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2 Dicembre Dic 2014 1342 02 dicembre 2014

La raccolta dei rifiuti in Italia nel mirino della CE

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La combustione continua dei rifiuti e l'inquinamento delle falde acquifere gravano su una popolazione di circa 60 mila persone che vivono a strettissimo contatto con la montagna di scarti che quasi sommerge le piccole abitazioni precarie.

Appartenere alla Comunità Europea vuole dire rispettare norme, disposizioni e leggi comunitarie liberamente espresse ,discusse e votate nell’ambito del Parlamento europeo. Quando uno stato membro risulta inadempiente, scatta una denuncia presso la Corte di Giustizia Europea domiciliata nel Lussemburgo. Seguire, capire ed apprezzare questa tutela legislativa messa in atto dalla C.E. ci fa sentire veramente cittadini europei ed in qualche maniera riusciremo anche così ad apprezzare un più elevato livello di controllo che fa senz’altro aumentare la diretta tutela del singolo cittadino rispetto ai propri diritti che talvolta possono essere calpestati nel rispettivo paese di appartenenza.

Per questo pubblico integralmente il dispositivo della sentenza che in questo caso la Corte di Giustizia europea ha emesso contro l’Italia per non avere applicato leggi comunitarie relative alle discariche dei rifiuti. «Inadempimento di uno Stato – Direttive 75/442/CEE, 91/689/CEE e 1999/31/CE – Gestione dei rifiuti – Sentenza della Corte che constata un inadempimento – Omessa esecuzione – Articolo 260, paragrafo 2, TFUE – Sanzioni pecuniarie – Penalità – Somma forfettaria»

In Italia cresce la raccolta di rifiuti elettronici.

Nella causa C-196/13, avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dell’articolo 260, paragrafo 2, TFUE proposto il 16 aprile 2013, Commissione europea, rappresentata da D. Recchia, A. Alcover San Pedro ed E. Sanfrutos Cano, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo, ricorrente, contro Repubblica italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da G. Fiengo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo, convenuta, LA CORTE (Grande Sezione), composta da V. Skouris, presidente, K. Lenaerts, vicepresidente, A. Tizzano, R. Silva de Lapuerta, T. von Danwitz, A. Ó Caoimh (relatore), C. Vajda e S. Rodin, presidenti di sezione, A. Borg Barthet, J. Malenovský, E. Levits, E. Jarašiūnas, C.G. Fernlund, J.L. da Cruz Vilaça e F. Biltgen, giudici, avvocato generale: J. Kokott cancelliere: L. Hewlett, amministratore principale vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 3 giugno 2014, sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 4 settembre 2014, ha pronunciato la seguente Sentenza :

Con il suo ricorso, la Commissione europea chiede che la Corte voglia:

dichiarare che, non avendo adottato tutte le misure necessarie a dare esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (C-135/05, EU:C:2007:250), con la quale la Corte ha dichiarato che la Repubblica italiana era venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli articoli 4, 8 e 9 della direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti (GU L 194, pag. 39), come modificata dalla direttiva 91/156/CEE del Consiglio, del 18 marzo 1991 (GU L 78, pag. 32; in prosieguo: la «direttiva 75/442»), dell’articolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa ai rifiuti pericolosi (GU L 377, pag. 20), nonché dell’articolo 14, lettere da a) a c), della direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti (GU L 182, pag. 1), la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza dell’articolo 260, paragrafo l, TFUE;

– condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione una penalità pari a EUR 256 819,20 per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250), a partire dal giorno di pronuncia della presente sentenza; – condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione una somma forfettaria il cui ammontare risulta dalla moltiplicazione di un importo giornaliero pari a EUR 28 089,60 per il numero di giorni di persistenza dell’inadempimento dalla data di pronunzia della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250) a quella della presente sentenza, nonché – condannare la Repubblica italiana alle spese.

Ecco come vengono dilapidati i soldi dei cittadini !