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17 Settembre Set 2015 1236 17 settembre 2015

Come fermare le grandi migrazioni

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Le grandi migrazioni si possono gestire non con i muri e le violenze gratuite su coloro che cercano scampo a situazioni di estremo disagio sociale ma intervenendo in due modi contemporaneamente: gestendo al meglio il flusso di migranti ed intervenendo sulle cause che determinano l’evento. Prendiamo l’esempio della grande migrazione da est che sta coinvolgendo in maniera drammatica alcuni paesi U.E. sui confini orientali.

Una sensibile percentuale di questi richiedenti aiuto umanitario provengono dalla Siria. Il numero di rifugiati in fuga dal conflitto in Siria e giunti nei paesi vicini ha superato la soglia dei quattro milioni, ha affermato oggi l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ed al ritmo attuale il numero potrebbe salire a circa 4,27 milioni entro la fine del 2015. Ai rifugiati fuggiti nei Paesi vicini, si sommano inoltre almeno 7,6 milioni di persone sfollate all'interno della Siria, molte in circostanze e luoghi difficili da raggiungere.'Si tratta della più grande popolazione di rifugiati proveniente da un unico conflitto in una generazione. Una popolazione che ha bisogno del sostegno del resto del mondo, ma che invece vive in condizioni terribili e sprofonda nella povertà', ha osservato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Antonio Guterres.Andiamo a vedere la situazione politica di questo paese : dal 1963 la Siria è governato dal partito Ba’th; il capo di Stato dal 1970 è un membro della famiglia Asad. L'attuale Presidente della Siria è Baššār al-Asad, figlio di Hāfiz al-Asad, che ha mantenuto il potere dal 1970 sino alla sua morte nel 2000. Nel corso del 2011 sono scoppiate delle sommosse popolari, nel più ampio contesto della primavera araba, degenerate in una guerra civile, ancora in corso, tra le forze governative e quelle ribelli. In ambito ONU si è verificata una profonda spaccatura tra Stati Uniti, Francia e Regno Unito che hanno espresso sostegno ai ribelli e Cina e Russia che invece sostengono il governo siriano sia in ambito diplomatico che militare. Ed ecco che si comprende molto bene l’incapacità od impossibilità di risolvere rapidamente la situazione . E’ necessario quindi avere la possibilità di intervenire, come U.E., sugli USA , su Cina e Russia per potere arrivare a concordare un efficace intervento dell’ONU che possa ristabilire quel minimo di pace e serenità che permetta a queste martoriate popolazioni di progettare un futuro di prosperità per loro e soprattutto per i loro figli e nipoti .

Solo a quel punto si potrà innescare di nuovo quel meccanismo virtuoso di buone prospettive che allontanerà definitivamente dalla mente di questa gente l’idea di fuga dalla loro patria. Al già complicatissimo quadro politico internazionale si aggiunge poi pesantemente la delicata composizione etnica siriana che si è fortemente riflessa negli schieramenti in campo. Sebbene le prime manifestazioni antigovernative avessero uno spirito 'laico' e avessero coinvolto tutte le principali città del paese, incluse quelle a maggioranza alawita , il perdurare della crisi ha polarizzato gli schieramenti, portando la componente sciita a sostenere il governo insieme a gran parte delle minoranze religiose, che hanno goduto della protezione del governo laico del Partito Ba'th. Il fronte dei ribelli rimane composto prevalentemente da sunniti anche se non costituiscono un blocco compatto. Parte della popolazione sunnita continua a sostenere il governo. Sono sunniti alcuni membri del governo e buona parte dell'esercito, nonché la stessa moglie di Bashar al-Assad.