A.C.A.B. (All Caps Are Bastards)

30 Marzo Mar 2015 0109 30 marzo 2015

Datemi la pubblicità e vi solleverò il mondo

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Se il Guardian ha smontato la homepage ridisegnando il sito online, Facebook rischia di smontare l’intero giornale. Infatti, come ha scritto qualche giorno fa l’americano The Atlantic (ma anche molte altre testate in realtà), per leggere le storie del Times una volta dovevi comprarlo. Poi è arrivato il momento dei siti e delle app e per leggere bastava essere nell’universo del giornale. Oppure, se ancora non c’eri, bastava un click dalla piattaforma social per entrarci.

D'ora in poi non dovrebbe essere più così (il condizionale è d’obbligo, le trattative sono in corso) perché, grazie a un accordo con il New York Times (ma dentro dovebbero esserci anche Buzzfeed e National Geographic), le notizie saranno direttamente disponibili sul social network.

Per questo motivo, l’iniziativa ha sollevato perplessità, dibattito, polemiche e parecchi interrogativi. Della serie: cosa ne sarà dell’industria dei media, dell’indipendenza delle testate giornalistiche, della libertà di essere correttamente informati? E via dicendo.

Il cuore del marketing, si sa, è il cliente. E l’industria dei media, almeno quella occidentale visto che in India cresce del 14% l’anno e in Asia conferma tendenzialmente la doppia cifra, è in ginocchio. Per cui, se i clienti dei giornali sono i lettori, Facebook ne offre potenzialmente milioni.

Tuttavia il reale punto di caduta di questa storia è chi fa l’affare vero. Cioè: si tratta davvero di una soluzione vantaggiosa per tutti? Di sicuro c’è che Big Blue vede nella user engagement una leva per incrementare il proprio traffico pubblicitario e quindi i ricavi. Dei quali, si dice, le testate partner dovrebbero parteciparne. Ammesso che sia così, siamo sicuri che la pubblicità sia la leva per risollevare questa parte di mondo?