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26 Dicembre Dic 2014 0743 26 dicembre 2014

Una ragazza sciava con le lacrime agli occhi

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Ma non era per il freddo. Aveva letto il CS184-22/12/20144 di Amnesty International che denuncia terribili episodi di violenza sessuale contro le donne e le ragazze yazide. Yazidi è il nome di una popolazione di origine e lingua curda, con religione propria che abita per lo più nella regione di Mossul in Iraq. Il c.s. 184-22/12/20144 di Amnesty International riferisce della pulizia etnica effettuata dall’ISIS ,nella regione di Sijnar, nell'Iraq nordoccidentale con l'obiettivo di eliminare ogni minoranza etnica e religiosa nella zona. Per questo oltretutto viene denunciata la ferocia del gruppo armato, responsabile di rapimenti, torture, stupri e ulteriori forme di violenza sessuale contro le donne e le ragazze appartenenti alla minoranza yazida . Il rapporto, intitolato 'In fuga dall'inferno: tortura e schiavitù sessuale nelle mani dello Stato islamico in Iraq', descrive le terribili violenze patite da centinaia, se non migliaia, di donne e ragazze yazide costrette a matrimoni forzati, 'vendute' o date in 'regalo' a combattenti e sostenitori dello Stato islamico. Spesso, le rapite sono state obbligate a convertirsi all'Islam.Donatella Rovera, alta consulente per la risposta alle crisi di Amnesty International, ha parlato con oltre 40 ex sequestrate nel nord dell'Iraq raccogliendo diverse testimonianze :'Centinaia di donne e ragazze yazide hanno avuto la vita distrutta a causa dell'orrore della violenza sessuale e della schiavitù sessuale cui sono state sottoposte dallo Stato islamico durante la prigionia' inoltre “molte delle vittime di schiavitù sessuale erano ragazze di 14-15 anni o persino più giovani. I combattenti dello Stato islamico usano lo stupro come arma dei loro attacchi, che rappresentano crimini di guerra e crimini contro l'umanità' - ha aggiunto Rovera.

Si è saputo inoltre di alcune ragazze che per l'orrore sofferto si sono tolte la vita, come Jilan, 19 anni, per esempio che si è suicidata durante la prigionia a Mosul perché temeva di essere stuprata.Una delle ragazze tenute nella stanza con Jilan e 20 altre, tra cui due minorenni di 10 e 12 anni, ha dichiarato ad Amnesty International: 'Un giorno ci hanno dato degli abiti che sembravano costumi da danza, ci hanno detto di lavarci e poi d'indossarli. Jilan si è uccisa in quel momento, nel bagno. Si è tagliata i polsi e poi si è impiccata. Era una ragazza molto bella. Penso sapesse che di lì a poco sarebbe stata presa da un uomo e per questo si è tolta la vita'. La ragazza che ha reso questa testimonianza è poi riuscita a fuggire.

Il rapporto continua con altre testimonianze di questo genere che rendono il Natale oltremodo triste pensando che queste storie di violenze sono state raccolte a poche migliaia di chilometri ( Cortina –Mossoul 2800 km) dai confini orientali italiani , magari in belle località sciistiche, dove i festeggiamenti rendono credibile un mondo di pace e libertà.