Abraxas

4 Dicembre Dic 2012 1956 04 dicembre 2012

Tutto è bene quel che finisce bene?

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Le primarie del centro sinistra sono state gestite bene e sono finite bene. In un clima difficile, nel quale soffiava forte il vento della sfiducia e dell'antipolitica, più di tre milioni di persone si sono registrate e sono andate a votare per ben due volte in una settimana. Tutto si è svolto in maniera composta e con una reale volontà di partecipazione. Come hanno dichiarato all'unisono vincitori e vinti, è stata una bella prova di democrazia.
Io penso sia stata anche una piccola, ma importante iniezione di fiducia per l'Italia. Rimbocchiamoci le maniche, facciamo ognuno la propria parte, e ci tireremo fuori dalla crisi.
Bersani ha vinto in maniera convincente e ha trasmesso anche, finalmente, l'immagine di un leader accorto, sereno, consapevole dei problemi enormi che gravano sul nostro Paese. Soprattutto di Bersani ha convinto la consapevolezza che bisogna partire dai ceti più deboli: dai disoccupati e dai lavoratori precari, dalle famiglie in difficoltà, dalla necessità di ridare fiato all'economia partendo dal basso. Manterrà fede a questi impegni anche con il suo programma prima elettorale e poi, io spero, di governo? Vedremo.
Sul piano politico Bersani è anche apparso più libero, meno condizionati dai capicorrente, meno legato. Anche questo dato andrebbe mantenuto saldamente.
Renzi dal canto suo ha fatto in pieno la sua parte. Ha posto con forza il tema del rinnovamento generazionale e di qualità dei gruppi dirigenti; ha cercato di disegnare una politica intrisa di contemporaneità ridando fiducia alla partecipazione dei giovani; ha introdotto nuovi stili e nuovi linguaggi, freschi e nuovi per la storia della sinistra italiana.
Tutto bene, allora? Si, ma...
Ma ora bisogna continuare su questa strada. Sarebbe un errore grave se Bersani desse ascolto alle sirene dei conservatori interni, dei capibastone, e ricominciasse a fare spallucce agli argomenti di Renzi. Sono gli stessi che non volevano le primarie, che si attaccavano allo statuto per respingere gli assalti di Renzi. Sono quelli che, a differenza di Veltroni (più per ragioni individuali) e D'alema (più per l'attaccamento alla ditta), non ci pensano minimamente a lasciare campo e spazio ad altri. Bersani si liberi del loro peso oppressivo, e faccia entrare la freschezza di Renzi nella sua politica solida dalle radici antiche.
E Renzi adesso non pensi di passare all'incasso costruendo, pure lui, una corrente. Sarebbe la negazione della sua splendida battaglia. Faccia il Sindaco di Firenze e dia una mano a Bersani a costruire una forte coalizione, un bel programma di governo e un vero partito democratico.
Grazie alla loro intelligenza e al loro coraggio, grazie anche alle suggestioni di Vendola, l'Italia ha ritrovato una nuova sinistra democratica dalla schiena dritta. Vediamo di non disperdere, come tante volte è avvenuto, questo risultato.

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