Alexanderplatz

28 Febbraio Feb 2013 0816 28 febbraio 2013

La carica dei Tafazzen

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Questa volta l'ha combinata grossa Peer Steinbrück. Nel tabellone delle gaffe diplomatiche, si può dire che Italia e Germania siano ora 1 a 1. E speriamo che nessuno rimetta la palla al centro. La dichiarazione sui «due clown che hanno vinto in Italia» può fare quasi il paio con quella del «kapò» che Berlusconi indirizzò a Martin Schulz in occasione della presentazione del semestre europeo di presidenza italiano a Strasburgo, nel 2003. Sono passati dieci anni e si può dire che i tedeschi abbiano scoperto anche fra le loro fila uno capace di parlare a ruota libera senza valutare le conseguenze di quel che dice. Difficile che Steinbrück ci regali anche un paio di corna in una foto ufficiale, ma non si sa mai: il personaggio è imprevedibile.

Ma per descrivere appieno quel che è accaduto ieri, bisognerebbe introdurre in tedesco il neologismo del tafazzismo. Perché in un colpo solo, il candidato socialdemocratico alla cancelleria si è fatto due autogol. Il primo d'immagine: ha dovuto incassare la disdetta di Napolitano alla cena organizzata dall'ambasciata italiana di Berlino (per la quale ha dovuto dimostrare «comprensione»), confermando il timore che serpeggia tra gli elettori tedeschi di non essere un politico dotato della diplomazia necessaria per aspirare al ruolo di cancelliere. Se ne gioverà Angela Merkel, che invece vedrà Napolitano a mezzogiorno. Il secondo autogol è di sostanza: Steinbrück si è giocato la possibilità di incalzare la sua concorrente sfruttando proprio l'esito del voto italiano. Che se ben interpretato, dimostra soprattutto una cosa: la politica di austerità perseguita dalla Merkel in Europa conduce nei Paesi in crisi all'ingovernabilità e all'emergere di forze populiste e anti-sistema. Doveva essere uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale socialdemocratica, l'unica in grado di poter insidiare la leadership consolidata della cancelliera. Ma una battuta val bene una messa. Questa volta però funebre.

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