Alexanderplatz

31 Maggio Mag 2017 1339 31 maggio 2017

Il fattore elettorale nelle dichiarazioni di Merkel su Usa ed Europa

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Nel valutare la reale portata delle dichiarazioni di Angela Merkel sulla fine dell'affidabilità di Usa e Gran Bretagna e sulla necessità che l'Europa prenda in mano i propri destini, non andrebbe dimenticato il fatto che in Germania si è in campagna elettorale. Il tendone della birra a Monaco, che ha suscitato qualche improvvido paragone storico, era il luogo di una manifestazione elettorale, nella quale la cancelliera ha cercato - pare riuscendoci - di trasformare il quasi completo flop del vertice G7 di Taormina in una carta spendibile per il suo elettorato. Merkel è in grande spolvero, l'effetto-Schulz all'indomani dell'annuncio della candidatura dell'ex presidente del parlamento europeo è evaporato e oltre ai sempre più probabili "four more years" della cancelliera, la china segnalata dai sondaggi più recenti indica che nei prossimi mesi la battaglia è per riconquistare il governo con una coalizione coi liberali: scenario impensabile solo quattro mesi fa. Non poteva correre il rischio di incrinare la tendenza positiva gestendo l'immagine di un fallimento internazionale. Per questo è passata all'attacco, probabilmente neppure valutando a pieno l'effetto che quella dichiarazione avrebbe avuto all'estero.

In questo post non valuto le ripercussioni geopolitiche delle frasi di Merkel, ma quelle sul piano dei sondaggi: una visione domestica, di corto raggio, puramente elettorale, che a mio avviso è quella che ha determinato le frasi pronunciate a Monaco. E secondo quanto riporta oggi Die Welt, citando un sondaggio realizzato a tamburo battente dall'istituto Civey, il 77,7% dei tedeschi (più di tre quarti dell'elettorato) appoggia l'idea della cancelliera di intensificare la collaborazione fra gli europei come risposta al comportamento di Donald Trump. In questa larga maggioranza spicca il 61,3% che appoggia in toto e con forza la posizione di Merkel, cui si aggiunge un 16,4% di favorevoli in maniera più generica. Solo il 18,3% si è detto contrario (il 9,9% in maniera totale, l'8,4 in maniera più moderata) e appena il 4% ha detto di essere indeciso.

La cancelliera è riuscita a incrociare l'approvazione di elettori di altri partiti (che all'ultimo momento potrebbero decidere di votare lei): favorevoli a un processo di rafforzamento dell'Ue sono il 96,1% dei socialdemocratici, il 95,9% dei verdi, il 94% degli elettori dell'Unione (Cdu e Csu), l'87,6% della Linke e l'82,1% dei liberali. Solo gli elettori di Afd (i nazional-populisti di Alternative für Deutschland) sono in maggioranza contrari a un'Ue più forte (54,4%), ma anche qui la cancelliera si è aperta una piccola breccia e il 35,5% ha detto di approvare le frasi di Merkel.

La cancelliera non ha probabilmente un piano strategico per dare corpo alle sue dichiarazioni e Berlino non pare pronta ad assumere ufficialmente un rulo egemone nell'Ue condiviso dagli alleati europei. Ma la cancelliera ha messo un ulteriore punto a segno nella campagna elettorale interna, che è la copsa che più le preme al momento (e fino al 24 settembre, giorno del voto). Ha superato con furbizia e abilità il fallimento di Taormina, solleticando quall'anti-americanismo elettoralmente pagante (che nel 2002 consentì a Gerhard Schröder una leggendaria rimonta) e togliendo ulteriori spazi propagandistici a Martin Schulz, che della sua esperienza europea aveva fatto uno dei cavalli di battaglia. Anche se poi, quando si parla di rafforzare l'Europa, Merkel e i tedeschi intendono cose ben diverse da quelle che si immaginano, ad esempio, in Italia.

I risultati del sondaggio: 77,7% approva Merkel (fonte Die Welt)

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