Alexanderplatz

23 Agosto Ago 2012 1329 23 agosto 2012

Il divano di Chisinau

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Angela Merkel doveva aver perso l'abitudine al buffo design est-europeo che pure in gioventù aveva sperimentato nella sua Ddr. Così ieri, durante la sua visita ufficiale in Moldavia, si è abbandonata senza preoccupazioni su una apparentemente comoda poltrona dell'ufficio governativo di Chisinau, sprofondandovi all'interno (avrei potuto scrivere questa frase con terminologia più irriverente, ma mi rifiuto di utilizzare il vocabolario di invenzione berlusconiano così in voga sui giornali di famiglia e che tanto sollazza il lettore italiano, così ci capiamo). I fotografi sempre all'erta non si sono fatti sfuggire l'espressione di sorpresa e così ne è venuta fuori una foto buffa, resa ancor più comica dal fatto che, proprio in quel momento, Forbes rendeva noto di aver ancora una volta eletto la cancelliera come donna più potente del pianeta. Basta insomma una poltrona in vecchio stile sovietico per ridimensionare l'aura del potere.

Da un punto di vista squisitamente politico, il viaggio non ha portato molto. Soliti convenevoli, scambi di apprezzamenti, lodi della cancelliera per le riforme introdotte dal governo moldavo «che garantiscono al Paese una prospettiva europea». Prospettiva sì, ma nessun impegno per la data di una futura integrazione nell'Ue: l'Europa ha oggi ben altri problemi che quello di occuparsi dell'ingresso di Chisinau nel club di Bruxelles. Tanto che lo Spiegel si è chiesto se, nel mezzo della crisi dell'euro e del flipper di incontri che la cancelliera avrà a Berlino (Hollande oggi, Samaras domani), la puntata in Moldavia fosse davvero necessaria.

Ma gli ospitanti hanno gradito. Angela Merkel è stato il primo cancelliere tedesco a visitare la capitale e il primo capo di Stato occidentale ad andar lì da quando il Paese è divenuto indipendente dopo il crollo dell'Unione Sovietica. C'è sul tappeto la spinosa questione della Transinistria (se volete approfondirla senza annoiarvi, leggetevi questo sfizioso articolo sulla squadra di calcio dello Sheriff di Stefano Grazioli su Lettera43). E la Germania non smette di curare da vicino i casi dei Paesi che affollano la periferia orientale del continente (anche l'Italia dovrebbe farlo, ma non lo fa anche quando non ha l'urgenza della crisi finanziaria). I moldavi poi erano proprio in brodo di giuggiole. Da giorni i quotidiani erano zeppi di articoli «sull'importante ospite atteso» e gli organizzatori avevano ripulito la città da cima a fondo per provare a mitigare la brutta impressione che fanno i vecchi palazzoni sovietici. Avevano pure esagerato, tagliando 300 alberi nei pressi dell'aeroporto per far posto a una serie di tappeti erbosi che abbellissero lo scenario dell'arrivo, suscitando l'indignazione dei cronisti al seguito della cancelliera e l'imbarazzato «no-comment» dell'ambasciata tedesca. Ma, come per il caso del divano, l'imprevisto ha fatto giustizia di tale eccesso. E, nella notte prima, ignoti ladruncoli hanno rubato buona parte dei tappeti. Dimostrando che le riforme finora introdotte non hanno intaccato la solida industria della criminalità che finora ha alimentato l'economia della Moldavia.

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