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16 Maggio Mag 2015 1038 16 maggio 2015

Recensione del film “Il giardino dei Finzi Contini “

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Paese di produzione:Italia Anno : 1970 Durata: 90 min Genere: drammatico, sentimentale Regia :Vittorio De Sica Soggetto : Giorgio Bassani (romanzo) Sceneggiatura : Vittorio Bonicelli, Ugo PirroProduttore ;Arthur Cohn, Gianni Hecht Lucari Fotografia : Ennio Guarnieri Montaggio: Adriana Novelli Musiche : Manuel De Sica Scenografia :Giancarlo Bartolini Salimbeni, Mario Chiari Costumi :Giancarlo Bartolini Salimbeni, Antonio Randaccio

Interpreti e personaggi principali

Lino Capolicchio: Giorgio ; Dominique Sanda: Micol Finzi-Contini; Helmut Berger: Alberto Finzi-Contini; Fabio Testi: Giampiero Malnate; Romolo Valli: padre di Giorgio

In questi giorni è stata presentata a Roma all'Auditorium Parco della Musica la nuova versione restaurata in digitale del film di Vittorio De Sica promossa da Antony Morato con Istituto Luce Cinecittà, Fondazione Cinema per Roma e Fondazione Musica per Roma. Era presente la famiglia De Sica e Christian nel prendere la parola ha ricordato come il film abbia permesso al grande padre la realizzazione di molti obbiettivi fra i quali, ha ricordato ,sia la possibilità di lavorare con il figlio Manuel , autore della stupenda colonna sonora,sia la vincita del suo quarto ed ultimo Oscar.

Fare la recensione di un film dopo 45 anni dalla sua prima uscita crea un certo imbarazzo nel tentativo di riproporre vecchie note che magari risulteranno nuovissime per tutti i giovani che non hanno mai visto questo film capolavoro. Contemporaneamente vanno cercati però nuovi spunti e riflessioni che saranno sollecitate nelle persone che rivedono o rivedranno questo film dopo decine di anni in un contesto emotivo del tutto diverso emerso nel frattempo nella società di oggi. Il soggetto del film è stato tratto dal romanzo “ Il giardino dei Finzi Contini “ di Giorgio Bassani pubblicato per la prima volta nel 1962 a Torino ed è ambientato nella Ferrara degli anni 1938-43 . La famiglia Finzi Contini vive a Ferrara in una splendida villa ,certamente all’altezza del ruolo di appartenenza all’alta borghesia ebraica, dotata tra l’altro di un vasto e rigoglioso parco nel quale è allestito un campo di tennis, dove spesso i giovani rampolli Alberto(Helmut Berger) e la sorella Micol ( Dominique Sanda) invitano amici dopo che le prime leggi razziali hanno escluso gli ebrei dai circoli del tennis. Fra questi Giorgio (Lino Capolicchio) anche lui ebreo, ma appartenente ad una famiglia piccolo borghese ed oltre tutto con un padre ( Romolo Valli) che sembra tollerare e giustificare le iniziative razziste del fascismo. La storia d’amore tra Giorgio e Micol è solo una delle storie che si intrecciano in una trama ricca e coinvolgente dove però il regista non ha mai perso di vista il ruolo fondamentale del “ giardino “ per la suggestione cinematografica del film valorizzata dalla colonna sonora con le belle musiche di Manuel ,che sottolineano i giusti tocchi di luce della fotografia intrigante nelle inquadrature generali e nei primi piani. Il “ giardino “ è il palcoscenico sempre presente nelle vicende dei vari personaggi dove i passaggi delle stagioni , dal parco innevato alle esplosioni di verde estivo, forniscono il legame poetico e trasognante che ha permesso a De Sica di confermare la sua più grande qualità cinematografica : la capacità di raccontare vicende, stati d’animo, sensazioni profonde in un quadro armonico che ricorda molto spesso il sapore del sogno che rimane in bocca ( pardon nella mente ) al risveglio.

Rivedere questo film inoltre sollecita negli spettatori più anziani una riflessione storico-morale di grande importanza . Le vicende razziali che permeano di tristezza e preoccupazione l’intero film furono profondamente caratterizzate dal grande De Sica negli anni ’70 , quindi venticinque anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Oggi sono passati più del doppio degli anni ma la sensazione di grande disagio e preoccupazione rimane intatta. Questo certamente per la bravura del regista ma anche e soprattutto perché questi fatti costituiscono ancora oggi una ferita aperta nelle nostre coscienze.

Questi i quattro Oscar del regista De Sica :1948 - Miglior film straniero(Premio onorario) per Sciuscià1950 - Miglior film straniero(Premio onorario) per Ladri di biciclette1965 - Miglior film straniero per Ieri, oggi, domani1972 - Miglior film straniero per Il giardino dei Finzi-Contini