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14 Novembre Nov 2014 0631 14 novembre 2014

Dopo 2 referendum per l’indipendenza, fra quanto il terzo?

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Giorni fa ci sono stati due referendum in Europa suggeriti da movimenti indipendentisti per decidere o fare conoscere la volontà popolare sulla possibilità di uscire dalla sovranità della nazione di appartenenza per fondare una propria “piccola patria“ all’interno della comunità europea. Il risultato è stato il 'no' scozzese seguito invece dal plebiscito a favore della Catalogna, due realtà territoriali così geograficamente lontane ma così vicine nella ricerca del rispettivo sogno secessionista.

Questi referendum, di fatto inconcludenti, hanno però innescato speranze spesso sottaciute tra molti movimenti nati in diverse zone della Comunità Europea che sotto la comune bandiera dal nome 'European Free Alliance' rivendicano il diritto di fondare un proprio stato autonomo. Tra loro esponenti delle Fiandre, dei Paesi Baschi, della Bretagna, della Galizia, della Corsica, la minoranza macedone in Grecia, il Sud-Tirol, la Moravia, la Lombardia, il Veneto, Valencia, Scozia, Galles. Ne fanno parte anche una delegazione del Quebec. Per l'Italia, oltre il partito sardo d'Azione, prende coraggio anche la Lega Nord che oggi rialza i toni, associando il futuro della Catalogna a quello del Veneto. Un brutto segnale per l’ancora troppo fragile Unione Europea che ha difficoltà a “serrare i ranghi “ e contenere le già frequenti intemperanze nazionalistiche dei 28 stati che la compongono . Con l’ipotetica frammentazione ed aumento degli stati dell’unione diverrebbe ancora più difficile la governabilità sia interna dei rispettivi stati , sia del governo comunitario . Il principio fondante della C.E., nato dopo la tragica esperienza della seconda guerra mondiale con l’intento di “annacquare“ le possibili spinte nazionaliste che hanno creato le basi dell’intervento armato magari, ha creto i presupposti di un reciproco vantaggio commerciali nei confronti di un mercato che nell’arco di ’50 anni ha acquisito sempre più un’ampiezza mondiale sulle ali del nascente fenomeno della globalizzazione.

Oggi però molte difficoltà gestionali e la stessa crisi economica finanziaria hanno dato fiato ad un movimento contrario dove viene propagandato il principio del “piccolo è bello “! Chi prenderà la prossima iniziativa per richiedere un referendum per valutare quanti cittadini desiderano la secessione ? Sembra che il Veneto sia vicino all’idea di una consultazione popolare per saggiare la volontà popolare indipendentista per lo meno leggendo la frase riportata dall’agenzia Ansa :” 'I numeri del referendum sull'indipendenza catalana - dice il deputato della Lega Nord, Roberto Caon - parlano chiaro: mentre in Italia si perde tempo con il toto presidente della Repubblica, in Spagna hanno dato prova di grande democrazia con oltre due milioni di catalani che hanno chiesto a gran voce l'indipendenza. Ci auguriamo che anche da noi - conclude - si riesca a fare presto una consultazione popolare sull'indipendenza del Veneto'.