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9 Novembre Nov 2014 0822 09 novembre 2014

migrazioni esterne + migrazioni interne = ?

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E’ noto a tutti che l’Italia è un obbiettivo ambito per moltissime persone in cerca di migliori condizioni di vita . Questo da una parte ci rende orgogliosi di appartenere ad una società democratica ed in grado di fornire servizi ed assistenza di buona qualità , dall’altra però ci crea molti problemi essendo praticamente soli in Europa ad affrontare i problemi esistenziali di varie popolazioni per lo più africane , ma non solo, in fuga da territori sempre più devastati da guerre, carestie ed ultimamente anche da gravi focolai di malattie infettive. Meno noto, invece, è l’argomento delle ‘migrazioni interne' che è sempre rimasto confinato alle discussioni relative al dualismo economico e sociale Nord-Sud in particolare negli anni ’60 e ’70. Ma non è così, ancora oggi il flusso migratorio Sud-Nord è molto intenso e va spesso a sommarsi, in certe regioni, con quello di provenienza esterna, con la possibilità di creare grossi squilibri sociali .Notizie certe e certificate sulle attuali migrazioni interne provengono ultimamente da uno studio scientifico annuale pubblicato da Donzelli editore con il titolo ‘L’arte di spostarsi. Rapporto 2014 sulle migrazioni interne in Italia’, curato da Michele Colucci e Stefano Gallo dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Issm- Cnr). Il volume presentato mercoledì 5 novembre, presso la sede centrale del Cnr a Roma mette in luce tre aspetti principali: il fenomeno coinvolge un milione e mezzo di persone nel 2012; il primato di Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige come destinazioni e della Campania come regione di partenza; l’altissima mobilità degli stranieri; l’importanza delle politiche pubbliche nel definire gli spostamenti. “Le migrazioni interne all’Italia hanno una lunga storia ma negli anni più recenti, a seguito della crisi economica, hanno ripreso vigore e intensità”, spiega Colucci. “Nel 2012 sono 1.556.000 le persone che hanno cambiato il proprio comune di residenza. Rispetto alle migrazioni della seconda metà del secolo scorso, le più potenti ‘calamite’ non sono Piemonte e Lombardia ma Emilia-Romagna e Trentino, in proporzione alle dimensioni. La prima ha ‘guadagnato’ 10.273 persone dal resto d’Italia, pari a un aumento del 2,4 per mille abitanti, il Trentino conta +3.004 persone, pari al 2,9 per mille”.L’attrattiva dell’Emilia-Romagna è confermata dal primato nelle tre province di Bologna, Rimini e Parma “che presentano un saldo migratorio positivo molto elevato (Bologna +4.131 persone, Rimini +1.271, Parma +1.268)”, prosegue il ricercatore Issm-Cnr. “La regione è scelta come meta privilegiata sia per le sue opportunità lavorative, sia per la qualità dei servizi che offre: nelle motivazioni alla base delle partenze c’è in testa la ricerca dell’occupazione o di un lavoro migliore, ma cresce il miglioramento della qualità della vita e questo secondo elemento differenzia il fenomeno attuale da quello dell’ultimo dopoguerra”.In termini assoluti invece le quattro regioni con il maggior incremento demografico dovuto alle migrazioni interne sono Lombardia (+14.773), Lazio (+10.382), Emilia-Romagna (+10.273) e Toscana (+6.591).

La provincia di Roma continua a essere un polo attrattivo e registra un saldo positivo di quasi 10.000 persone. E da dove provengono invece molte di queste persone? Il primato negativo spetta a Napoli e alla Campania e anche tra le aree di provenienza dei migranti interni, quindi, si registra un cambiamento rispetto ai decenni scorsi. “Il valore medio degli spostamenti nel biennio 2011-2012 ci segnala che sono circa 25.000 i cittadini campani ‘perduti’ per trasferimenti in altre regioni italiane, un dato pari al -4,3 su mille abitanti. Seguono Puglia (-10.850 persone e -2,7‰), Sicilia (-9.910 e -2,0‰) e Calabria (-8.031 e -4,1‰). Tra le province del Mezzogiorno, i saldi negativi più elevati in proporzione ai residenti si registrano a Napoli (-6,1 ‰) e Vibo Valentia (-6,7‰), Reggio Calabria (-5,3‰), Caltanisetta e Foggia (-5,2‰), e Crotone (-5,1‰)”, spiega Gallo.“Gli spostamenti dal Sud al Centro-Nord nel 2012 sono aumentati, raggiungendo 202.000 persone”.

Ma chi sono i migranti interni? “Gli stranieri, che tendono a spostarsi in proporzione maggiore: sono stati 258.871 nel 2012 a cambiare residenza, con un tasso di mobilità triplo rispetto agli italiani: il 64,3 per mille contro il 21,6, ma su distanze più brevi, 96 km di media contro 126 km degli italiani. Le donne straniere tra i 50 e i 64 anni in particolare presentano tassi di mobilità elevatissimi, legati al lavoro di cura e domestico, in continuità con un dato presente fin dagli anni del miracolo economico”, specificano i ricercatori.