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14 Luglio Lug 2014 0814 14 luglio 2014

Una visita dell'occhio può prevedere il morbo di Alzheimer ?

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La malattia di Alzheimer, detta anche morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante con esordio prevalente oltre i 65 anni di età.La patologia è stata descritta per la prima volta nel 1906 dallo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer. Per capire la diffusione della malattia basta ricordare che nel 2006 vi erano 26,6 milioni di malati in tutto il mondo e si stima che ne sarà affetta 1 persona su 85 a livello mondiale entro il 2050. Numeri che fanno paura a causa della limitata e non risolutiva efficacia delle terapie disponibili e delle enormi risorse necessarie per la sua gestione (sociali, emotive, organizzative ed economiche), che ricadono in gran parte sui familiari dei malati.La malattia è dovuta a una diffusa distruzione di neuroni, principalmente attribuita alla beta-amiloide, una proteina che, depositandosi tra i neuroni, agisce come una sorta di collante, inglobando placche e grovigli 'neurofibrillari'. La malattia è accompagnata da una forte diminuzione di acetilcolina nel cervello (si tratta di un neurotrasmettitore, quindi di una molecola fondamentale per la comunicazione tra neuroni, e dunque per la memoria e ogni altra facoltà intellettiva). La conseguenza di queste modificazioni cerebrali è l'impossibilità per il neurone di trasmettere gli impulsi nervosi e quindi la morte dello stesso, con conseguente atrofia progressiva del cervello nel suo complesso.I disastrosi effetti di questo stato degenerativo celebrare sono evidenziati nelle prime fasi della malattia dalla incapacità di acquisire nuovi ricordi e dalla difficoltà nel ricordare eventi osservati recentemente. Con l'avanzare della malattia, il quadro clinico può prevedere confusione, irritabilità e aggressività, sbalzi di umore, difficoltà nel linguaggio, perdita della memoria a lungo termine e progressive disfunzioni sensoriali ma per la malattia di Alzheimer non sono attualmente disponibili terapie risolutive e il suo decorso è progressivo.

Comunque un esame della retina non invasivo potrebbe un giorno essere usato per riconoscere precocemente e diagnosticare il morbo di Alzheimer molti anni prima della comparsa dei primi sintomi grazie a un apparecchio sviluppato dal centro di ricerca Cedar Sinai di Los Angeles insieme alla Neurovision, già testato su pazienti e soggetti sani di controllo in uno studio clinico i cui risultati sono stati presentati in questi giorni alla Conferenza della Alzheimer's Association International a Copenaghen. Lo strumento permette, grazie a un sistema di ''colorazione'' che sfrutta l'ingrediente principale del curry (curcuma), di visualizzare nella retina ( struttura anch'essa fatta di neuroni), prima che si accumuli nel cervello,le placche di frammento beta-amiloide, la proteina che si produce nel cervello dei pazienti in quantità tossiche. Quattro studi presentati alla Conferenza Internazionale dell'Associazione Alzheimer a Copenhagen in Danimarca ( 12-17 luglio 2014), rafforzano le prove che i primi segni della malattia di Alzheimer potrebbero presentarsi negli occhi e nel naso permettendo ai medici con un semplice esame degli occhi o un test odore di diagnosticare con largo anticipo la malattia e pianificare così con maggiore successo tutti i possibili e successivi interventi terapeutici.

Oltre a tranquillizzare prima di tutto ,la grande parte di persone in età pre-senile che talvolta lamentano perdite di memoria che associano al terribile morbo ma che sono invece normali adattamenti delle capacità cerebrali in relazione all'avanzare dell'età.