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21 Maggio Mag 2015 0820 21 maggio 2015

La fuga dei disgraziati

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Lasciamo il problema delle popolazioni africane che cercano disperatamente di sfuggire al loro mondo di miseria e fame con l’aiuto ( sic!) molto interessato di scafisti delinquenti, sorvoliamo sul problema del mondo medio orientale che sotto la spinta violenta di un “ califfato” integralista cerca anch’esso pace, tolleranza e prosperità con fughe verso occidente. Ora però lo stesso moto di sopravvivenza si sta verificando nel sud est asiatico, dove nel il golfo di Malacca nei pressi del Mare delle Andamane , sono in fuga da tempo su barconi ormai alla deriva migliaia di migranti appartenenti alle minoranza musulmana dei Rohingya in Birmania,ed altri che invece provengono dal Bangladesh.Le motivazioni per la fuga sono molto diverse perché i musulmani cercano di sfuggire a discriminazioni e persecuzioni operate dai buddisti nei loro confronti in Birmania, mentre i bangladesi cercano ‘ semplicemente’ di scappare dalla povertà assoluta del loro paese. E qui si ripetono le solite storie che abbiamo già visto nei nostri mari . Alcuni paesi del sud est asiatico si sono rifiutati di aiutare i profughi per cui molti di questi sono stati abbandonati in mezzo al mare da trafficanti senza scrupoli .

Trecentotrenta migranti sono stati salvati stamattina da pescatori al largo delle coste dell'Indonesia e sono stati portati sulla terra ferma da più di dieci barche di pescatori. Nelle scorse ore altri 102 migranti erano stati tratti in salvo al largo della provincia indonesiana di Aceh. Erano rimasti bloccati in mare per più di quattro mesi. 'Erano disidratati, deboli e affamati', ha dichiarato l'Agenzia di ricerca e soccorso di Langsa, nella provincia di Aceh. Finalmente però l'Indonesia e la Malaysia hanno raggiunto un accordo per ospitare temporaneamente migliaia di migranti bloccati in mare. Per questo sono riprese le operazioni di salvataggio dopo che i due stati hanno pubblicato un comunicato dicendo che avrebbero “continuato a fornire assistenza umana a 7. 000 immigrati irregolari ancora in mare” e che avrebbero loro fornito un alloggio temporaneo, per poi rimpatriarli entro un anno.

La bandiera dell'Onu davanti al Palazzo di Vetro a New York.

Potremmo andare in altri mari del mondo e certamente rilevare situazioni analoghe, ma già questo ci da un’idea di un problema che può essere solamente affrontato da un organismo mondiale : l’ONU. Le Nazioni Unite furono ufficialmente fondate il 24 ottobre 1945 dopo la ratifica dello Statuto da parte dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Cina-Taiwan, Francia, Unione Sovietica, Regno Unito e gli Stati Uniti e dalla maggioranza degli altri 46 firmatari. Attualmente vi aderiscono 193 stati del mondo su un totale di 205.Dispone anche dell'intervento di contingenti militari, identificati come caschi blu dal colore dell'elmetto indossato da tali truppe. L'articolo 1 e 2 dello Statuto delle Nazioni Unite riassumono gli scopi e i principi che l'organizzazione internazionale si è prefissata: mantenere la pace e la sicurezza internazionale;promuovere la soluzione delle controversie internazionali e risolvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare a una rottura della pace;sviluppare le relazioni amichevoli tra le nazioni sulla base del rispetto del principio di uguaglianza tra gli Stati e l'autodeterminazione dei popoli;promuovere la cooperazione economica e sociale;promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui;promuovere il disarmo e la disciplina degli armamenti;promuovere il rispetto per il diritto internazionale e incoraggiarne lo sviluppo progressivo e la sua codificazione.

E’ facile capire che questo organismo contiene già tutti gli elementi fondamentali per affrontare e risolvere nel tempo “ la sfida delle sfide “ : la diversità di sviluppo delle varie zone del pianeta. Prima di tutto è quindi necessario rafforzare questa istituzione per permetterle di avere veramente facoltà operativa e risolutiva. .