week. Giovane, autorevole, aperta al mondo, al lavoro, all'arte, alle idee. Come a Milano, per il Salone del Mobile ed il Fuorisalone. Forse, fanno bene i design week. Ricostruiscono.

Ed il design è un mondo di costruzione. Ponte tra oggetto e mente umana, e movimento umano. Design per esprimere la propria personalità, per usarlo, farsi ammirare, ammirarlo.

Designer come atleti delle idee, della fantasia, in giro per il mondo.       Viaggiano – sia nel mondo che su Internet -, e guardano, assumono concetti e forme, creano. A volte arte, ma sopratutto soluzioni. Luoghi, spazi, oggetti, emozioni.

Atleti che comunicano anche cultura. Conoscono bene l'arte e la sua storia. Ma non la insegnano nelle scuole. La veicolano in una cucina, in un giardino.
In meno di dieci anni, un evento creato attraverso investimenti privati è giunto a realizzare un programma di educazione creativa per la Serbia con la presenza di architetti e creativi quali Ole Jensen, Héctor Serrano, Zaha Hadid e Martino Gamper.

Punto centrale dell'evento ? Freedom Square.

La maggior rivista mondiale di design e creatività, WALLPAPER*, ha dedicato uno spazio agli eventi live. Chi non è riuscito a recarsi a Belgrado ha potuto seguire le conferenze in streaming.

La guida al Salone del Mobile di Milano, pubblicata sul sito, ha ottenuto 158 condivisioni su twitter e 35 "mi piace" su Facebook. Il livestream del Belgrade Design Week  95 condivisioni su twitter e 190 mi piace su Facebook. Forse gli italiani usano troppo Facebook per chattare e poco per comunicare e condividere flussi d'informazioni.

Multinazionali di persone.

Gli studi di design mi fanno pensare che, come gli stati nazionali siano troppo  strutturati per i compiti che svolgono in un sistema di relazioni globali, lo siano anche certe strutture aziendali. Questo, è chiaro, pone un problema di occupazione lavorativa pubblica e privata. Ma guardiamo alla struttura aziendale di uno dei primo 100 designer al mondo.

Jaime Hayon è nato nel 1974. A Madrid.



Tre uffici: in Italia, Spagna ed Inghilterra. Due principali collaboratori di staff. Un italiano, a Treviso, un'italiana a Barcellona.

Dando questi dati penso - io divago -  a Expo 2015. A Milano. Forse noi ancora non siamo usciti da una guerra. Se di guerra si tratta.



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