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29 Dicembre Dic 2015 0743 29 dicembre 2015

Recensione del film ''Il ponte delle spie''

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Il ponte delle spie esiste davvero: si trova a Berlino, si chiama Ponte di Glienicke e molto tempo fa univa la zona est e quella ovest della città. Prese il soprannome di ' ponte delle spie' in quanto effettivamente, ai tempi della guerra fredda Usa/URSS, in questo luogo avvennero vari scambi di prigionieri. Tutta la storia, vera effettivamente, si svolge tra il 1957 ed il 1960 e riguarda la complicata trattativa tra URSS,USA e DDR per scambiare una famosa spia russa, Rudolf Abel ( Mark Rylance) ed il tenente americano Francis Gary Powers (Austin Stowell) fatto prigioniero in Russia, dopo essere stato abbattuto a bordo di un aereo spia U2. Della difficile trattativa viene incaricato un avvocato di Brooklin James B. Donovan ( Tom Hanks ) del tutto inesperto del settore. La regia di Steven Spielberg è una garanzia del corretto ritmo impresso alla lunga vicenda ricostruita in maniera esemplare nella sceneggiatura di Matt Charman e Joel ed Ethan Coen, tanto che i 141 minuti di spettacolo passano in un soffio.

Tom Hanks è riuscito, come al solito, a dare una stupenda caratterizzazione al proprio personaggio riuscendo a spogliarlo della sua professionalità di avvocato per fare emergere invece, in questa complicata trattativa tra mondi cupi e sordi, la sua grande umanità, dove i valori hanno la meglio sulle tattiche strategiche per il negoziato. Ecco che la personalità di quest'uomo semplice e puro, sensibile e determinato, riesce perfino a salvare anche un giovane studente americano, finito nella zona est di Berlino e fatto prigioniero, ma che alle autorità americane sembrava interessare poco. Molti spaccati di costume si susseguiono rapidamente e forniscono il giusto collante espositivo a tutta la vicenda: il muro di Berlino in costruzione , le guardie della Germania dell'Est sul confine che falciano con il mitra coloro che tentano di scavarcarlo, l'enorme lentezza burocratica dell'apparato statale dell'ex URSS, la grande avversione e paura del popolo americano verso i comunisti di oltre cortina che fanno mettere in dubbio i grandi principi ispiratori della civiltà statunitense.

Molto forte le sequenze dove Spielberg fa vedere le minacce verso l'avvocato Donovan e la sua famiglia, rei di difendere la spia russa Abel.Come succede nei grandi film americani emerge sempre una morale ed in questo caso l'opportunità è data dai comportamenti di Donovan ed Abel . Due uomini così lontani , culturalmente parlando, ma così vicini per la loro correttezza e morale. Certe volte ci somiglia di più il più l'acerrimo nemico che non colui che dovrebbe esserti amico!