A.C.A.B. (All Caps Are Bastards)

21 Aprile Apr 2015 1543 21 aprile 2015

Champagne e popcorn. Sky o Netflix?

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Qual sarà il futuro della tv? Stando agli ultimi dati finanziari comunicati dalle due aziende, la competizione entra nel vivo. Una cosa più delle altre vince il banco: la TV sembra essersi messa la crisi alla spalle. Boom per Netflix (leggi qui), boom per Sky che vede crescere la sua base utenti e comunica in queste ore numeri da record. E il titolo s’impenna (+4,5% nella mattina di martedì, raggiungendo il picco degli ultimi 14 anni) a fronte di ricavi in crescita del 5% a 8 miliardi e mezzo di sterline e utile operativo a 1,025 miliardi di sterline, in crescita del 20%. Per l’Italia la pay-tv fa registrare il miglior risultato negli ultimi tre anni, con aumento degli abbonati (+12mila) e un miglioramento dell'utile operativo da 5 a 45 milioni di sterline.

Tuttavia la domanda, su chi tra Netflix o Sky avrà la meglio, al momento resta insoluta. Ma soprattutto si può immaginare un solo vincitore o è come confrontare le mele con le pere? Intervistato dal New York Times lo scorso 9 aprile, Reed Hastings, ammistratore delegato di Netflix, ha raccontato la sua versione dei fatti e il futuro della TV visto dal quartier generale della piattaforma di streaming online con sede a Los Gatos, in California.

Il mondo dello spettacolo è nel pieno di una rivoluzione digitale, dice, e Netflix si pone proprio al centro di questa sfida. E lo fa con un vantaggio competitivo ben preciso: mentre la TV tradizionale ha bisogno di ritagliarsi uno spazio tra il pubblico e di standardizzare il prodotto, Internet consente di personalizzare il servizio per ciascun utente.

La visione di lungo termine di Netflix perciò si posa sul contenuto orginale. Perché più contenuto equivale a dire più visione. E se pensiamo all’esplosione del numero di schermi dove poter consumare il proprio prodotto, dallo smartphone al televisore in salotto, diventa immediatamente chiaro qual è il film che stiamo guardando in queste ultime settimane: “più visione significa più abbonati; più abbonati significa soldi da spendere per più ore di programmazione, il che significa più abbonati”, come in un circolo virtuoso spiega Rich Greenfield, analista di BTIG Research.

Vista da un’altra prospettiva, Netflix però adesso si trova a dover fare i conti con i costi di un processo di globalizzazione nel quale invece Sky è già molto solida. Inoltre Sky ha deciso di affrontare Netflix sul suo stesso terreno di gioco offrendo servizi di contenuti streaming ed è esso stesso produttore di contenuti.

C’è infine una riflessione sulla pubblicità dal momento in cui Netflix frammenta la visione e quindi polverizza le possibilità di fare advertising. Diverso per la pay-tv, anche se il punto finale di caduta resta grosso modo identico con gli inserzionisti incapaci di poter giocare la partita.

Già, la partita: Yankees contro i Red Socks? Di certo non è un match italiana dal momento che Netflix non è ancora entrata in Italia e chissà se mai lo farà. Ma si sa, in Italia ci sono logiche diverse e risposte più o meno convincenti alle domande di un mercato che richiede di essere globale nell’approccio. Da un lato competizione e creatività. Dall’altro conservazione. Così cala il sipario.