Alexanderplatz

15 Maggio Mag 2017 1258 15 maggio 2017

Vienna, la rivoluzione conservatrice di Sebastian Kurz

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Nel panorama politico europeo in rapido movimento dopo gli scossoni populisti del 2016, un'ulteriore accelerazione arriva dall'Austria, paese tornato ad occupare un ruolo delicato di cerniera al centro di quell'espressione culturale più che geografica che è la Mitteleuropa. Le dinamiche sono state innescate dal giovane e ambizioso ministro degli Esteri, il trentenne Sebastian Kurz, eletto ieri alla guida del partito popolare austriaco (Övp) dopo le dimissioni di due giorni prima dell'ex presidente.
Dato che ora va di moda Macron, la tentazione di definire Kurz il "Macron di Vienna" è forte, ma cercheremo di resistervi.

Certo è che Kurz, per raccogliere la sfida di guidare un partito che lui stesso considera un po' datato, ha chiesto e ottenuto mano libera di impostare le liste, organizzarne una attorno alla sua figura, decidere le linee di campagna elettorale, insomma fare di testa sua, cosa che nel panorama fino a ieri paludato della politica austriaca di eterno compromesso, è parsa come una rivoluzione. E in qualche modo lo è, anche se le innovazioni si erano manifestate già qualche mese fa e proprio nel partito rivale socialdemocratico (che però con l'Övp è al governo) che aveva affidato la sua leadership - e quella del governo - a un manager venuto dalle ferrovie come Christian Kern.

Kern e Kurz sono dunque i due poli nuovi e costituiscono la risposta - o il tentativo di risposta - dei due partiti tradizionali alla sfida della destra nazional-populista austriaca, che solo pochi mesi fa aveva sfiorato la conquista della presidenza della Repubblica e che oggi è ancora in testa ai sondaggi elettorali. E di elezioni anticipate già si parla a Vienna, nonostante un sondaggio della scorsa settimana abbia evidenziato come questa prospettiva non sia proprio gradita agli elettori, evidentemente ancora esausti dalle ripetute elezioni presidenziali. Molti sostengono che si voterà in autunno, appena dopo le elezioni in Germania.

Kurz, in particolare, è un tipo da tenere sott'occhio. Non solo perché ha trent'anni. È al momento il politico più popolare del paese, è considerato un enfant prodige, già ai tempi dell'università, quando era nei giovani popolari, affidava interviste alla stampa dichiarando di voler diventare cancelliere. Ma non è uno spaccone: ha gestito con inattesa maturità un ruolo comunque delicato come quello di ministro degli Esteri, in una fase in cui l'Austria, complice soprattutto l'emergenza profughi lungo la rotta balcanica, ha rivestito una posizione centrale nel cuore dell'Europa. Kurz è quello che ha sigillato i confini lungo la rotta balcanica, per intenderci, togliendo fra l'altro le castagne dal fuoco alla Merkel. E ora proverà a rivoluzionare il partito conservatore sfrondandolo delle prudenze che hanno accompagnato la tradizione popolare austriaca e facendo concorrenza ai populisti, tenendo tuttavia la barra ferma sull'Europa. Una posizione di mezzo tra una Germania probabilmente ancora merkeliana e un'Europa centrale - penso ai paesi di Visegrad - retta dall'asse Budapest-Varsavia. Ma affinché questo progetto abbia successo dovrà battere alle elezioni Kern, più di Martin Schulz l'ultimo vero socialdemocratico nell'Europa di mezzo.

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