Abraxas

9 Febbraio Feb 2013 1512 09 febbraio 2013

Apriti cielo!

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Riprendo il proposito del mio blog di pubblicare una storia del "male" e una del "bene".
La scorsa settimana ho pubblicato un post nel quale facevo alcune considerazioni critiche sull'attuale Sindaco di Napoli. Apriti cielo! Un suo fedele staffista mi ha risposto con una sfilza di accuse, improperi e insulti.
Credo che lo abbia fatto con tanta sicumera perché a conoscenza di un'indagine della procura della corte dei conti che mi riguarda. Può capitare ad un ex amministratore di dover spiegare il suo operato e, serenamente e con la convinzione di aver operato legittimamente, mi difenderò.
Tuttavia, rileggendo il post di questo eminente e solerte staffista, mi rimane un dubbio. Anche ammesso che lui abbia totalmente ragione su di me, anche ammesso che io sia una cattiva persona, anche ammesso che nella mia vita abbia fatto degli errori (ma di certo non sarebbe lui il giudice preposto), questo mi toglierebbe il diritto ad esprimere la mia opinione? Mi sembra una tesi fascista, autoritaria, illiberale.E anche ammettendo che siano vere tutte le accuse dello staffista, perché nel merito delle mie considerazioni critiche non è entrato? Potrebbe darsi che l'acuto staffista abbia ragione su di me, ma che io abbia ragione sul suo datore di lavoro.
Infine, annuncio un proposito.
Scriverò alcune storie sulle false accuse di corruzione, di malaffare o di cattivi comportamenti morali, mossi nella storia ad alcune illustri personalità dai loro,meno illustri,avversari politici. Così, tanto per rinfrescare la nostra memoria.

P.S. Il dotto staffista mi ha anche deriso perché non saprei scrivere correttamente. Allora vi racconto una piccola storia. Un mio zio molto studioso e molto comunista, alcuni anni fa, spinto da mio nonno, partecipò ad un concorso per diventare poliziotto. Dimenticò di portarsi gli strumenti di scrittura e allora chiese all'appuntato di guardia se gentilmente poteva prestargli la penna. L'appunatato gli rispose: uagliò, m'aviss spuntà il pennino? E mio zio di rimando: "appuntà, si sapissv, scrivere comm'a me, mo' fusseve Prefetto". E abbandonò il concorso.
Poi divenne Provveditore provinciale scolastico.

In una un'iniziativa Elettorale del PD dedicata ai temi del precariato nel mondo del lavoro, una giovane militante,al cospetto del segretario Bersani, ha lanciato una invettiva nei confronti di un'altra giovane lavoratrice, che si chiama Giulia Ichino.
L'accusa rivoltole è questa: é figlia del giuslavorista Pietro Ichino, teorico della flessibilità nel mercato del lavoro. Eppure questa giovane donna ha un lavoro fisso da ben dodici anni. Si tratterebbe di una evidente contraddizione, di una stridente ingiustizia.
Conosco Giulia Ichino perché lavora come Editor alla Mondadori e ho avuto la fortuna della sua collaborazione per la pubblicazione del mio romanzo. Mi sembra una professionista di qualità e assoluto valore e, per quello che posso dire io, mi pare che abbia meritato ampiamente la sua assunzione. In questi giorni scrittori ben più importanti di me, da Piperno a Paolo Giordano, l'hanno difesa da questo attacco mediatico ed elettoralistico. Io vorrei soffermarmi su un altro aspetto. Che Paese siamo diventati? Che livello di civiltà esprimiamo? É lecito entrare nella vite di persone che si conoscono appena con tanta violenza, con una cattiveria che sfiora l'odio politico-sociale?
Non conosco bene la storia personale di Giulia Ichino, ma so che é molto brava nel suo lavoro. E in ogni caso si svolge in un contesto diverso da quello di suo padre, e questa mi sembra già una cosa eccentrica. L'Italia è un Paese nel quale se sei professore universitario, tuo figlio farà il professore universitario. Se sei medico, farà il medico. Se sei deputato, allora la lista dei parenti che possono essere impegnati in politica, ai diversi livelli,si allarga oltre la cerchia dei figli. E ce la vogliamo prendere con la famiglia Ichino, solo,perché il papà non è più candidato con il Pd, ma con Monti? Suvvia!

Mi sono accorto di aver parlato di due fatti che non hanno molto di particolarmente positivo o edificante. Oggi, però, butta così. Nei prossimi giorni, magari domani, devo parlare di una storia particolarmente importante, che voglio tenere accuratamente lontana da queste piccole vicende meschine.

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