A.C.A.B. (All Caps Are Bastards)

2 Agosto Ago 2014 1958 02 agosto 2014

La corona di Rupert

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Non in molti forse sanno che il destino imprenditoriale di Rupert Murdoch è in qualche modo legato a un corsivista statunitense di fine ‘800, primi del ‘900, che di nome faceva Henry Loius Mencken.

Mencken, detto il Saggio di Baltimora e famoso per la sua satira della società puritana, affermò che nessuno è mai andato in rovina per aver sottovalutato il gusto del pubblico americano. Una massima che Murdoch ha fatto sua. E che gli ha portato bene. Anche perché finiva così: “Freedom of press is limited to those who own one”. La libertà di stampa è di chi la possiede, la stampa.

Oggi il magnate australiano ha 83 anni e alcune cose da fare. Tipo comprarsi Time Warner.

Lo scorso 25 luglio, BSkyB controllata al 39% dalla 21st Century Fox la quale a sua volta possiede il 100% di Sky Italia e il 57,4% di Sky Deutschland, ha annunciato di aver raggiunto un accordo proprio con la 21st Century Fox per l’acquisto del 100% di Sky Italia e del 57,4% di Sky Deutschland in un’operazione dal valore di circa 5 miliardi di sterline che porterà alla nascita del primo operatore pay-tv europeo, Sky Europe, come riportato da Lettera43.

Oltre ai 6,7 miliardi di euro totali, ha precisato Il Sole 24 Ore, BSkyB promuoverà anche un'offerta per gli azionisti di minoranza di Sky Deutschland, che, se accolta, porterebbe il totale della transazione a quasi 7 miliardi di sterline pari a 8,85 miliardi di euro. Un tesoretto che potrà essere aggiunto agli 80 miliardi di dollari offerti da Fox a Time Warner.

L’operazione, che si connota come un’aggregazione intragruppo, secondo la BBC avrebbe tra gli obiettivi quello di fare cassa per ritentare l’assalto al gruppo Time Warner, cui appartengono tra gli altri anche la rete via cavo HBO celebre per la serie Games of Thrones, Warner Bros. e la CNN.

Come ha spiegato Reuters, infatti, la prima offerta da 80 miliardi di dollari avanzata da 21st Century Fox è stata rifiutata perché ritenuta inferiore alle aspettative. E si trattava comunque di un’offerta pari a 12 volte e mezzo l’EBITDA di Time Warner.

Quindi in gioco ci sarebbero altre variabili, come i futuri diritti di voto ma, sembra, soprattutto la diversità culturale delle due aziende. Per Bloomberg , Fox e Time Warner non potrebbero essere più diverse: la prima è un’azienda di fatto familiare, mentre la seconda è una società ad azionariato diffuso; la prima sostiene i repubblicani, mentre la seconda il partito democratico. Per non parlare poi del confronto tra la CNN e Fox News. Insomma, come ha detto un’analista: “sono come il gesso e il formaggio”, non c’entrano niente l’una con l’altra.

Eppure la loro fusione è di vitale importanza per Rupert , un pugile che sta disputando il suo ultimo round. Il Guardian spiega bene perché: grazie a questa fusione quello di Rupert Murdoch diventerebbe il più grande conglomerato dell’intrattenimento al mondo. Più grande della Walt Disney Company, che oggi lo precede nella classifica di Forbes.

Inoltre, come sottolinea il New York Times, l’offerta arriva in un momento delicato per l’industria dei media, un momento in cui i media tradizionali sono messi in difficoltà dai media emergenti. Perciò, creare un colosso nell’industria televisiva e cinematografica, quando entrambe fanno i conti con la pressione crescente degli operatori via cavo come Comcast o dei giganti dei video online come Google, diventa una cruciale questione di sopravvivenza.

Insomma, Murdoch sta provando a mettere al sicuro la sua impresa e gli interessi della sua famiglia. Ma la cosa sta creando non pochi imbarazzi a livello internazionale. E, forse, anche per questo che tornino a galla storie come quella che portò alla chiusura del News of the World con la quale l’impreditore australiano provò ad arginare lo scandalo delle intercettazioni illegali commissionate dal direttore dello storico settimanale inglese Andy Coulson, nonché ex portavoce del primo ministro britannico David Cameron, non gli fa per niente gioco.

E' infatti di questi giorni la pubblicazione del libro del giornalista d’inchiesta del Guardian, Nick Davies, “Hack Attack. How the truth caught up with Rupert Murdoch” nel quale si ripercorre tutta la vicenda. Ma questa è un’altra storia.

La nostra dice infatti che se il contenuto è ancora il re in un business messo sempre più in difficoltà dalle nuove tecnologie, Rupert Murdoch non vuole perdere la corona.